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Il lato B / Sì ricollocare: i lavoratori in mobilità, ma anche riposizionare se stesse. Si parla delle agenzie per il lavoro

Dice Assolavoro, l' associazione nazionale di categoria delle agenzie per il lavoro (o ApL) che rappresenta gli operatori che producono i 90% del fatturato italiano, che, nel 2011, 46.637 lavoratori provenienti dalle liste di mobilità sono stati ricollocati dalle ApL  con lo strumento della somministrazione (l'antico interinale) , contro i 26.531 reimpiegati nel 2010. Cioè il  76% in più. Altro dato significativo: l'incremento maggiore riguarda i lavoratori con più di 44 anni di età, quelli più difficili da far rientrare in azienda: in un anno,  i reinserimenti andati a buon fine sono passati da 6.241 a 17.275 .
In totale fanno oltre  73mila lavoratori in mobilità ricollocati, esito di una sperimentazione avviata grazie a un provvedimento inserito nella Finanziaria del 2010, che ha semplificato l’impiego della somministrazione per il ricollocamento degli espulsi dai cicli produttivi causa crisi eliminando la clausola della causalità.  Oggi, infatti, l'utilizzo del lavoro in somministrazione temporaneo è consentito solo se esistono condizioni precise fissate  dalla legge  o dai contratti collettivi per quello continuativo, in staff leasing. Dei numeri così soddisfacenti dell'operazione mobilità quindi le Agenzie  si fanno forti per  chiedere l' eliminazione totale, in tutti i casi,  dell'obbligo per le aziende di indicare la causa che giustifica il ricorso  al lavoro in somministrazione.
In questi tempi di cambiamento, non sono pochi i soggetti del mercato del lavoro in cerca di ruolo. A cominciare dagli attori principali (il sindacato), per arrivare a quegli interpreti che da sempre sono confinati nelle parti secondarie, come i centri per l'impiego (ma d'ora in avanti chissà, potrebbero trovarsi sbalzati alla ribalta, e senza avere troppo tempo per le prove).  
Tra gli attori molto preoccupati dalle conseguenze, per ora ignote salvo spigolature di indiscrezioni , della riforma che il Governo- regista ha in mente, ci sono senz'altro le agenzie per il lavoro.



In quanto operatori della flessibilità, le ApL paventano una radicale semplificazione dei rapporti, conseguenza dell'introduzione delle forme di contratto unico in circolazione, che ridimensionerebbero fortemente l'impiego dei contratti temporanei, limitandolo a una casistica molto ridotta. Come preoccupa la possibilità che il lavoro flessibile costi più caro di quello standard (ma per la somministrazione è già così). 
Nemmeno la liberalizzazione potrebbe  bastare a garantire business as usual e futuro tranquillo alle Agenzie. Anche una direttiva comunitaria del 2008 che riordina tutta la materia del lavoro d'agenzia prescrive l'eliminazione della causalità, ma il disegno di legge che la recepisce  sorvola proprio su questo punto. E la concorrenza del contratto unico o di un appendistato modificato mette la somministrazione fuori gioco per quanto riguarda il primo impiego dei giovani.  
Ma visto che la porta d'ingresso dei giovani sarà con tutta probabilità un'altra, così come il loro percorso di stabilizzazione dopo, se un potenziale ruolo forte per le Agenzie per il lavoro  ci può essere si trova proprio sul versante delle politiche attive.  Nell'outplacement (che è previsto dal contratto unico modello Ichino, a spese delle Regioni) e nella fase del ricollocamento e riqualificazione dei lavoratori,  candidandosi come il più attrezzato partner-gestore del lavoro di ritorno. Con i licenziamenti più facili  e il morso della crisi , è facile prevedere che ce ne sarà un gran bisogno.   
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