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JobCoach / ITSO, inability-to-switch-off: un nome nuovo per il vecchio stress (e il presenzialismo virtuale) da lavoro

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Nell'era dell'iperconnettività é questo il comportamento distintivo (e allarmante) del workaholico. Abbiamo smartphone e tablet che ci seguono dappertutto, allora conta poco stare parcheggiati in ufficio fino a notte. Ma davvero c'è ancora qualche sfigato/a fermo con la testa agli anni 80 che lo fa per compiacere il capo? Improbabile. A meno che non lo/la motivino le ragioni del cuore, come la grafica timida e single Laura Linney innamorata , però del collega, in Love Actually   (grazie a ClaraMartinezT per il suggerimento on Twitter). La prima ricerca del 2012,  era di LinkedIn, l'altro ieri diceva l'esatto contrario. Vedi e clicca l' infografica a destra. Meno ore con il capo d'ora in avanti, sul Blackberry o in carne ed ossa.  Secondo me è un buon segno per l'anno che comincia. Almeno uno…
LinkedIn Infografica

A proposito di always on, 24Job su Twitter  ha superato anche i 4000 follower. Evviva!
 
di Luigi Ballerini – Volkswagen ha recentemente deciso che i server interni all'azienda smettano di reindirizzare il traffico dati – in particolare messaggi di posta elettronica – trenta minuti dopo la fine dell'orario lavorativo per riattivarsi trenta minuti prima dell'inizio della nuova giornata. Tale manovra che ha lo scopo di lasciare in pace un migliaio di dipendenti almeno nelle ore del relax serale ha certo una grande valenza, che va oltre la specifica situazione aziendale.
E’ segno che le aziende si stanno finalmente rendendo conto della pericolosità per i loro dipendenti di essere sempre connessi, vivere il lavoro in modalità 24/7 come si dice. Tanto che è stato coniato il termine di una nuova patologia: ITSO, inability-to-switch-off, una nuova entità nosologica figlia del vecchio stress lavorativo. No, non è uno scherzo: chi è affetto da ITSO non ce la fa proprio a staccare, neanche un attimino. Basta che la lucina rossa sul Blackberry inizia a lampeggiare o che lo smartphone emette il più tenero squittio che ogni conversazione, ogni atto, ogni pensiero viene immediatamente interrotto per verificare contenuto e mittente del messaggio appena arrivato.
Apprendiamo da un articolo sul New York Times  che l’azienda tedesca non è l’unica a muoversi in questo modo. Thierry Breton, il CEO di Atos (il gigante IT francese) dopo essersi accorto che i suoi ottantamila dipendenti ricevono in media cento email interne al giorno di cui solo il 15% ha senso, ha pensato di bandire completamente le email interne dal 2014: che telefonino o facciano una capatina nell’ufficio appena adiacente, piuttosto.
La Henkel, altra mega multinazionale, per queste festività ha dichiarato una “amnistia” per le email tra Natale e Capodanno, invitando a utilizzarle solo in caso di reale urgenza. 
Sempre per colpa della ITSO António Horta-Osório, il CEO Lloyds Bank che forse passerà alla storia come uno dei primi illustri contagiati dalla nuova patologia, tornerà al lavoro solo a metà Gennaio dopo un’assenza durata un paio di mesi. Secondo le sue dichiarazioni la decisione di un periodo di riposo maturò dopo cinque notti consecutive di insonnia, notti che immaginiamo passate attaccato a PC e telefono.
Pare che lo stress da iperconnettività non sia legato solamente a un sovraccarico di mail o messaggi difficile da smaltire, ma paradossalmente anche alla loro mancanza o anche solo alla loro riduzione. Una casella postale vuota, un minor flusso di richieste genera il sentimento di essere non-amato, non-voluto, portando a una bassa autostima e ultimamente a performance ridotte.
E’ sorprendente come decisioni quali quella di Volkswagen e Henkel dichiarino la nostra inabilità a staccare, tanto da necessitare una prescrizione esterna, un intervento dei vertici aziendali a tutelarci (ovviamente perché poi non si riduca troppo la nostra produttività…).
Il periodo di inizio anno è sempre ricco di buoni propositi, alcuni rimarranno tali, altri vedranno la loro realizzazione. Ecco, auguriamoci che il 2012 ci trovi capaci di distinguere il tempo del lavoro da quello degli affetti da nutrire, degli interessi da coltivare, delle passioni da far nascere e del riposo del pensiero e del corpo. Per la ITSO non esiste vaccino, dobbiamo pensarci noi a tenerla lontana. E prima che ci pensino gli HR manager.
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