Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

JobFiction /“Il Gioiellino” di Andrea Molaioli: anche il cinema italiano ha il suo Wall Street

1295446100504_gioiel13
Film: Il gioiellino 
Regia: Andrea Molaioli
Parola chiave: speculazione finanziaria
Professione: imprenditore
Ambientazione: Acqui Terme, Roma, New York, Mosca
Genere: drammatico
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=PgYolGlgkHE&feature=related
di
Fabrizio Buratto.- Un colpo di piede su una vanga, a cercare qualcosa in un giardino; forze dell’ordine, torce e cani. Sembra la scena di un delitto. E in effetti un delitto molto grosso è stato compiuto, per questo dirigenti e impiegati della Leda tranciano documenti cartacei e distruggono a martellate gli hard
1295446101397_gioiel18
disk dei computer, su ordine del presidente dell’azienda fuggito a Mosca. Il delitto si chiama “speculazione finanziaria” o “finanza creativa”, quella che sposta capitali inesistenti per coprire buchi di bilancio, crea bond vuoti e scarica i rischi sugli sventurati che li comprano credendo di far fruttare i propri risparmi. Il regista Andrea Molaioli si è ispirato al crac della Parmalat e alla parabola di Calisto Tanzi.
Anche il core business della Leda si basa sul latte, mentre il proprietario dell’azienda Amanzio Rastelli (Remo Girone) possiede pure una quota di un grosso giornale e una squadra di calcio. Ma non basta. “Per giocare nella serie A del capitalismo bisogna usare il tridente: un giornale, una squadra di calcio e una banca”, lo avverte l’anziano senatore Crusco (Renato Carpentieri). Eppure  fino al 1992, anno in cui inizia la storia, tutto era andato a gonfie vele per la Leda, trasformata da salumificio in industria di latticini e prodotti da forno da parte di Rastelli, dopo averla ereditata dal nonno. Un’azienda a conduzione fin troppo famigliare, come ce ne sono tante nella provincia italiana patria del familismo: la squadra di calcio amministrata dal figlio, un buon numero di quote vendute alla sorella, e come amministratore delegato il fido Ernesto Botta (Toni Servillo), ragioniere dedito al lavoro, il cui unico piacere consiste nel gustarsi, la sera, un bicchiere del prelibato vino locale.
Pure il latte rimane un prodotto carico di significati affettivi, però “non dà più marginalità”, toni servillo, sottolinea la nipote di Rastelli sistemata dallo zio, in nome di una vecchia promessa alla sorella, al fianco del ragionier Ernesto, che non la sopporta per via del suo Master in Economia e del suo inglese perfetto. Se il latte non produce più profitti, occorre diversificare gli investimenti. La recente caduta del Muro di Berlino ha sparigliato le carte, aprendo “mercati sterminati, bambini affamati di latte, quelli che non si sono mangiati i comunisti, e le ragazze dell’Est…”, è lo scenario descritto dal senatore Crusco. Per fare grossi investimenti occorrono grandi capitali, mentre la Leda non riesce neppure a pagare i fornitori. Ernesto  offre la soluzione: “entriamo in borsa, ci facciamo sovrastimare il prezzo delle nostre azioni e poi i capitali arriveranno dal mercato”. Detto, fatto. Nel 1995 “Leda vola” titolano i giornali, e poi le banche statunitensi offrono interessi davvero convenienti. E allora viaggi a New York, a Mosca, e col passare degli anni la voragine si ingrossa quindi per mascherarla si creano società offshore, conti fasulli alle Isole Cayman. “Tanto il falso in bilancio non è più un reato, no?”, fa notare la storica segretaria dell’azienda nel 1998 al più giovane dei collaboratori, entrato in Leda tesista in Bocconi e ora responsabile del marketing.
Il suo suicidio non ferma gli altri dall’andare verso il baratro e trascinare con loro migliaia di risparmiatori. L’azienda gioiellino, la Leda, seppellita insieme ai gioielli di famiglia dal capitalismo malato, dall’incompetenza e dalla mancanza di etica e di misura; ora anche il cinema italiano ha il suo  “Wall Street”.     
Non verranno pubblicati i commenti off topic (fuori tema..) e gli attacchi personali a chi scrive e a chi commenta
SEGUI JOBTALK E JOB24.IT ANCHE SU TWITTER CON 24JOB