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Cre-Attivi / Libri: “Rework – Manifesto del nuovo imprenditore minimalista.” Si può fare di meno per vivere meglio. E avere successo nella vita

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  Lavorare meno per lavorare meglio e valorizzare non solo il tempo, ma anche i nostri talenti personali? Che sono altrettanto preziosi e che , senza che ce ne accorgiamo, vanno persi nel tourbillon delle attività inutili e concitate. Più lenti e più produttivi, anche per se stessi.  Mica male come idea. Si può fare: basta crederci, per cominciare…ma ci crediamo davvero? Abbiamo convinto noi stessi che è vero, prima di tutto, e prima di passare a convincere gli altri? Non la penso affatto come Fabrizio: no, non "suona troppo roboante" come proposito. Per cambiare stile di vita ci vuole sempre una scossa…Approfitto del tema contiguo per un promo: su Job24.it è online la photogallery di Milano in Progress 2010, maratona delle imprese creative e c'è anche una scheda con i 20 progetti finalisti 
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di Fabrizio Buratto.-
Anziché imprenditori chiamiamoli semplicemente iniziatori. Chiunque crei un nuovo business è un iniziatore. Non avete bisogno di MBA, di un certificato, di un abito impeccabile, di una valigetta o di una tolleranza al rischio superiore alla media.”  Ne sono convinti Jason Fried e David Heinemeier Hansson (“iniziatori” della società di software 37signals ), gli autori di “Rework – Manifesto del nuovo imprenditore minimalista” (Etas, pagine 33, euro 21) best seller negli Stati Uniti e in UK, fresco di stampa anche in Italia.   "Togliamo dal lessico la parola imprenditore. E’ superata e troppo carica di significati simbolici",  affermano addirittura.                                                                                                                 
Start up, exit strategy, pianificazione, riunioni, sono concetti e modi di operare obsoleti secondo Fried e Hansson, produttori di software usati da 13 milioni di persone con 16 dipendenti che lavorano in otto città di due continenti . “Tutte le imprese sono governate dalle stesse forze di mercato e dalle stesse regole economiche. Portare a casa un profitto o chiudere bottega.” Quando una start up nasce già con un piano di exit strategy, non ha molte probabilità di avere successo: “Vi fidanzereste programmando già la rottura?”, si domandano gli autori del libro, per nulla d’accordo con il luogo comune secondo il quale si impara dai propri errori. Ammesso che si impari cosa non fare, si continua a non sapere cosa si dovrebbe fare.



Secondo uno studio della Harvard Business School, gli imprenditori già affermati hanno il 34% di possibilità di affermarsi nuovamente, mentre quelli che hanno fallito la prima volta registrano nel secondo tentativo un tasso di successo del 23%, lo stesso dei neoimprenditori. Quanto alle riunioni, che distolgono le persone dall’operosità, “riguardano generalmente parole e concetti astratti, veicolano di solito un numero bassissimo di informazioni e si auto generano”, perciò Fried e Hansson, consigliano: “puntate una sveglia. Quando suona, la riunione è finita”. Ed è bello immaginare che la sveglia suoni proprio mentre un consulente sta illustrando, con una presentazione very cool in PowerPoint, la sua proposta di pianificazione strategica. “Costruire un piano vi illude di avere il controllo su cose che in realtà non potete controllare”, ammoniscono gli autori del libro. “I piani lasciano che sia il passato a guidare il futuro”; vivere, lavorare qui e ora per il qui e ora darà alla maggior parte degli “iniziatori” la sensazione di navigare a vista, eppure dovrebbe essere ormai chiaro che le previsioni economiche hanno la stessa valenza delle previsioni meteo a lungo termine: la legge dell’entropia la fa da padrona poiché sono troppe le variabili da tenere in considerazione. E allora perché avere come unico obiettivo la crescita? Perché voler aumentare di anno in anno il fatturato? “Non ho abbastanza tempo/soldi/persone/esperienza. Smettetela di lamentarvi. Meno è meglio.” Se i vincoli rendono creativi, dover gestire un capitale elevato toglie il sonno e abbassa la qualità della vita.                                
Secondo un recente studio condotto negli Stati Uniti, la soglia dei 60.000 euro all’anno significa caricarsi di preoccupazioni eccessive. Ma anche continuare ad usare un linguaggio bellicoso sul lavoro e fornire consigli sottoforma di imperativi categorici sottopone ad ansia e stress : Se gli autori di “Rework”  si sono liberati da alcuni condizionamenti nel modo di agire, non hanno fatto lo stesso nel linguaggio, strumento intimamente connesso al modo di pensare: “Dovete credere in qualcosa. Dovete avere una spina dorsale. Dovete sapere per che cosa siete disposti a combattere. E poi dovete convincere il mondo”. Non suona un po’ troppo roboante per chi aspira ad una nuova visione del lavoro, e quindi della vita?

 

  • Luca Baiguini |

    mmm, post provocatorio.
    Un punto non mi trova d’accordo: “Costruire un piano vi illude di avere il controllo su cose che in realtà non potete controllare”
    Non credo sia così, a meno che non si voglia che sia così. Spesso, nelle mie sessioni formative, stimolo le persone ad avere un piano (per esempio, circa la propria comunicazione), perché sono convinto che “avere un piano” sia l’unico modo per poter “cambiare piano” nel caso le mutate circostanze ce lo richiedano. Cercando di evitare, naturalmente, l’escalation dell’impegno!

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