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Job40&50 – E’ giusto pensare al futuro dei giovani. Ma agli Over 40 chi ci pensa? Dall’Associazione lavoro over40

Ricevo e volentieri posto sul blog l'intervento dell'Associazione lavoro Over4o, promesso da tempo. Proprio l'altro ieri su Job24 nella serie delle interviste agli head hunter che pubblichiamo in collaborazione  con Experteer.it, il cacciatore di teste di turno, Fabio Ciarapica di Praxi ha affermato che, da parte sua, riserve di principio a invitare a un colloquio un ultraquarantenne non ce ne sono. SuTwitter, un under24enne si è sentito discriminato, perchè dei giovani nell'articolo non si parlava. Gli ho replicato che cadere nella trappola della guerretta padri-contro-figli-figli-contro- padri è un errore strategico, anche quando la disoccupazione giovanile italiana  brucia tutti i peggiori record e il tasso va al 29%  non è questa la strada.  Il problema è grave (meno però.. ) anche in Francia, oggi su Le Monde c'è un bell'articolo sull'egoismo degli anziani.  Un'amica di Facebook mi ha scritto lamentando di essere senza lavoro da nove mesi e così sfiduciata da non cercarne più uno, tanto è inutile,  gli over40 non li vogliono. Le ho suggerito di mettere il lamento in standby e a fargli una telefonata, all'head hunter autodichiarato disponibile. E poi di  dirci come è andata a finire…
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Giuseppe Zaffarano-Presidente Associazione Lavoro Over 40.-  Nell’ultimo mese si sente parlare spesso di provvedimenti a favore dei giovani portando a dimostrazione numeri e finalità sociali. Lo ha fatto il Presidente della Repubblica nel suo discorso alla nazione del 31 dicembre, anche se probabilmente influenzato dagli accadimenti del dicembre 2010 a Roma a cui si doveva dare una risposta “politica” per dire che la nazione è sensibile alle manifestazioni di protesta dei giovani.
Lo hanno fatto recentemente il Ministro Sacconi, che insieme al Ministro Meloni e al Ministro Gelmini hanno confezionato un pacchetto di misure per oltre 1 miliardo di euro. Non è poco e dimostra la grande sensibilità al tema del futuro di questa classe di cittadini e soprattutto che si possono trovare risorse da dedicare alla soluzione di problemi sociali.
Senza nulla togliere a questi impegni  che la classe politica ha preso, è necessario evidenziare alcune puntualizzazioni e riflessioni che toccano da vicino anche altri segmenti della popolazione lavorativa, come i lavoratori over 40 espulsi dal mondo del lavoro, che meritano altrettanta e significativa attenzione.
L’enfatizzare il problema dei giovani, la dimensione della disoccupazione, la preoccupazione per il loro futuro, il richiamo alla classe politica di ricercare soluzione, ha sminuito anzi nascosto un altrettanto grande problema; la mancanza di lavoro e di futuro per i lavoratori maturi over 40 che hanno avuto la sfortuna di essere espulsi per diverse ragioni dal mondo del lavoro e che il mondo del lavoro rifiuta di re-inserire. La classe politica e le parti sociali, a parte alcuni provvedimenti sporadici e non strutturali, si sono dimenticati di questi lavoratori precari e/o disoccupati, numericamente equivalente alla disoccupazione giovanile (circa 1 milione di persone in Italia) ma con effetti molto più dirompenti rispetto ai giovani. Se questi ultimi non hanno una prospettiva futura, i primi hanno un problema reale ed attuale con ovvie conseguenze sul futuro non solo loro, ma di tutta la loro famiglia.(continua)  



