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Ma si può lavorare così? / Nessuno è indispensabile: il caso di Rebecca e della morte non “straordinaria” nel giorno sbagliato

di Luigi Ballerini- Hanno trovato Rebecca solo il giorno dopo. L’ha notata riversa sulla scrivania, senza vita, un addetto della sicurezza nel suo giro di ronda del sabato pomeriggio, dentro gli uffici del Los Angeles County Department of Internal Services.  Rebecca Wilson lavorava in quel posto da undici anni e il destino le ha fatto terminare l’esistenza sul desk dove si era attardata per finire certi lavori, probabilmente urgentissimi.
Sappiamo poco delle dinamiche della vicenda, ma il fatto non può lasciarci indifferenti. Colpisce davvero che qualcuno possa sparire in questo modo sul posto di lavoro.
Ma un collega non l’avrà salutata prima di andarsene? A casa non l’aspettava nessuno? Si può davvero restare così soli?
Potrebbe certo essere solo una fortuita coincidenza, un aneurisma o un grave infarto che in qualsiasi altro luogo non avrebbe lasciato scampo. Le autorità locali si sono infatti precipitate a scaricare su di lei ogni responsabilità: la donna era rimasta oltre l’orario permesso e si sa, alle sette di sera le luci dell’edificio si spengono. Semplicemente non avrebbe dovuto essere lì. Nessun problema, quindi: tutto si è svolto secondo procedura. E poi ha pure scelto il giorno sbagliato, proprio il venerdì sera quando il miraggio del week end sta per realizzarsi e si scappa via in fretta.
Un caso in certo modo scomodo quello di Rebecca; appunto solo un caso di cui dichiararsi estranei.
Rebecca era invece una persona vera, una signora cinquantenne e da poco una nonna. Era una lavoratrice fidata e stimata che per molti anni aveva dato il suo contributo come compliance auditor. La sua morte deve metterci in guardia sull’impersonalità di alcuni luoghi di lavoro, dove si è ridotti a numeri di matricola o sagome ferme davanti a un computer. Dove si resta soli col proprio lavoro, anzi isolati dentro un cubicolo il cui solo nome suona già un po’ funereo.
Per fortuna non è inevitabile che ciò accada, qualcosa dipende anche da noi: basta iniziare a guardare almeno qualche collega come una risorsa, accorgersi che la sua presenza non è indifferente, ma preziosa. E farglielo sapere.
Sarà magari per questo che verremo cercati. Anche alle sette di sera. Anche di venerdì.
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  • Elettra |

    Questa storia più che riflettere una solitudine lavorativa, evidenzia una mancanza di rapporti affettivi nella vita privata..perchè un collega doveva andarla a cercare di venerdì sera in ufficio? quale sarebbe il nesso? mi sembra piuttosto una forzatura. Rattrista pensare che Rebecca non avesse amici o parenti che abbano notato la sua assenza da casa piuttosto che la sua presenza in ufficio.

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