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JobComics / The adventures of the Unemployed Man: per trovare lavoro bisogna essere supereroi?

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In effetti, trovare i cattivi non è  difficile, soprattutto i cattivi abituali e reiteranti… Ma attenzione alle analisi in bianco e nero. Per  leggere la realtà vera che è molto più sfumata, composita ( e quella del lavoro non fa eccezione anzi) questa lente è troppo opaca.  Marchionne batte in perfidia la Fiom, o viceversa? Il qualunquismo e forcaiolismo di questi tempi partono (anche) dalle lenti appannate. E dalle semplificazioni. Non verranno pubblicati commenti off topic
di Luigi Ballerini.- Per trovare lavoro oggi bisogna proprio essere dei supereroi. Deve essere questo il pensiero che ha guidato il duo Origen-Golan nell’ideazione e stesura di un nuovo libro a fumetti dal titolo: The Adventures of Unemployed Man. Lo recensisce il quotidiano USATODAY, dando voce agli autori i quali definiscono candidamente di non aver fatto fatica a trovare i “cattivi” contro cui l’eroe deve prevalere: “in solo una settimana ce ne sono venuti in mente più di cento”. Così sono emersi caratteri come “The Man”, il sinistro CEO, la seducente e infida “The Human Resource” assieme a “Nickel&Dime” una coppia di killer che agiscono nell’ombra.
Ma il nostro eroe non è solo, accanto a lui non il solito efebico compagno alla Robin, ma un ben più attempato: Silver-haired Plan B, che non riesce a trovare lavoro perché troppo vecchio. Il silver in questione ovviamente è il grigio dei capelli e non lo scintillio argenteo di supereroi più tradizionali.
Da una parte c’è da plaudire alla creatività dei due dichiarati disoccupati artisti che proprio partendo dalla loro condizione e da ciò che hanno osservato nella società sono riusciti a creare un prodotto di successo sollevando la loro situazione, dall’altra non resta che constatare come il mondo dei comics riesca ancora una volta a rispecchiare e a sollecitare le istanze del  mondo del lavoro.
Da Dilbert all’Unemployed Man, questa la parabola descritta dai fumetti. Prima l’ironia legata alle assurdità delle procedure, delle consuetudini e delle pratiche delle Aziende, adesso la parodia della fatica e della lotta per la conquista di un lavoro che sembra non esistere più. Tanto da far rimpiangere forse i cubicoli di dilbertiana memoria.
Gli autori hanno già annunciato i sequel del libro. Per intanto noi facciamo il tifo per l’Unemployed Man, e soprattutto per il suo amico ingrigito. Auguriamo loro di potersi presto togliere i panni da supereroi: non sono comodi per nessuno e alla lunga logorano. E poi forse non servono davvero. Crediamo ancora che trovare lavoro sia sì un’avventura, ma tutta umana. Un’avventura che stranamente vive di contraddizioni perché fatta di determinazione e disponibilità al compromesso, di baldanza e realismo, di speranze e delusioni. Per dirla con Chesterton, è avventura da uomo vivo. Non da supereroe.
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  • angelina |

    I supereroi sono stati inventati dagli americani negli anni della Grande Depressione e rappresentavano una proiezione di sogni e desideri di un’intera nazione. Non a caso, in tempi di Grande Recessione, ecco che tornano alla ribalta in versione antieroe, con “cattivi” che inquietano anche nella realtà, nel mondo del lavoro: il CEO inamovibili, la perfida The Human Resource… C’è proprio da chiedersi: “Riusciranno i nostri eroi…?”

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