Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

JobFiction / “Il primo incarico”: la libertà delle donne di progettare vita e futuro passa per istruzione e lavoro. Negli anni Cinquanta. Ma oggi?

Ragonese
  SEGUI JOBTALK E JOB24.IT ANCHE SU TWITTER CON 24JOB
Il primo incarico: regia di Giorgia Cecere
Parola chiave: emancipazione
Professione: insegnante
Ambientazione: Italia del sud, anni Cinquanta
Genere: drammatico
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=OITVfzev_lk
di Fabrizio Buratto. I passi che separano la casa di Nena (Isabella Ragonese) dal luogo di lavoro sono una quindicina. Molti di più quelli che l’aspettano lungo il cammino verso l’emancipazione dalle regole borghesi, come da quelle contadine. Agli inizi degli anni Cinquanta, per una ragazza piccolo borghese del sud, avere conseguito il diploma  non rappresenta un segno distintivo, nell’accezione positiva del termine, bensì un segno di diversità. Quando poi Nena decide di accettare il suo primo incarico di maestra elementare fra i trulli della Puglia, viene guardata come un extraterrestre dagli abitanti del paesino che –  uomini o donne, vecchi o bambini – si pongono una sola domanda riguardo alla giovane maestrina dai capelli rossi: è sposata?   
No, Nena non è sposata, seppur fidanzata a Francesco, un giovane dell’alta borghesia, l’amore della sua vita: “E’ solo fino a giugno, poi chiedo il trasferimento e ci sposiamo”, gli promette Nena. Che sarà mai un anno scolastico, per giunta più breve di quello solare? Invece, i mesi tra la fine di
Ragonese_Boll
  un’estate e l’inizio dell’altra sono sufficienti a far crollare tutte le certezze di Nena. Perché la distanza fisica, in mancanza di email e cellulari, è una distanza più difficile da sopportare, nonostante le lettere e le visite del suo fidanzato.
  Un giovane del paese, ricercato dai parenti di una trapezista che si esibiva in un circo per averla “disonorata”, confida a Nena: “avete delle belle gambe”. “Come vi permettete?” Le risponde Nena, prima di esortarlo ad uscire da casa sua, dove il ragazzo aveva trovato rifugio. Il voi, lascito del recente Ventennio fascista, conferisce un peso ancora maggiore ai dialoghi rarefatti. Più delle parole parlano gli occhi, che Nena si sente continuamente addosso: degli uomini che la desiderano sessualmente, delle donne che la invidiano o la disprezzano, dei bambini che, nonostante il suo impegno, faticano ad apprendere e le chiedono ogni giorno di uscire all’aria aperta, invece di rimanere in classe a fare lezione. “Non sono brava? Dimmi, non sono brava?” Domanda disperata Nena ad un bambino incapace di fare una semplice addizione.
 Nena si sente in colpa per aver accettato quel lavoro, si sente in colpa per il timore di non svolgerlo al meglio suscitatole da un oscuro individuo che si aggira in bicicletta e le contesta il suo metodo di insegnamento, si sente in colpa per essersi concessa al giovane paesano dopo che, il suo Francesco, l’ha scaricata con una lettera (sempre meglio che con un sms) preferendola ad una cugina del suo stesso livello sociale. Nena si sente in colpa di essere donna. Ma alla fine della vicenda, grazie al suo coraggio, alla sofferenza, e a agli eventi che inaspettatamente si raddrizzano, come a volte accade nei periodi bui della vita, riuscirà a debellare il senso di colpa instillatole dalla società, borghese o contadina senza differenza.                                                                              
Per il suo “primo incarico” alla regia – passato nella sezione “Controcampo Italiano” alla 67esima Mostra del Cinema di Venezia –, la sceneggiatrice Giulia Cecere ha scelto tutti attori non professionisti, ad eccezione di Isabella Ragonese.  Il film era già pronto a metà del 2010, ma prima di arrivare nelle sale cinematografiche  ha dovuto seguire lo stesso percorso travagliato della sua protagonista.