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Ma si può lavorare così? / Teneri e aggressivi o narcisisti e modesti? Troppo elementare: in ufficio la spunta il mutante del terzo tipo, lo yesman-squalo

Parlando di comportamenti umani sul lavoro, ragionare per categorie con l'occhio dell'etologo o del darwinismo fondamentalista è sempre rischioso. Ma gli studi delle università remote fanno parte del repertorio estivo internettiano classico, si sa, come il calippo e la bira. Sono la materia prima delle chiacchierate da spiaggia. Pazienza se vanno allegramente al macero anni e pagine di studi (di quelli seri e senza stagione) sulla leadership partecipativa, sull'emotional leader e via discorrendo…Umberto Rapetto ne approfitta per fare una considerazione che allarga la visuale dell'Università del New Jersey: la mutazione dei tipi da ufficio, e dei carrieristi, è andata ben oltre il fiore o la clava…Concordo pienamente(ma preferirei di no)!
di Umberto Rapetto.-www.umbertorapetto.it/.- Ho letto qualche giorno fa un pezzo di Chiara Beghelli intitolato "Ma quale uomo tenero e modesto, in carriera pagano narcisismo e aggressività ", in  cui, nello scenario del lavoro e degli affetti, emerge una netta dicotomia a proposito del “normotipo” aziendale/sociale: da una parte l’uomo tenero e modesto e dall’altra quello aggressivo e narcisista.
Mi spiace. Non sono d’accordo. Purtroppo sono tempi duri per il “bipolarismo” e vorrei evidenziare come nella popolazione – in ambito d’impresa e di relazioni interpersonali – svetti almeno una terza categoria di soggetti cui il successo arride immeritatamente. E’ l’esemplare meticcio in cui si sono incrociate la razza degli “yesman” e quella degli spregiudicati.
 Parliamo di quei personaggi che sono disposti a fare quel che nemmeno il committente avrebbe mai coraggio di portare a termine. Capaci di fare a meno di un proprio habitat, sono quelli che rapidamente si adattano con grande facilità a quello altrui. Zoologicamente un misto tra camaleonte e squalo, non si limita a fare – senza discutere – quel che gli viene ordinato, ma anticipa i “desiderata” di chi lo comanda e attende scodinzolante riscontro del proprio operato. La componente “aggressiva” è abbinata ad una cieca sudditanza che nega ogni forma di eccesso di autostima o autocelebrazione.
 I “capi” prediligono questo genere di persone e temono quelle pericolosamente capaci (che poco somigliano loro) anche involontariamente pronti ad insidiarne la leadership o a metterne in discussione il “mito”.
E’ la civiltà in cui si premia chi licenzia decine o centinaia di dipendenti con un bonus in denaro non distante dalla somma delle retribuzioni annue dei “mandati a casa”. Ma, a proposito, è civiltà? 
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  • gigio |

    non ho generalizzato al contrario.. sono profondamente convinto che le teorie ed il profondo senso di se inculcato ai bocconiani messo in pratica in un mercato e un tessuto imprenditoriale come quello italiano abbia causato e continua a causare danni incredibili !

  • rosanna santonocito |

    eviterei le generalizzazioni : i “bocconiani”, gli “statalesi” ” i “bicocchini”, i “i luissotti” “i sapienzisti”…grazie

  • gigio |

    Solo yes men, semplici passacarte che di fatto non si assumono mai alcuna responsabilità, se poi sono “bocconiani” ..rapporti interpersonali sotto zero, teoria tanta, pratica… una tragedia ! Così si rovinano le aziende, i rapporti con la clientela ed i fornitori etc.

  • yeomen75 |

    Quando – giovane di belle speranze – entrai sul mondo del lavoro, ascoltavo con un misto di compassione, tristezza ed incredulità i discorsi di chi mi diceva che se sei bravo ti tagliano fuori e che ad alcuni capi fa comodo avere un sottoposto stupido. Beata ingenuità… Quanto agli yes-man, nemmeno in un canile si vedono tanti scodinzolamenti. Che grandissima tristezza, le aziende; e quanto male fa pensarlo a 35 anni.

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