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JobFiction / A teatro “18 mila giorni – il pitone”: perdere il lavoro a cinquant’anni. La pièce di Andrea Bajani con Giuseppe Battiston e Gianmaria Testa è sold out

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 In teatro va in  scena un disoccupato 5oenne interpretato dal talentuoso e popolare attore Giuseppe Battiston. Il testo è di Andrea Bajani, di cui molti ricorderanno "Cordiali saluti", un'altra storia di licenziamento ma in forma di romanzo. ll lavoro, come è noto, è un tema marginale e di scarso interesse per la fiction e la non fiction italiana, può essere la materia al massimo di qualche talent show d'insuccesso e dall'invadente aroma di spot. Però all'Elfo Puccini di Milano dove il Pitone è andato in scena la settimana scorsa non c'era un posto libero…Fabrizio che  l'ha trovato, il fortunato, ci racconta…    
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Fabrizio Buratto. "E mi hanno fatto fare anche il corso per scrivere il curriculum, dopo che mi hanno licenziato. Eravamo in tredici, tutti sui cinquanta, uno più triste dell’altro. E c’era un biondino che ci faceva ripetere, tutti insieme: noi non siamo perdenti, noi non siamo perdenti. E la cosa più triste è che noi lo ripetevamo”. Chi parla è un cinquantenne disoccupato che, oltre al lavoro ha perso anche la moglie, che l’ha lasciato, e il figlio, portato con sé dalla ex.  A interpretarlo è il quarantaduenne Giuseppe Battiston, protagonista della pièce teatrale “18 mila giorni – il pitone”, scritta da Andrea Bajani e musicata da Gianmaria Testa.  Il cantautore piemontese è presente fisicamente sul palcoscenico per intervallare il soliloquio di Battiston con canzoni che ne arricchiscono la narrazione, in una messa in scena a metà fra monologo e teatro canzone.   18 mila giorni, equivalenti a cinquant’anni, 9 mila dei quali passati in azienda per poi essere messo alla porta a causa di un collega più giovane, il pitone.        
Solo, il cinquantenne dialoga con i mucchietti di vestiti sparsi sul pavimento, le uniche cose rimaste in casa, comprese due lampade ad illuminare la scena.  I vestiti come vestigia del passato attraverso cui il disoccupato racconta il percorso che l’ha portato alla disfatta. Lui che, per attaccamento al lavoro, arrivò in ritardo al funerale di suo padre fra il disprezzo di tutti i parenti; lui che, nella sua ingenuità, non aveva neppure per un momento sospettato che il giovane collega messogli accanto in ufficio gli avrebbe fatto le scarpe. Anche se non si capisce come e perché.  “Grazie per la collaborazione, lei è stato un ottimo collaborazionista”, si rivolge il capo al cinquantenne, prima di licenziarlo. E lui si barrica in casa, e non apre neppure a quelli che vogliono infilare pubblicità nella buca delle lettere: “No, no, non scendo, e non mi tira giù neanche la tv”, canta Gianmaria Testa.



 Il riferimento agli operai saliti sui tetti delle fabbriche   per difendere il loro posto di lavoro è chiaro, ma il protagonista della pièce non è un operaio e non si capisce perché venga licenziato.
Forse la sua unica colpa consiste nell’avere cinquant’anni e di costare troppo all’azienda, sicuramente più del giovane pitone. E forse la sua salvezza, oltre a un pizzico di ironia con la quale condire l’autocommiserazione, potrebbe venire proprio nel prendere alla lettera le ipocrite parole del capo al momento del licenziamento, cantate da Gianmaria Testa: “E tiene di sicuro una passione, un desiderio antico, e ora si può dedicare mani e piedi a quella che fino ad oggi sembrava un’illusione”. Invece “18 mila giorni” tira dritto per la sua strada priva d’uscita.                                       Lo spettacolo, prodotto da Produzioni Fuorivia e Teatro Stabile di Torino per la regia di Alfonso Santagata, dopo aver fatto tappa all’Elfo di Milano, conta ancora tre date  nel mese di marzo.       
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  • Marcella |

    Ciao,
    ma come mi ci ritrovo… da cinquantenne messa da parte dall’azienda, la vita non è davvero semplice, ve lo garantisco. Soprattutto avendo lavorato tanto e dato tanto… Mi sembra di essere in una foresta tropicale… pullulano i pitoni, sono ovunque: un tempo si chiamavano squali, oggi sono pitoni, ma il concetto non cambia e la quantità di scrupoli che questi esemplari si fanno è in picchiata… Bisogna tenerlo sempre a mente e cercare di non mollare mai!
    Marcella

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