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Lavori in corso / Non sparate sul traduttore giudiziario, piuttosto dategli il riconoscimento professionale: il caso Yara insegna

Courttrranslator
Ricevo e pubblico molto volentieri questa lettera di Ornella Giacobone, vicepresidente dell'A.I.T.I. (Associazione Italiana Traduttori e Interpreti). Dei traduttori giudiziari  ci siamo occupati su Job24.it con un articolo da cronista di Claretta Muci in ottobre.  A qualche mese di distanza, tutti quanti hanno capito  l'importanza della qualità della traduzione e della professionalità che è indispensabile garantire (e su cui non si può risparmiare). Ce l'ha dimostrato la vicenda di Mohamed Fikri, il giovane operaio marocchino accusato e fermato con arrembaggio di traghetto a seguito di una frase malintesa, perchè mal tradotta dall'arabo, nel corso delle indagini sulla scomparsa di Yara e poi rilasciato senza neanche troppe scuse. 
Approfitto dell'argomento contiguo: un romanzo della mia formazione è stato "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee (che lo pubblicò nel 1960) e relativo film, protagonisti Gregory Peck, che difende un nero accusato ingiustamente e già moralmente processato dalla comunità locale, e la figlia Scout, una ragazzina di quelle che si fanno un sacco di domande prima di accettare la realtà come le viene raccontata dagli adulti…L'ho ritrovato in una lista dei libri indispensabili da leggere indicati della Bbc che circola in questi giorni su Facebook, molto discussa in Rete (com 'è normale..) perchè non su tutti  i titoli si può essere d'accordo.  Su questo però sì, visto che il buio oltre la siepe del vicino è  più o meno lo stesso descritto lì, in un altro tempo e in un altro luogo. 
di Ornella Giacobone, vicepresidente dell'A.I.T.I. (Associazione Italiana Traduttori e Interpreti)-  Alla luce dell'errata interpretazione dell'intercettazione telefonica che tanti problemi ha causato nella drammatica vicenda della scomparsa di Yara, l'AITI (Associazione Italiana Traduttori e Interpreti), come associazione che rappresenta anche la categoria degli interpreti e traduttori di tribunale, vuole ribadire quanto sia urgente disciplinare i profili, riconoscerne il valore, e remunerare correttamente questi professionisti.

La nostra sollecitazione non nasce da questo caso increscioso, ma è la logica conseguenza di quanto già illustrato ampiamente nel convegno AITI che si è svolto a Roma il 30 settembre, incentrato proprio sulla figura professionale del traduttore/interprete di tribunale, dove autorevoli operatori della struttura giudiziaria hanno ribadito l'urgenza di porre mano a questa situazione.
Questo  non è un caso isolato, in passato sono stati già tanti gli errori giudiziari dovuti a traduzioni sbagliate. E probabilmente casi come questo si ripeteranno anche in futuro se non si affronteranno una volta per tutte le problematiche che conducono a questa anomalia.
Prima di "sparare sul traduttore" e farne, come spesso capita, un capro espiatorio, occorre invece prendere coscienza del fatto che sovente l’errore viene commesso a monte, cioè al momento della scelta del traduttore/interprete. Ad esempio, nel caso in questione dovremmo chiederci:1) Il traduttore/interprete interpellato è stato selezionato dall'albo del tribunale?
2) Il traduttore/interprete interpellato era debitamente qualificato per svolgere tale compito?
3) Il traduttore/interprete interpellato aveva un'adeguata esperienza nel campo delle intercettazioni?
4) Di quale nazionalità era il traduttore/interprete selezionato? Nel caso della lingua araba, soprattutto per quanto riguarda le intercettazioni, è fondamentale che l'interprete conosca perfettamente il dialetto dell'intercettato.
Sul sito AITI  già da tempo abbiamo pubblicato un documento organico (Position Paper) sulla professione del traduttore e interprete di tribunale, di cui citiamo alcuni passaggi chiave: "I traduttori giuridici e gli interpreti giudiziari in tribunale rivestono un ruolo fondamentale nel facilitare la comunicazione nell’ambito del processo giudiziario. I traduttori/interpreti di tribunale sono gli intermediari, sia per via orale che scritta, tra tutti gli interlocutori partecipanti al processo giudiziario – giudici, PM, difensori, polizia, ecc. – e il soggetto (indagato/imputato/vittima o testimone) appartenente a una lingua e cultura diversa […] La mancanza di un Traduttore giuridico ed Interprete giudiziario qualificato non può garantire la tutela dei diritti dell’indagato, della vittima, o del testimone, né la certezza di un giusto processo" e, aggiungiamo, della sua ragionevole durata.
Spesso invece succede che la scelta ricada su soggetti non qualificati, che a volte non svolgono nemmeno regolarmente la professione del traduttore e/o dell'interprete e che vengono catapultati in un ruolo che va oltre le loro capacità. E perché ciò avviene? Perché non c'è sufficiente consapevolezza della necessità assoluta di una formazione adeguata e specifica e dell'effettivo controllo della stessa. Altra ragione non trascurabile, perché il compenso riconosciuto dai tribunali ai traduttori e agli interpreti è vergognosamente basso e ciò demotiva i professionisti qualificati ad accettare incarichi dai tribunali.
La scelta di persone non competenti comporta inoltre ingenti spese inutili (in questo caso, p. es., blocco della nave, recupero dell'indiziato, trasporto a Bergamo, forse risarcimento dei danni…); sprechi che si dovrebbero sempre evitare, e a maggior ragione di questi tempi.
Ci auguriamo che gli organi competenti prendano finalmente coscienza dell'importanza del riconoscimento della figura dell'interprete e del traduttore di tribunale con le conseguenti tutele, per evitare il ripetersi di tragici casi giudiziari e umani.
Non verranno pubblicati i commenti off topic (fuori tema..) e gli attacchi personali a chi scrive e a chi commenta 
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  • rosanna santonocito |

    Commento pertinente e in topic. Grazie Bruno

  • bruno contigiani |

    Cara Santonocito, assolti assolti i traduttori. Mi sembra fondamentalmente una questione di inadeguatezza generale ad affrontare il problema delle tante lingue parlate nel mondo. Credo che un terrorista che parli in pavese stretto sarebbe difficilmente compreso da uno che conosce solo il milanese…
    Non dimentichiamo che dopo l’attentato della metropolitana di Londra Scotland Yard ha freddato per strada un poveraccio innocente, dopo averlo tallonato a lungo, indiziato da un’intercettazione.
    Quello che dovremmo capire è che il nostro “colpevole” ha chiesto che gli venissero fatte le scuse. Qualcuno l’ha mai fatto?
    Un caro saluto
    Bruno Contigiani
    ps il Buio oltre la siepe l’ho letto dopo aver visto il film. Enrambi grandiosi.

  • Claudio Porcellana |

    e sulla qualità dell’intercettazione nessuno si pone domande?
    e se l’audio fosse stato di cattiva qualità?
    Quando ancora seguivo la televisione, ricordo un servizio giornalistico in cui facevano sentire registrazioni audio di delinquenti italiani intercettati e francamente non mi sembrava che fossero tanto facilemnte comprensibili, tant’è vero che erano sottotitolate
    dunque non mi pare obiettivo puntare solo sulla supposta bassa qualità del professionista, tralasciando il fattore tecnico

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