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JobFiction / “Come l’acqua per gli elefanti”: la vita felice del circo è solo un’illusione. Come la finanza creativa. O la meritocrazia

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Settimana eccezionale con due film e doppia JobFiction , non fateci l'abitudine però…
 Come l’acqua per gli elefanti (Water for elephants): regia Francis Lawrence
Parola chiave: crisi economica
Professione: veterinario, circense
Ambientazione: Stati Uniti, anni Trenta
Genere: drammatico
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=kAOQDQeG6pI
Fabrizio Buratto.- La vita del giovane Jacob Jankowski (Robert Pattison) cambia all’improvviso quando i suoi genitori muoiono in un incidente stradale. Laureando in veterinaria, deve lasciare l’università e trovarsi un qualsiasi lavoro poiché suo padre si era indebitato per farlo studiare, e a lui non è rimasto nulla nell’America della grande Depressione. E’ il 1931, Jacob si mette in cammino seguendo i binari della ferrovia perché “dicono che in città c’è lavoro”. La notte viene squarciata dallo sferragliare di un treno, Jacob non può fare altro che saltarci su; è quello del circo dei Fratelli Benzini, retto dal padre padrone August (Christoph Waltz), spietato con uomini e animali: “Finchè stiamo in piedi, andiamo in scena. Se un circo non si esibisce gli animali mangiano merda e gli uomini niente, questo non te l’hanno insegnato in quella stupida università?”, si rivolge August a Jacob dopo che il giovane ha soppresso il cavallo più importante dell’attrazione principale per non farlo soffrire, poichè gli sarebbe rimasto
Pattison
  poco da vivere.
Trovato lavoro come veterinario per una paga da fame, lo studente Jacob apprende le dure leggi del circo; con lui, sul treno viaggiano altri disperati, siano essi manovali, nani, clown o la star del tendone, la giovane e fascinosa Marlena (Reese Witherspoon), moglie di August, che ne sopporta le violenze. Jacob se ne innamora, ricambiato: “Meriti una vita migliore”. Lei scuote la testa: “Qui sono una stella. Lì fuori, non sarei nessuno”.  Già, lì fuori ci sono gli Stati Uniti, patria del lavoro duro e della meritocrazia, dove non si può imbrogliare con trucchi circensi. “Devo confessarvi una cosa, non sono un vero veterinario, non mi sono laureato”. August sorride divertito alle innocenti parole di Jacob: “Secondo te la donna cannone pesa davvero 380 chili? Al massimo arriva a 180. Quando è morto l’ippopotamo, l’abbiamo messo in salamoia e abbiamo continuato a fare il numero. Il mondo si regge su trucchi, Jacob, quello che vale per gli Stati Uniti non vale per noi”.
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Peccato che, con il passare dei decenni, ciò che valeva solo per il circo è divenuta la regola predominante anche degli Stati Uniti d’America e della società globalizzata. Il trucco dei derivati, dei soldi che non c’erano ma era come se ci fossero, è costato al mondo la crisi economica attuale. L’effetto speciale del trucco è durato per un po’, allo stesso modo in cui il numero con l’elefantessa Rosie ha risollevato le sorti del circo dei Fratelli Benzini fino a quando la follia del sistema messo in piedi da August non ne ha decretato la tragica fine.
Tratto dal best seller mondiale “Acqua agli elefanti” di Sara Gruen, edito in Italia da Neri Pozza, il film si presta a diversi piani di lettura: quello storico, quello romantico e quello economico, che forse esulava dalle intenzioni dell’autrice del libro, rivelandosi invece l’aspetto più interessante. 
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