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JobLibrary / No-italiani o Noitaliani? “Noitaliani – Per i 150 anni dell’unità d’Italia”di Gianluigi Pagi Palumbo

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No- italiani o Noitaliani? La crasi non è un caso, così com'è messa nel titolo del libro che ho chiesto a Fabrizio di leggere per noi alla vigilia della celebrazione pe i 150 anni dell'Unità d'Italia. E nemmeno la domanda è un artifizio retorico. Visti in relazione con gli italiani del nuovo tipo e con il loro ruolo nel mondo del lavoro, noi che tipo di italiani siamo? Nel libro c'è una classificazione  in cinque categorie, in che gruppo ci collochiamo dipende da dove mettiano la "i".  Forse è vero che la sesta casella non c'è , come scrive l'autore poco ottimista. Ma in tanti ci stanno lavorando,  non senza fatica, ma ci lavorano, nei luoghi, aziende e non, in cui il diversity management non è la solo scusa per fare un altro convegno. Ultima cosa: mi sa che qualcuno, visti i tempi poveri di ironia e di metafore complesse,  si offende per la similitudine con i Pupi Siciliani. Io che li adoro (sono un mestiere praticamente scomparso, tra l'altro) invece apprezzo… 
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Fabrizio Buratto.- Cercare l’identità italiana in relazione all’atteggiamento che gli italiani hanno nei confronti degli stranieri, ossia provare a capire noi stessi analizzando il modo in cui vediamo gli altri. E’ la chiave proposta in “NOITALIANI – Per i 150 anni dell’unità d’Italia” (Infinito Edizioni) da Gianluigi Pagi Palumbo, giornalista e scrittore che si occupa di cooperazione internazionale e immigrazione, fondatore con Pap Khouma della rivista http://www.assaman.info/.                      Secondo Palumbo, il razzismo degli italiani è da ricercarsi nell’economia e nella società “strutturalmente basate sul lavoro di immigrati sfruttati: braccianti e raccoglitori, mungitori, pastori, badanti di animali, guardaboschi, muratori, operai di ogni sorta, macellatori, camerieri, lavapiatti, aiuti cuoco, panettieri, pulitori, commessi, infermieri, portantini, badanti di anziani, domestici, colf, lavoratori-trici del sesso.” I dati ufficiali dicono che il 10% del Pil italiano proviene dai 4 milioni e mezzo di stranieri regolari (cui si deve aggiungere mezzo milione di irregolari), pagati con  retribuzioni inferiori alla media del 30, 40% rispetto a quelle degli italiani, e dalle 200.000 aziende con titolare straniero.
In realtà, secondo l’autore del libro, le stime di irregolari sarebbero da rivedere: “per ogni straniero regolare in Italia ne arriva almeno un altro irregolarmente e spesso suo parente. Ciò significa che molto realisticamente in Italia vivono e lavorano illegalmente o si arrangiano altri milioni di stranieri per un totale probabile di circa 6 milioni di persone, cioè il 10% degli attuali 60 milioni di italiani.” La vera causa dell’aumento dei flussi migratori clandestini sarebbe la crescente domanda di mano d’opera a basso costo e ricattabile, sostiene Palumbo. Il quale classifica gli italiani in 5 tipologie, a seconda del loro approccio coi “no-italiani”, “un’evidente semplificazione  – precisa l’autore – che intende partecipare a un dibattito vivo, importante, e molto delicato”. (continua)


 
1) “razzisti” effettivi, espliciti, soprattutto nel nord leghista ma non solo. Per loro gli immigrati devono esser respinti.
2) “intolleranti” espliciti “non” razzisti di formazione e di appartenenza politica trasversale. Gli immigrati vanno selezionati.
3) “accoglienti” di cultura cattolica moderati e non. Gli immigrati vanno  aiutati.
4)”disponibili” di cultura riformista-socialista, appartenenti anche al mondo imprenditoriale. Per loro gli immigrati vanno integrati.
5) “entusiasti” di cultura “cattolico comunista alternativa”. Gli immigrati devono essere premiati.
“In Italia manca un “sesto” gruppo, con una cultura e una politica che valorizzino questi nuovi italiani” conclude Gianluigi Palumbo.                                                                                 
Ma per valorizzare gli altri, occorre innanzitutto saper valorizzare se stessi,  che significa essere “diventati grandi”, ovvero aver superato problemi di insicurezza ed autostima. Compito arduo, dopo essere stati manovrati da mani straniere per secoli, alla guisa dei Pupi siciliani che il siciliano Palumbo ha messo in copertina del libro: “passionali e rissosi, belli, colorati ma pur sempre passivi e manovrati da qualcuno che li tiene in mano, ancora dopo 150 anni di storia unitaria?”
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  • rosanna santonocito |

    è l’autore che parla, ripreso nel post : conviene leggere il libro (sempre meglio..) e poi chiedere direttamente a lui…grazie!

  • ambrogio |

    be’ i pupi sono azzeccati,noi,Italiani,siamo altra cosa ;Lega,razzista,Ni,ci dimentichiamo di ROSARNO?…Bene o male al Nord lavorano integrati.purtroppo è una guerra tra poveri,il voler guadagnare a bassi costi,sta
    dilagando,quanto la chiesa,e la sinistra? si
    spieghi meglio,perchè,non si può sparare sulla croce rossa,ma nemmeno non vedere il disagio Italiano del mondo lavoro che si sta e deve allinearsi agli immigrati,dopo aver contribuito all’arricchimento di pochi.Non facciano gli struzzi.

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