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JobFiction /“Immaturi”: alla soglia dei 40, per la Generazione X la vita è ancora un punto di domanda

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Film: Immaturi  http://immaturi.libero.it/
Regia: Paolo Genovese
Parola chiave: maturità
Professione: psicologo – chef – agente immobiliare – addetto al marketing – dj radiofonico
Ambientazione: Roma
Genere: commedia
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=10BYvLDPDOY

di Fabrizio Buratto. – Lo psicologo, l’esperta in marketing strategy, l’agente immobiliare, la chef, il dj radiofonico; sono le occupazioni di un gruppo di ex compagni di scuola che si ritrovano, dopo vent’anni, a preparare una seconda volta l’esame di maturità, annullato dal Ministero della Pubblica Istruzione per un vizio di forma. Il pretesto serve al quarantaquattrenne regista Paolo Genovese per riunire un gruppo di trentottenni – classe 1972 – e provare a fare un bilancio, alla soglia dei quaranta, delle cosiddetta “Generazione X”, quella dei primi co.co.co. e dei bamboccioni.  
Lorenzo (Ricky Memphis), è uno di essi: fa l’agente immobiliare, ma paradossalmente non intende schiodare dal suo letto a castello, dove la mattina accoglie la mamma che gli porta la colazione. La sua camera è rimasta quella di un adolescente, con gli omini del subbuteo e il poster della nazionale del 1982, quella del Mundial di Spagna. La mamma dello psicologo infantile Giorgio (Raul Bova), gli

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domanda invece cosa aspetta a fare un figlio, e quando la compagna di Giorgio (Luisa Ranieri) gli dà il lieto annuncio, lo psicologo entra in crisi: non si sente pronto.
Gli altri immaturi sono il dj radiofonico Piero (Luca Bizzarri), che per timore dei rapporti seri si inventa una moglie e un figlio, e la chef Francesca (Ambra Angiolini) in terapia per vincere la sua bulimia da sesso che le impedisce di fare incontri importanti.
La sola ad avere un bambino è Luisa (Barbora Bobulova), lasciata sola con sua figlia dall’ex marito. Si occupa di marketing strategy per una ditta di cibi già pronti, lei che non ha mai tempo di cucinare, e al lavoro deve combattere a suon di tacco dodici con una collega entrata nelle grazie del direttore.               
Già, il lavoro, per i protagonisti di questa vicenda né fonte di identità, né status sociale, né sinonimo di maturità. (continua) 


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Non era così per i “Compagni di scuola” http://www.youtube.com/watch?v=hA9JRtZoyKM di Carlo Verdone (1988), dove Er Patata-Verdone va fiero del suo mestiere di professore, mentre la psicologa Athina Cenci gode della stima di tutti e Massimo Ghini ostenta la sua posizione di politico affermato. Era attraverso il lavoro che i genitori della Generazione X si sentivano gratificati e socialmente accettati, mentre ai trentottenni di oggi essere chef, piuttosto che psicologi o agenti immobiliari sembra  importare poco.
Alla soglia dei quaranta paiono ancora alla ricerca di qualcosa: “A diciott’anni siamo dei ragazzini e ci interroghiamo sul senso della vita. A quarant’anni non ce ne frega più un cazzo”, fa notare Luisa a Lorenzo. A differenza dei loro genitori, che cercavano la realizzazione nel lavoro, e di Epicuro, vissuto in tempi in cui la vita media era molto più breve di quella attuale, questi quarantenni sembrano ambire a qualcosa di più della artificiosa felicità garantita dallo status sociale o di quella fuggevole del carpe diem: sembrano ambire al benessere.
“La vita è lunga e tu sei un gran cazzaro, caro Epicuro”, sbotta la voce fuori campo di Raul Bova. Il benessere, aspirazione più che legittima; peccato che il cinema italiano, scritto, diretto e prodotto dai figli di quelle che, fino a poco tempo fa, si chiamavano famiglie borghesi, conosca un solo mondo, quello borghese, appunto. Un mondo dove il lavoro c’è ed è anche un bel lavoro, dove i problemi economici passano in secondo piano, dove le case sono tutte luminose, con doppia e tripla esposizione,  e dove l’arrivo di un figlio è solo un problema psicologico.
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  • rosanna |

    veramente il bravo andrebbe a Fabrizio, autore de post e della considerazione finale…è vero che dal cinema italiano è raro veder proposte storie di lavoro operaio o artigiano e che abbiano giovani per protagonisti, diversamente dalla narrativa italiana ultima (acciaio è un bell’esempio). Però qualcuno c’è che lo fa: Virzì? Soldini? Secondo me il motivo è l’autobiografismo spinto, in parte anche generazionale: gli autori e i registi fanno fatica a guardare oltre le loro finestre a doppia esposizione, e a raccontare qualcosa di diverso da se stessi…

  • Ylenia |

    Bella recensione! In questi film vengono rappresentate solo famiglie borghesi, da dove prendono i soldi non si sa, cadranno dal cielo. Sembra che nella vita ci siano solo problemi psicologici e paranoie, quando invece la maggioranza delle persone questi lussi non se li può permettere, deve farsi un gran mazzo ogni mattina per sbarcare il lunario. Altro che case luminose e lavoro che si trova sotto i funghi…

  • Max |

    “…Un mondo dove il lavoro c’è ed è anche un bel lavoro, dove i problemi economici passano in secondo piano, dove le case sono tutte luminose, con doppia e tripla esposizione e dove l’arrivo di un figlio è solo un problema psicologico.”
    Brava Rosanna !

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