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JobCoach / “Stick and stones can break my bones”…la buona educazione in ambiente di lavoro aiuta la produttività

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"Ma come parli'??? Le parole sono importanti".  La frase, spesso citata, di un vecchio film di Nanni Moretti, che tanto buonista proprio non è, calza a pennello con le considerazioni di questo post pescato in un sito americano di Hr abitualmente interessante. Parole cortesi  e comportamenti educati aiutano a evitare i conflitti, quindi a lavorare meglio e anche di più (soluzione che diversi esperti, da Giuliano Amato prima e per ultima Fiorella Kostoris ieri, indicano in questi giorni per recuperare: ma forse non è così automatico… ). Sono l'opposto della manipolazione di certi stili Hr finto-suadenti e della cultura intimidatoria  "delle parole dure e sprezzanti", qui cito il coblogger Luigi,  in auge in tante aziende: non sarà anche per questo che vanno male?  
di Luigi Ballerini- “Sticks and stones may break my bones, but words can break my heart.” Sono quasi tenere le argomentazioni che troviamo su un post del blog di TLNT (The business of HR)    quanto all’importanza delle parole sul luogo di lavoro. Anzi a prima vista appaiono persino ingenue, con quel vago sapore retrò tipico della cosiddetta buona educazione. Eppure si parla seriamente di creare una cultura di apprezzamento e riconoscimento in cui i lavoratori, ad ogni livello, sentono e dicono parole che esprimono quanto l’apporto di ciascuno conti e faccia la differenza. In un ambiente così diventa più facile e produttivo lavorare, si riducono i conflitti ed è possibile pure che quando uno torna a casa non si mangi il compagno per la rabbia che si è accumulata durante la giornata.
La cultura opposta, quella intimidatoria, delle parole dure e sprezzanti, di chi deve mettere avanti a sé il potere della propria posizione per far girare il mondo come ha in testa viene data per perdente, alla lunga. In effetti le parole che scegliamo riflettono in pieno ciò che siamo e la visione del mondo che abbiamo, ispirando o inibendo chi le ascolta. Si tratta allora di creare un clima diverso fatto di parole buone, in cui prima di aprire bocca, o scrivere una mail, occorre pensare all’effetto che le nostre frasi potranno esercitare sugli altri.
Certo, molte altre volte abbiamo sentito questo genere di affermazioni, ma dobbiamo riconoscere che spesso l’intento era più o meno dichiaratamente manipolatorio: ti parlo con calma e dolcezza solo per farti stare più sul pezzo. Quando ero piccolino lo diceva anche la pubblicità di un noto formaggino: se la mucca è più felice è migliore anche il suo latte. La differenza oggi sta nel riconoscere che le parole buone fanno innanzitutto bene a me che le pronuncio, per questo devo sceglierle con cura. Innanzitutto raccontano di me più dei vestiti che indosso. E poi permettono a me di lavorare meglio, a me di vivere più sereno le ore fuori casa, a me di sperimentare un senso di pace col mondo che forse riteniamo irraggiungibile.
Eppure non è ingenuità ciò che porta a credere che sia possibile anche oggi. E’ il desiderio di stare bene e la voglia di partecipare alla creazione di una cultura dove l’alieno diventa chi insulta e offende. Si tratta di un lavoro di civiltà che ciascuno può fare  ogni giorno, in qualsiasi situazione si trovi. Un lavoro a difesa dell’umano.
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  • rosanna |

    A conferma della tesi del post, una agenzia fresca fresca segnalata ancora da Valeria: grazie!
    (ASCA) – Roma, 9 ago – La qualita’ del lavoro non cade all’alto, ma e’ il prodotto di un ambiente ricco di risorse che a sua volta rende piu’ produttivo il lavoratore. E’quanto emerge da un innovativo modello di analisi dei rapporti professionali elaborato dallo psicologo Arnold Bakker e appena pubblicato sulla rivista dell’Association for Psychological Science. Per Bakker il posto di lavoro ideale e’ la perfetta alchimia tra diversi ingredienti, che
    includono il supporto di azienda e colleghi, la gratificazione personale, ma soprattutto autonomia, varieta’ e crescita….

  • valeria |

    bellissimo pezzo! io per fortuna “in genere” sono capitata con persone educate. xrò i pochi pazzi che mi son capitati in ambiente lavorativo non li perdonerò mai + x tutta la vita anke se nn ci lavoro + da anni!!!!

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