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Dirty Job / Hi student! Non ti curar di Assange, ma guarda e passa. Mittente: la Columbia University

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Anche dall' Assange corner è arrivato il caveat   Facebook. Il social network non è un affair per diplomatici, nemmeno potenziali, così ha deciso la Columbia University. Non c'era bisogno di andare troppo lontano; per invitare all'uso prudente del profilo bastava l'aneddoto dell'amministratore locale veneto che, nell'allegro giro di amici di Fb (amici suoi, s'intende..)  si diletta di dare dei "mangiadatteri" ai cittadini del Marocco. E per la facezia impresentabile ci rimette lo scranno istituzionale. Confessare ex post di essere pure lui un fan del frutto esotico e ipercalorico, peraltro presente per tradizione sulle tavole natalizie del Nord Italia,  pare  non  aiuterà il disinibito politico,  per fortuna. 
Hacker proAssange a parte, ultimamente su Fb tutti dicono di tutto, ultimamente chi è saggio è meglio che tenga e mantenga il giusto distacco.  Il lavoro e il bisinèss c'entrano  sempre più. Non sempre in trasparenza …  
di Umberto Rapetto. – Colonnello Comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche GdF.- Atto III. Per un attimo lasciamo perdere la burrascosa evoluzione della vicenda di Assange e volgiamo lo sguardo verso gli spettatori. La curiosità di sapere cosa succede in tribuna è troppo forte…
Strizzando gli occhi per cercar di vedere il più lontano possibile, mettiamo a fuoco la Columbia University e con un po’ di impegno distinguiamo la School of International and Public Affairs (SIPA), la realtà didattica che sforna i futuri diplomatici americani. Tempi difficili per ambasciatori e consoli, ma ancor peggiori per quelli che quella carriera non l’hanno ancora intrapresa e che nel frattempo non fanno mistero di tale ambizione.
Ore 15 e 26 minuti ora locale, l’Office of Career Service dell’Ateneo appena citato invia una mail a tutti gli iscritti. Un messaggio cordiale che inizia con il classico “Hi students” ma non prosegue né con comunicazioni amministrative né con avvisi di un prossimo barbecue di fine laurea.
Viene segnalata una telefonata giunta alla segreteria della SIPA da un allievo che lavora al Dipartimento di Stato e che si premurava di dare qualche consiglio a chi fosse interessato a trovare lavoro in ambito governativo.
La raccomandazione principale è quella di non “postare” link ai documenti classificati e di evitare qualsiasi commento su queste faccende nei tanti social network in cui le discussioni stanno assumendo toni senza dubbio roventi. Nel ribadire di stare alla larga da Facebook e da Twitter, la nota sottolinea che “cimentarsi in questo genere di attività potrebbe mettere in dubbio la vostra effettiva capacità di trattare informazioni riservate, requisito che è fondamentale nella maggior parte delle posizioni all’interno del governo federale”.
Un “uomo avvisato, mezzo salvato” incredibilmente chiaro. Se non fosse bastato il contenuto del messaggio, chi lo ha redatto ha cercato di rimarcare l’importanza di quanto rappresentato con un cubitale DO NOT a caratteri maiuscoli in grado di catturare l’attenzione persino dei più distratti.
Mentre gli hacker si schierano a favore di WikiLeaks e mettono a ferro e fuoco Internet, chi sogna feluche e sigilli diplomatici guarda la mail e riflette. Poi ricorda di aver lasciato la pasta sul fuoco, l’auto in doppia fila o la bolletta da pagare, e non cede alla tentazione di partecipare alle discussioni del momento.
Il meglio comunque deve ancora venire e forse qualcuno non resisterà alla tentazione di esclamare qualcosa online che gli pregiudicherà il futuro…

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  • Franco Schinardi |

    Approvo il giusto comportamento dell’allievo al Dipartimento di Stato.
    Non approvo la concezione di Libertà di Stampa sventolata da tutti e in partticolare degli hacker e di Putin in quanto la Libertà di uno termina dove inizia la mia, la tua, la vostra libertà.
    Nel mondo c’è posto per tutti, basta rispettare le regole elementari di sopravvivenza.

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