Infatti un lavoratore over 40 che trova difficoltà al reinserimento nel modo del lavoro per via di stereotipi legati alla età  o per mancanza di incentivi all’assunzione (non è vero, perché ci sono e vengono spesso dimenticati), propaga gli effetti negativi di questa sua condizione ai discendenti, ed agli scendenti. Ai figli l’effetto negativo di traduce in un mancato sostegno alla continuazione degli studi o si manifesta nella difficoltà di  mantenimento in famiglia per superare  la condizione di precarietà che vivono. Agli ascendenti l’effetto negativo comporta il mancato sostegno di cura alle persone anziane sia in termini di presenza personale, che economico (non si hanno più i mezzi per l’aiuto di una collaboratrice/tore familiare oppure i mezzi per l’acquisti di farmaci o altro necessario per la cura). Senza contare poi gli effetti  negativi prodotti dalla condizione di precarietà degli Over 40 che si traducono nella difficoltà di mantenimento degli impegni economici assunti in precedenza come ad esempio il pagamento dei mutui. Se poi ad essere colpito è il genere femminile o le coppie separate la cosa diventa ancora più grave.
In definitiva nascondere il problema del reinserimento degli Over 40 nel mondo del lavoro o comunque non pensando ad una sua soluzione temporanea e/o definitiva, comporta effetti sociali ed economici ben più pesanti che la mancanza di lavoro e di futuro per i giovani. Mentre per questi ultimi il problema è limitato alla singola persona, anche se proiettato al futuro, per gli over 40 il problema è moltiplicato a tutto l’ambito familiare e quindi per ogni disoccupato over 40 le conseguenze si propagano ad almeno 3 o 4 persone.
Questa presa di posizione non deve però essere interpretata come una difesa di classe all’insegna di una lotta intergenerazionale, ma come un grido di allarme per invitare la classe politica a meditare sulle scelte da fare, a non  farsi condizionare dai problemi del momento ed a pensare ad una soluzione mediata che possa soddisfare le ovvie aspettative dei cittadini. Sarebbe anche opportuno che questo “grido di dolore” non appariscente ma sotterraneo degli Over 40 venga considerato in tutta la sua entità e gravità e valutato in misura identica alla considerazione e  al peso che viene dato ai problemi dei giovani
L’Associazione Lavoro Over 40   si batte da anni per convincere le istituzioni sul tema del reinserimento lavorativo degli over 40, con risultati che non ripagano gli sforzi fatti per sensibilizzare la classe politica, spesso disattenta al problema. Qualche cosa è stato ottenuto, ma non è sufficiente; occorre fare di più e lo potremo fare se ci aiutate a coalizzare le forze ed a presentarci uniti, compatti e numerosi. Vorremmo evitare di diventare un fenomeno di moda a cui rispondere con discorsi più o meno condivisi o di circostanza, ma essere concreti proponendo e  sviluppando soluzioni operative che scaturiscono dalla esperienza, per dare speranza a chi vive la logorante dimensione lavorativa (o non lavorativa). Vorremmo anche evitare di diventare un movimento tra i tanti esistenti per dare una veste pseudo-politica al fenomeno, ma se questo passo è necessario allora ci organizzeremo per farlo. In tal caso sarà opportuno essere in tanti per farsi veramente sentire
.Non verranno pubblicati i commenti off topic (fuori tema..) e gli attacchi personali a chi scrive e a chi commenta
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  • alessandro |

    Mia moglie e tutto il suo ufficio (3 donne con figli,mutui,bollette ecc.ecc.) sono stati licenziati in tronco per esternalizzare il lavoro a 3 co.co.co…
    E complimenti ai giuslavoristi che hanno creato contratti cosi “incentivanti” per i giovani e ai tanti Manager che ,dopo tanto aver studiato, hanno finemente e finalmente compreso il vero spirito di questi contratti e cioe’ che a sfruttare la miseria umana (ops ..si chiama competizione) si guadagna (o si risparmia)
    Si dira’…”e’ il mercato” beh il mio pensiero e’ questo: continuamo a spacciare per efficenza la rincorsa al prezzo piu’ basso, alla risorsa che costa meno, all’appalto meno costoso e spariranno il servizio, la qualita’e le competenze,almeno quelle medio/basse e con loro una fetta di popolazione enorme.
    E per finire dove? nel migliore dei casi in un girone infernale di giovani e meno giovani che lottano per un posto da commessa nella Gda .
    Con tutto il rispetto delle commesse della Gda che spaventate diranno:via di qua’ c’eravamo prima noi..)

  • Nicola |

    Ho perso il lavoro circa tre anni fa e ancora oggi non sono riuscito a trovarlo,
    il guaio è che ho 44 anni e sinceramente le speranze cominciano ad affievolirsi.
    Ho una bimba di tre anni ed una moglie e più le guardo più mi viene da piangere.
    A noi over 40 non ci pensa più nessuno.

  • Paolog58 |

    Chi ha inventato questa nuova questione? Bisogna pensare ai giovani? Bisogna pensare alle donne? Bisogna pensare alle categorie protette? Bisogna pensare agli over 40/50? Questo antagonismo che non ha ragione di esistere fa capo ad un solo problema, il posto di lavoro. In una società dove i processi produttivi sono cambiati e stanno ancora attraversando una radicale trasformazione, in un mondo globalizzato dove imponenti migrazioni hanno totalmente cambiato il mondo del lavoro condito il tutto con leggi disastrose portano oggi 2011 sullo stesso piano di difficoltà, per trovare un posto di lavoro, sia il giovane che il meno giovane. Per motivi diversi le Aziende scartano giovani o meno giovani il tutto in funzione della loro speculazione economica sul lavoratore. Tutti sanno (le Aziende) quanto vale l’esperienza e la sicurezza che può offrire un over 40/50 ma se ne fregano perchè non hanno convenienza economica ad assumerlo con la giostra di contratti oggi stipulabili. Vedo spesso ultimamente nelle offerte di lavoro la specifica richiesta di categorie protette o di età anagrafiche ben definite o provenienti da mobilità a fronte di competenze richieste di tutto rispetto. Formazione? altro enigmatico problema chi fa formazione oggi? Nessuno. Molte Aziende vogliono, chiaramente la botte piena e la moglie ubriaca.E molti altri attori oggi presenti nel mercato del lavoro si dimenano continuamente per poter trarre beneficio economico da una situazione dove più complessa è più possibilità di lauto guadagno, “sulle spalle del lavoratore”,c’è.

  • rosanna santonocito |

    “…appena più che cinquantenne e con un fisico da pin-up!!!..” cara Giovanna, un in bocca al lupo sincero per la tua ricollocazione…ma permettimelo, fino a quando noi donne (donne italiane..) continueremo a misurarci e farci misurare per l’aspetto fisico? Ancora??? E aggiungerei anche, riecheggiando una canzoncina scemina, a 50 anni c’è di più. Non credi?

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