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Cre-Attivi – Fare da mangiare ci renderà felici: “Il ristorante dell’amore ritrovato” di Ito Ogawa

Lettura consigliata a chi ha perso amore lavoro voce e attrezzi  in un colpo solo ed è in cerca di un lieto fine. Storia  di cambiamento, scrive Loredana. In più, c'è la calma determinazione dell'Oriente… 

Copertina libro Ito Owaga
di Loredana Oliva. L’abbandono di un uomo che si porta via, assieme al cuore della fidanzata, casseruole francesi  e utensili da cucina sofisticati che lei aveva comprato con i risparmi del suo lavoro di aiuto cuoca in un ristorante turco a Tokio.  E' l’immagine iniziale di una storia di cambiamento, quella de “Il ristorante dell’amore ritrovato”,  romanzo d’esordio di Ito Ogawa (Neri Pozza, pagine 191, 15 euro) . Lacrime, dolore e perdita della voce, non impediscono alla protagonista Ringo di aprire un suo ristorante nel villaggio dov’è nata.
Ito Ogawa, l’autrice. che è nota in Giappone come illustratrice di libri per bambini, era a Roma alla XI Edizione di AsiaticaFilmMediale, al tempio di Adriano:  "Amore, cibo, trasformazione, ma soprattutto cura  e consapevolezza  sono le fasi del percorso di Ringo – che si occupa della sua sofferenza mettendosi in gioco, cambiando, spostandosi.  Una nuova idea, la creatività, il progetto,  e un modo  certamente originale di fondare un ristorante, “il Lumachino”,  la renderanno felice.  “Il ristorante Lumaca”  è il titolo del film tratto dal libro presentato in una rassegna di cinema giapponese a Ravenna.
Con un  linguaggio semplice, con la presenza nel romanzo di animali che sembrano parlare alla protagonista, un coniglio, un maiale, le ricette della nonna,  l’autrice  disegna un personaggio che da sola con determinazione  riesce in un’impresa, creare un ristorante unico, dove chi viene, è attratto dalle virtù benefiche e salvifiche dei cibi serviti.  Tutti  i passaggi dell’avventura di Ringo sono ben delineati, la ricerca del luogo, il restauro dei locali, il finanziamento dell’impresa, la reperibilità di materie prime di altissima qualità, la fiducia da condividere con un suo unico collaboratore.
La madre le presta i soldi, lei dovrà restituirglieli con gli interessi. Quindi il suo ristorante dovrà aver successo, e non può essere solo un modo per consolare il dolore della perdita di un amore.
La determinazione  a raggiungere l’obiettivo si serve di strumenti contemporanei, vini e olio oliva comprati su internet, prenotazioni  ricevute per email, fanno parte del percorso  della proprietaria del ristorante Lumachino. In quelle email  Ringo chiede ai suoi clienti cosa preferiscono mangiare e quanto vogliono spendere.
La chiave vincente è  la qualità dei gesti, del tempo, dei prodotti,  la disponibilità all’ascolto  di Ringo, nei confronti dei commensali, o di chi le commissiona banchetti, e cene che aiutino la conoscenza  sino all’innamoramento di due futuri coniugi.
E’ un successo, per la cucina di Ringo  arrivano da villaggi lontani, dalla città persino.  Il lieto fine è fatto di una riconciliazione familiare, e della consapevolezza che cucinare per gli altri, con un’attenzione straordinaria, è tutto quello che Ringo vuole nella vita.
Ha trovato il suo posto e la sua vocazione, è bravissima, una grande chef.  Certo il Lumachino, inventato da Ito Ogawa, sarebbe certamente un presidio Slow Food, il modo di lavorare di Ringo è ispirato ai valori della lentezza, dell’ascolto profondo e  della cura assoluta in tutto, dalle casseruole, i prodotti, le materie prime, fino ai piatti  di servizio delle pietanze succulente. 
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