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Flessibili o precari ? / Il termovalorizzatore del mercato del lavoro non funziona

 Per i lavoratori It statunitensi rottamati come vecchi computer lenti l'outplacement probabile è nella pirateria? I precedenti ci sono. Così riflette sui 9mila licenziamenti annunciati dal'Hp e relative conseguenze occupazionali  Umberto Rapetto nel post di oggi…Cliccate sul titolo per leggerlo fino alla fine
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di Umberto Rapetto. – Colonnello Comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche GdF.- HP ha appena annunciato che investirà 1 miliardo di dollari per lanciare la “New Era of Enterprise Services”.
Fantastico. Il comunicato stampa del 1° giugno apre grandi prospettive, ma chi lo legge fino in fondo scopre che potrebbe esserci un non considerato rovescio della medaglia. Il secondo periodo del quinto capoverso contiene un “As a result of productivity gains and automation, HP expects to eliminate roughly 9,000 positions”, senza dubbio meno entusiasmante di una premessa incentrata sui brillanti risultati d’impresa.
Non è il primo, né sarà l’ultimo passaggio dell’evoluzione occupazionale nel difficile comparto hi-tech e la notizia pur dolorosa dei novemila licenziamenti richiama la nostra attenzione non sull’ “adesso” ma sul “dopo” dei tanti che negli ultimi anni hanno visto infrangere i propri sogni sugli impietosi scogli del business.
Una decina d’anni fa si palesò il popolo di Seattle, etnia emergente in cui si erano mescolati ambientalisti irriducibili e vittime della globalizzazione. Quest’ultima componente “razziale” vantava nei suoi ranghi numerosi ex dipendenti dell’industria informatica, lasciati a casa a seguito di ponderate scelte aziendali che – ad esempio – avevano portato a sviluppare il software in India o in altri Paesi caratterizzati da elevata scolarità/professionalità e livelli salariali inversamente proporzionali.
A rimanere a casa, anche stavolta, sono soggetti fino a poco tempo fa privilegiati da un lavoro “importante” e abituati a condizioni reddituali in grado di garantire un agiato tenore di vita. A perdere il posto, quindi, sono persone di difficile “outplacement” anche se disposte a transumare in una nuova esistenza bucolica. Prossima a girare i pollici l’ennesima schiera di bravissimi specialisti nel cui identikit odierno spiccano rabbia, dolore, disperazione, sete di vendetta.
Chi si occupa di sicurezza guarda con preoccupazione un simile orizzonte. Cosa andranno a fare le migliaia di uomini e donne che il mondo delle tecnologie sta espellendo come scorie e che il mercato del lavoro non riesce a riciclare?



Qualcuno troverà riscontri – tanto favorevoli quanto effimeri – nelle realtà concorrenti: c’è sempre qualcuno pronto a comprare i segreti dell’azienda “ingrata” o quelli dei clienti di tale impresa. Know-how e informazioni commerciali riservate hanno un naturale decadimento organolettico: come i prodotti alimentari sono destinati a scadere, pregiudicando il potere contrattuale di chi ne ha la disponibilità. Tale ossigeno brucia in fretta e la combustione è accelerata dallo sconforto di non trovare utile e duratura collocazione.
A offrire prospettive rimangono opportunità che odorano di compromesso o, addirittura, di illegalità.
Certi skill possono far gola alle potenze industriali straniere prive di scrupoli, al crimine organizzato, alle organizzazioni terroristiche. Ma questi “datori di lavoro” non sono certo capaci di assorbire gli esuberi passati, presenti e futuri. E allora il singolo desiderio di revanche può portare persino a rappresaglie personali, con dinamiche imprevedibili che si traducono in danneggiamenti, ritorsioni o altre condotte delittuose.
Se si moltiplica un “incazzato” per novemila e si somma il totale al resto delle precedenti operazioni, quale può essere il risultato?

 

  • claudio |

    Analisi condivisibile, anche se IMHO il termine “pirateria” e’ fuorviante.
    Non confondiamo la prego “pirateria” con “criminalita’ “.
    Altrimenti si fa una confusione ingiusta che alimenta un equivoco pirata=criminale assolutamente ingiustificato.
    Cordiali Saluti
    Claudio Brovelli
    Vice presidente Associazione Partito Pirata

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