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JobManagement – Licenziate i poliziotti dello status quo, quelli che arrestano l’innovazione

di Luigi Ballerini – Com’è faticoso sconfiggere la logica del “si è sempre fatto così”! Lo documenta un articolo su Forbes dal titolo tanto aggressivo quanto suggestivo: Fire the status quo police. Licenziate i poliziotti dello status quo, quei soggetti che, come recita bene il sottotitolo, hanno il potere di prevenire l’innovazione e di devastare un business intero.
Le moderne trincee in cui questi custodi dell’ordine costituito si arroccano sono rappresentate dalle procedure, spesso osannate ed invocate per mantenere un sistema che magari ha funzionato per un po’di tempo, ma che poi rischia di cristallizzarsi in una pericolosa situazione di stallo. Ciò che è capace di ammazzare ogni singulto di novità è proprio il culto del deja vù aziendale, riassumibile in tante espressioni diverse, ma sempre a senso unico: non si usa, ma che ti sei messo in testa?, qui le cose non funzionano così, non te lo permetteranno mai… Pronunciate ad ogni livello, dall’approvvigionamento della cancelleria alle strategia degli executive.
Squadra che vince non si cambia, si dice. Eppure a volte bisogna cambiare, perché cambiare significa adattarsi, anzi meglio anticipare le nuove condizioni pena l’estinzione.
La resistenza all’innovazione è un male che sperimentano molte organizzazioni e che soprattutto oggi, nella difficile situazione di mercato, diventa un vero e proprio boomerang se non la si sa riconoscere e controbattere.
Esiste certamente una resistenza ambientale, dell’organizzazione tutta: sono i casi in cui i sistemi mostrano una rigidità interna che ingessa l’attività in pratiche codificate che non possono essere messe in discussione; sono i casi in cui la selezione stessa del personale privilegia quegli individui che si presentano ai test come perfetti esecutori, scelti in quanto privi di ogni guizzo di creatività o pensiero out of the box.
Ma siccome le organizzazioni sono fatte dagli uomini, non possiamo non considerare anche la resistenza personale di quei boss che diventano poliziotti dello status quo esclusivamente per difendere una posizione individuale che vede solo nemici e antagonisti in chi sarebbe invece in grado di portare un po’ di aria fresca, nuove idee magari. Sono dei pericolosi dinosauri: manager, capufficio, responsabili di ogni grado diventati vecchi di testa e di spirito, non necessariamente all’anagrafe. Paradossalmente più la situazione si fa difficile più si arroccano sulle loro posizioni in un circolo vizioso che non concede scampo.
Occorre qualcuno che abbia l’audacia di togliere il potere dalle mani dei guardiani dello status quo, prima che sia troppo tardi. Solo allora l'innovazione e la creatività dell'organizzazione potranno rifiorire per portare nuovi risultati e tornare a far crescere l'azienda.
Intanto, nell’attesa, nessuno può stare inerme: occorre il nostro personale impegno, a ogni livello, per valorizzare chi lavora con noi ogni volta che ha qualcosa di interessante da dire, se cerca nuove strade per vecchi problemi, se si dimostra aperto ai cambiamenti e capace di coglierne le potenzialità. Piccoli passi, forse, capaci però di rompere lo status quo quando ce n’è bisogno e di rinnovare in noi una passione curiosa, non sospettosa, verso il nuovo. Per tornare anche a divertirci sul lavoro.
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  • Luca Baiguini |

    Discussione davvero molto interessante.
    Studiosi come Getz e Robinson si sono dedicati alla creazione di veri e propri sistemi di management delle idee e, quindi, dell’innovazione.
    Un teamleader, per quanto innovatore, deve, però, sempre confrontarsi con la quantità di innovazione che il suo team è in grado di sopportare in ogni momento del suo ciclo di vita, pena la perdita della bussola e l’instaurarsi di uno stato di confusione che con la creatività e l’innovazione ha poco da spartire.

  • rosanna santonocito |

    qui si non censura nessuno, tranne il turpiloquio, gli sfoghi a rischio di querela, i commenti offensivi e gli attacchi personali

  • Claudio Resentini |

    Ma quali atteggiamenti mentali, scusa, Rosanna?! Qui si parla di pratiche, organizzazioni, interessi, potere,…
    E comunque ci sono un sacco di professionsiti che lavorano (e campano) proprio sulla modifica degli atteggiamenti mentali (psicologici, coach, formatori aziendali, ecc.)
    ps un commento simile l’ho già inviato, ma forse non è arrivato (non voglio neppure pensare che sia stato censurato: non è nel tuo stile, vero, Rosanna?)

  • rosanna santonocito |

    ma come sei malizioso alexpitt! Ogni lettore legge e interpreta a suo piacimento 🙂 …

  • alexpitt |

    Ogni riferimento a fatti o “ferrucci” è puramente casuale? Concordo pienamente con quanto espresso nel post.
    Se negli USA il fatto può riguardare una quantità di contesti minoritari o marginali, nel nostro Belpaese il discorso coinvolge interi settori. Penso si possa partire dalla testa – vedi il neoministro dello “Sviluppo” economico che cassa da più di un anno 800 mln per la banda larga (chissà … potrebbero disturbare ” Cesare” ed il “novissimo”digitale terrestre), per arrivare ad aziende leader di mercato che a parole cercano di elaborare nuovi processi aziendali, pensando si possono fare “miracoli rivoluzionari” limitandosi all’acquisto di nuovo HW e SW, ma che nella realtà non vogliono vengano intaccati i meccanismi interni, ormai consolidati, che sono il vero freno alle innovazioni!
    Sono le teste che dovrebbero cambiare, ma purtroppo siamo tutti gattopardi. Si cambi tutto, purchè nulla cambi… tanto poi è colpa dei cinesi!

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