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JobFiction \“Carissima me”: e se a 40 anni, inghiottiti dal lavoro, scoprissimo di non aver realizzato i nostri sogni da bambini, come Sophie Marceau?

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Film: Carissima me (L’âge de raison)
Regia: Yann Samuell
Parola chiave: sogni infranti
Professione: manager
Ambientazione: Francia
Genere: commedia
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=djYyArf8KOs
di Fabrizio Buratto.-
“Ma cominciamo dalle cose più importanti. Che cosa sei diventata? Veterinario per balene? Principessa, esploratrice marziana, pasticcera per i matrimoni?” Margaret (Sophie Marceau) non è diventata nulla di tutto questo. Lavora per una grande azienda in una grande città, dove ricopre un ruolo di primo piano. La donna mora quarantenne è un’altra persona, rispetto alla
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  bambina bionda che le scrisse trentatre anni prima: “Carissima me, mentre mi leggi è il tuo compleanno, quindi ti scrivo questa lettera per aiutarti a ricordare le promesse che ho fatto oggi, nell’età della ragione”. L’anziano notaio del piccolo paese francese dal quale Margaret proviene, mantiene il contratto stipulato con l’allora bambina di sette anni, e le consegna la lettera il giorno del quarantesimo compleanno, raggiungendo Margaret in azienda poco prima di un’importantissima trattativa commerciale. La manager sicura, in tailleur nero, alla vista di quella busta con la sua grafia da bambina, si chiude nel guardaroba e comincia a leggere, iniziando un percorso a ritroso accompagnato da altre lettere che, da contratto, le vengono periodicamente recapitate.                                                         
La bambina che è in lei non le dà tregua. Margaret ci ha messo anni per dimenticare la povertà, il suo paesino, il suo primo amore, e ora Marguerite – questo il suo vero nome – ritorna per ricordarle che quella di andare in collego in città, alla ricerca del riscatto sociale, non fu una scelta di cuore, bensì di testa. Margaret, che ha scelto di chiamarsi così per sprovincializzarsi, guarda allo
Carissima_me
specchio Marguerite: “Io decido che sei una bambina pazzerella, mentre io sono un’adulta responsabile e quindi decido di spedirti indietro”. Ma la routine lavoro, meeting di lavoro, cene di lavoro, viaggi di lavoro, pur condivisa con il suo compagno-collega Malcolm (Marton Csokas) comincia a vacillare sotto le semplici parole della Marguerite bambina.                                    
“Nella mia vita non ho mai lasciato niente al caso”, aveva fieramente dichiarato Margaret ad un importante cliente. Ma ora il caso, che è anagramma di caos, si presenta a sparigliare le carte e… la fiaba non può che avere un lieto fine. Il film, strampalato, si svolge sul registro fiabesco del c’era una volta una bambina che sognava di… Perché chi ha detto che l’età della ragione – come recita il titolo originale del film – sono i quarant’anni e non quell’età in cui, guardandoci dall’alto in basso, gli adulti ci domandavano in tono scherzoso: “cosa vuoi fare da grande?” Voi, cosa rispondevate?
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  • Fabrizio Buratto |

    Gentile Charlotte,
    credo anch’io che sarebbe insano lamentarsi, nella tua condizione, ma alla Margaret protagonista del film manca tutto quello che hai tu: una famiglia, dei figli, un contesto affettivo che la faccia sentire utile e importante per qualcuno. E infatti alla fine spera di essere ancora in tempo per fare un figlio con il suo compagno. Riuscire a fare ciò che si sognava da piccoli non è tutto, ma quando manca tutto il resto può essere un punto di partenza per rimettere in sesto la propria vita.

  • charlotte |

    ciao io ho 41 anni ho studiato per fare l’archeologa e l’ho pure fatta per un certo tempo, tanto per capire che non avrei potuto viverci. adesso sono 10 anni che lavoro nella pubblicità, ho un marito, una casa, due bei bambini, tanti amici e colleghi simpatici. è vero non sono diventata quello che sognavo (e non ho fatto neppure carriera nel lavoro attuale), ma ho una vita discreta di cui sarebbe insano lamentarsi.
    a quarant’anni ho capito che l’importante è essere attivi svegli e consapevoli. sono diventata adulta e questa forse è stata la cosa più difficile. essere consapevoli di se stessi e accettarci ogni giorno per quello che siamo.

  • rosanna santonocito |

    Neanch’io ho visto il film, ho optato per il Discorso del Re. però l’altra domenica a Pisa una mia amica di antichissima data mi ha detto: hai sempre lo slancio di una ragazza. Il contesto era professionale, è il complimento più bello che potessi ricevere. Mantenere nel tempo energie sogni e voglia di progettare la vita vale più di qualsiasi carriera. Quella si sa, va e viene, e non dipende solo da te, cara Elettra…Anche nel discorso del Re c’è un discreto scombinamento di vite, ruoli, passioni, destini, lavori sognati e lavori per cui non si è nati, e una giovane regina-madre per caso, saggia e allegra, che in fondo è il motore di tutta la storia dei maschi protagonisti, interpretata da Helena Bonham Carter..

  • Elettra |

    Brava Margaret! lei perlomeno ha capito di aver sbagliato ma ha fatto carriera! pensiamo invece a tutte quelle donne che a 40 anni, tempo di bilanci si sa, si ritrovano ad impegnare 10 ore della loro giornata con professioni capitate per caso ma necessarie per mantenersi! Di certo un film che non andrò a vedere!!

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