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Ma si può lavorare così?/ Come sopravvivere a un lavoro avariato (rotten, per gli americani…)

Rottenjob
Post da lunedì…Buon istante luminoso a tutti i JobTalkiani!
di Luigi Ballerini. In tempi come questi rischiamo di sentirci al lavoro come in una trappola: possiamo averlo accettato perché era pur sempre meglio di niente e mancavano reali alternative. Stessa situazione per eventuali downgrading che obtorto collo ci hanno imposto. La questione della soddisfazione, per un lavoro non scelto e in qualche modo subito , si pone quindi con particolare urgenza, tanto da suscitare persino un certo scetticismo nel parlarne. E’ il tema trattato da Forbes con un titolo assai eloquente: “ How to be happy with a rotten job” , dove rotten sta per tutte gli aggettivi più o meno triviali che ci possono venire in mente per indicare un lavoro sgradevole.
Le conseguenze dell’infelicità lavorativa, tra l’altro, non si ripercuotono solo sul soggetto, demotivato e depresso, ma sull’intera produttività aziendale con la creazione di un pericoloso circolo vizioso.
Riportare la felicità sul lavoro sembra oggi tanto una necessità quanto una mission impossible.  Eppure sono molteplici le strategie proposte per migliorare la propria qualità di vita: dal provare a identificare cosa è realmente modificabile ed adoperarsi perché accada (anche piccoli cambiamenti dell’ambiente possono fare la differenza!) al comprarsi degli audiolibri per rendere piacevole il tanto tempo trascorso in coda in macchina. E poi dormire a sufficienza e fare esercizio fisico.
Un punto, tuttavia, sembra più rilevante degli altri: farsi degli amici. Investire sulle persone che condividono lo stesso ambiente lavorativo può realmente cambiare lo scenario. A volte è sufficiente una sola persona con cui poterci confidare liberamente davanti al caffè della macchinetta, sdrammatizzando magari la situazione con una certa dose di ironia. Quando tutto diventa pesante, un volto amico con cui scambiare un’occhiata di intesa o una risata liberatoria è in grado di ridare leggerezza e riportare attimi di soddisfazione al lavoro. Rilanciandoci con più energia.
Non dobbiamo essere scettici, a volte un istante luminoso è davvero capace di rischiarare un’intera giornata.
Non verranno pubblicati commenti off topic (fuori tema..)

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  • rosanna santonocito |

    sarà magari per questo che la foto di Anna Marino radiosa sposa ha fatto il pieno di click anche il venerdì pomeriggio, giorno abitualmente moscetto per il traffico Internet??

  • angelina |

    sì, è vero, bellissimo il concetto dell’istante luminoso. Che poi lascia un pochino di luce in tutta la giornata. Il punto è che non dovremmo aspettarci nulla, ma essere noi ad accendere la lampada per primi. Se non ci aspettiamo nulla e abbiamo voglia di creare NOI una condizione di lavoro più soddisfacente, non siamo mai delusi da colleghi o capi. Bastano piccoli gesti. E il sorriso: un “vero” sorriso illumina anche gli uffici (e i cuori!) più tetri… Buon lavoro a tutti!

  • MPì |

    mi trovo esattamente in questa stessa situazione e confermo che i momenti più piacevoli sono proprio quei pochi minuti alla macchinetta e.. quelli in cui posso leggere qualcosa di interessante come questo articolo!

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