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(Non è)JobFiction / “NO! – Contro il dramma degli incidenti sul lavoro”. La mostra fotografica dell’Anmil prosegue il giro d’Italia

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Al posto della JobFiction con il consueto film che fa parlare di lavoro, questa settimana c'è una mostra (itinerante).  Che purtroppo fiction non è…A dire che è verità , quella raccontata dalle  foto  – sono foto che parlano,  proprio  -  ci sono le cifre che Fabrizio riporta, per chi legge il post fino alla fine…SEGUI JOBTALK E JOB24.IT ANCHE SU TWITTER CON 24JOB  
 

di Fabrizio Buratto.- Giuditta Cotena era felice: dopo vent’anni passati a Caserta, si era trasferita a Reggio Emilia dove aveva un lavoro, una bimba piccola e un uomo che la amava, Nicola. Faceva l’operaio in una ditta di pasta fresca. Il 24 maggio 2005 uscì di casa la mattina presto perché aveva il turno delle sei. A mezzogiorno i carabinieri si presentarono a casa di Giuditta per comunicarle che il padre di sua figlia era morto schiacciato in un’impastatrice priva delle grate di sicurezza. Nicola aveva 28 anni. Giuditta porta la sua fotografia al collo, in un ciondolo a forma di cuore. Lo mostra all’obiettivo di Riccardo Venturi, il fotografo che per l’Anmil ha realizzato le immagini di “NO! – Contro il dramma degli incidenti sul lavoro”.                                                                                   
  In 46 scatti, corredati da didascalie, sono fissate 25 storie di incidenti sul lavoro o malattie professionali e 10 luoghi simbolo: dalla ThyssenKrupp di Torino al polo petrolchimico di Priolo in Sicilia.  Un gabbiano in controluce a mezzo  cielo fra strutture di cemento immortalate dal basso. E’ il polo industriale di Marghera, la didascalia recita: “157 operai morti, 103 infermi, 25% di mortalità sopra la media nazionale per tumori alle vie respiratorie, 120 discariche abusive, 5 milioni di metri cubi di rifiuti tossici e fanghi alla diossina depositati sui fondali lagunari”.  Venezia è lì di fronte.                                                                                                            
La mostra fotografica itinerante, partita da Roma nel 2009, continua a girare l’Italia. In questi giorni, fino a domenica 3 ottobre, fa tappa all’Orio Center di Bergamo in via Portico 71, proprio di fronte all’aeroporto di Orio al Serio. Le insegne dei negozi di video, abbigliamento, scarpe e cosmetici, sono la cornice dei pannelli fotografici, fissati in circolo.
Il senso di straniamento risulta forte in un simile contesto. I clienti del centro commerciale sono attratti dalle fotografie, non si può fare a meno di guardarle. Qualcuno, però, non vuole vedere e se ne va in fretta, dopo aver dato un’occhiata, mentre i più indugiano su immagini e scritte.



Altri ancora fanno il percorso completo, quindi posano le borse degli acquisti a terra per lasciare un pensiero sull’albo messo a disposizione dal banchetto dell’Anmil. A presiederlo si danno il cambio i responsabili della sezione provinciale di Bergamo: “In cinque giorni siamo arrivati a 25 pagine di firme, frasi, considerazioni” – osserva quasi stupito Mario Agostinelli, vicepresidente della sezione Anmil di Bergamo. “Si fermano anche molti giovani, fanno domande. Quello degli infortuni sul lavoro è un mondo che non conoscono, sono impressionati dalle cifre che hanno letto per la prima volta vicino alle fotografie”. Queste: ogni giorno, in Italia, ci sono in media 2.500 incidenti sul lavoro in cui 27 persone rimangono invalide permanenti e 3 perdono la vita. Se un virus facesse 3 morti al giorno, e causasse gravi danni per tutta la vita ad una trentina di persone, tivù e giornali riporterebbero un elenco minuzioso delle vittime – com’è accaduto alla fine del 2009 per la temuta pandemia di influenza suina – e fra la popolazione si diffonderebbe il panico.
L’epidemia di morti e invalidi sul lavoro, invece, è una malattia silente della società. Come non considerare diversamente da una malattia sociale un milione di incidenti sul lavoro all’anno? Senza contare le malattie professionali. L’Inail calcola che il picco dei malati di mesotelioma, il tumore procurato dall’amianto, si avrà nel 2025. Mentre scrivo, dò un’occhiata all’Ansa: “Morto dipendente azienda vinicola”.                                                                                                             
Dopo Bergamo, la mostra farà tappa ad Asti, Pesaro, Urbino, Verbania, Modena, Grosseto, Cuneo, Biella e Ravenna. La strada è ancora lunga. 
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