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Diari / Diario dalla summer school – «Fare lezione gratis? Non ci penso neanche»: benvenuti nelle università britanniche

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.. dove si dà ancora per scontato che il lavoro vada retribuito, anche quello intellettuale, scrive Emma, e aggiunge:"sarebbe bello che fosse così anche in Italia: che non si pensasse che la conoscenza non ha valore e che il mestiere di chi insegna non conta nulla". Certo che questi prof british, che non hanno mai avuto il bisogno di salirei su un tetto come i loro colleghi italiani e parlano continuamente di soldi, suonano un po' greedy, sparagnini diremmo a Milano.  Chi troppo e chi niente…
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di Emma Lupano –
Sono benestanti, di mezza età, affermati. Hanno famiglie numerose, abitudini costose. Hanno altre professioni che conducono a margine della carriera accademica, per lo più nel mondo dei media, e redditi più che decorosi. Ma, quando li senti parlare di soldi, ti viene il dubbio se arrivino serenamente alla fine del mese.
Benvenuti nei corridoi dell’accademia britannica, galassia di prestigiose istituzioni con prestigiosi studiosi, che appena escono dall’aula – e a volte ancora prima di uscirne – si rivelano in tutto il loro, chiamiamolo così, materialismo.
«Fare lezione gratis? Non ci penso neanche. Se non mi pagano, io non apro bocca».
«Se vuoi che quel professor venga a fare una lezione agli studenti, assicurati di scrivergli chiaramente nella mail che il suo intervento sarà retribuito, e quanto».
«Per fare questa lezione ed essere certo di essere pagato, ho deciso di prendere un pomeriggio di permesso dal mio normale lavoro in università. Non vorrei rischiare di farla gratis». E così via.
Se non altro, qui si può parlare chiaro. I patti sono espliciti fin dall’inizio e non c’è vergogna né a chiedere né a offrire denaro. Qui si dà per scontato che il lavoro vada retribuito, anche quello intellettuale.
Sarebbe bello che fosse così anche in Italia: che non si pensasse che la conoscenza non ha valore e che il mestiere di chi insegna non conta nulla. Eppure, c’è qualcosa di osceno nel modo in cui il denaro è diventato centrale nelle accademie britanniche. Nel modo in cui professori stimati e visiting lecturer con ammirabile pedigree professionale discutono i propri compensi e pagamenti extra. In cui pretendono 200, 300, 400 sterline per rimasticare, in meno di tre ore, contenuti già presentati in decine di conferenze.
«Greedy», avido, dicono gli uni degli altri, quando non si sono simpatici. Ma, alla fine, la solfa è la stessa. E quando si sta nel backstage lo si nota per forza. «Sono rimasta così stupita, all’inizio», spiega Eliza, 25 anni, studentessa tedesca venuta a Londra per un master. «Passato il primo semestre, ti accorgi che i professori hanno ben altro che gli studenti a cui pensare. Che cominciano a non fare più tanto caso al lavoro in aula e a chi in aula si trova già, concentrati come sono nel cercare di riempire le classi per l’anno successivo».



La “caccia” alle nuove matricole negli atenei britannici si fa con serie di open day, come pure in Italia si è appreso a fare, ma anche con tour su misura (studiati ad hoc per piccoli gruppi di visitatori interessati a una determinata area o percorso di studi) che sono gli stessi docenti a guidare, con tutto l’entusiasmo di chi sa che il futuro del suo lavoro (e del suo buon reddito) dipenderà dal successo di quelle presentazioni.
«E poi ci sono i viaggi all’estero, per andare a farsi conoscere direttamente nei Paesi in cui si vogliono reclutare studenti – continua Eliza -. A un certo punto dell’anno lo vedi che qui sono più impegnati a organizzare i propri viaggi di presentazione in Cina che a coordinare i lavori di gruppo in classe».
Del resto, in atenei come quello di Westminster, dove nell’ultimo anno sono stati individuati circa 200 redundancies (esuberi), è naturale che i professori si preoccupino che qualcuno li lasci senza sedia. Ed è comprensibile come, ora che gli studenti regolari hanno lasciato i dormitori dell’università, ci sia la gara ai corsi estivi: summer schools per universitari stranieri, full immersion di lingua per studenti delle superiori, summer camps per quelli delle medie. L’importante è riempire le stanze, le aule e le casse di ateneo. Dare lavoro allo staff dipendente e ai collaboratori. Arrotondare, finché si può. Magari anche staccando biglietti salati per i visitatori che vogliano vedere i gloriosi campus di Cambridge e Oxford, culla della scienza e della letteratura mondiali. L’istruzione è ancora un mercato relativamente sano, e qui sanno bene come sfruttarlo. 
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