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JobFiction / “La nostra vita”di Daniele Luchetti: in bilico tra ponteggi, lavoro nero, extracomunitari e strozzini, il dramma di un piccolo imprenditore edile

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La nostra vita: regia di Daniele Luchetti
Parola chiave: lavoro nero
Professione: piccolo imprenditore edile
Ambientazione: Italia
Genere: drammatico
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=NbWXHLk8anc

di Fabrizio Buratto.- Sui ponteggi di un palazzo in costruzione alla periferia di Roma non si distingue fra datore di lavoro ed operai edili, se non fosse perché il piccolo imprenditore trentenne Claudio (Elio Germano) urla ordini e imprecazioni mentre lavora. E’ il sistema dei subappalti a catena; in fondo alla piramide, spesso, c’è il lavoro nero degli extracomunitari. In “La nostra vita” questi  stranieri di serie B poco raccontati dal cinema italiano, hanno un ruolo importante fuori e dentro al privato di Claudio, che come loro vive ai margini: della grande città e della cultura. Non ha risorse, se non quelle economiche, ma ha una moglie che ama (Isabella Ragonese) e due bambini piccoli. Una vita felice, perché senza troppe pretese eppure dignitosa, che all’improvviso precipita quando la moglie muore partorendo il terzo figlio. Claudio reagisce al lutto buttandosi in un affare più grosso di lui, con il pretesto di dare ai figli quello che non hanno mai avuto: i beni materiali del centro commerciale, dalla playstation alla tv maxischermo.

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Ricattando il palazzinaro per cui lavora e con il quale condivide un terribile segreto, il giovane vedovo lo costringe a dargli in subappalto un intero stabile. “C’è poco tempo e poco guadagno”, lo avverte il palazzinaro, ma Claudio vuole “fare il salto” e comincia ad indebitarsi. “Una soluzione si trova”, ripete a chiunque lo metta di fronte ai guai in cui si è cacciato: i lavori vanno per le lunghe, i manovali reclamano lo stipendio, il palazzinaro la consegna dell’edificio e lo strozzino il denaro prestato.
L’operaio-imprenditore perde il controllo, fino ad inveire contro la “sua” manovalanza colpevole di essere in pausa: “Vi ho insegnato un mestiere!”. “Ce l’avevo io, un mestiere, e prima di te”, gli risponde un extracomunitario che al suo paese faceva il pediatra. Quando i manovali senza stipendio da due mesi lo abbandonano, la “soluzione” di Claudio è di chiedere aiuto alla famiglia, il più ammortizzante ammortizzatore sociale d’Italia. Così i suoi fratelli Piero (Raul Bova) e Loredana (Stefania Montorsi), con un grande sforzo economico gli permettono di terminare la palazzina. A sostituire i manovali extracomunitari che avevano abbandonato il cantiere su vecchie auto scassate, ecco arrivare la nuova forza lavoro su auto di lusso: sono i cottimisti. “Lavorano ventiquattro ore su ventiquattro a nero. Sono tutti italiani, questi lavorano il doppio, altro che gli extracomunitari”, spiega a Claudio il caposquadra, che ha portato con sé anche l’anziana madre “così fa da mangiare per tutti e dormiamo qui.”
Unico film italiano in concorso al Festival di Cannes, “La nostra vita” ha il pregio di raccontare le vite dei suoi personaggi senza giudicarle. L’evasione fiscale, il lavoro nero, lo strozzinaggio, per loro costituiscono la norma poichè cresciuti in un ambiente che li tollera e li giustifica. E’ questo il dramma messo in scena da Luchetti oltre a quello, personale, del protagonista.
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