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JobComics / E se Mr Fantastic abitasse in Italia, dove la ricerca non è una priorità?

Reedr
Ci sono mancati i JobComics di Liliana, eccoli che tornano, sempre legati alle cose dell'attualità del lavoro…infatti sono supereroi, sennò non ce la farebbero…
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di Liliana Bossi Alzi la mano chi non conosce l’uomo più intelligente dell’Universo Marvel, Reed Richards, leader dei Fantastici 4, fumetto creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1961.
E’ un uomo perfetto: marito fedele (di Susan Storm, la Donna Invisibile), padre esemplare (di Franklin e Valeria), amico fidato (di Ben Grimm, alias La Cosa), cognato comprensivo (di Johnny Storm, La Torcia Umana), scienziato inarrivabile in grado di penetrare tutti i misteri dell’universo: sua è la scoperta dell’antimateria, della Zona Negativa (una sorta di universo parallelo), della quantistica avanzata che permette di viaggiare nello spazio e nel tempo. Il suo soprannome nel mondo Marvel è Mister Fantastic (lo deve al fatto che è capace di allungare il proprio corpo e modellarlo come meglio crede, ma è un dettaglio rispetto alla sua intelligenza).
Mr. Fantastic è il prototipo di come nasce un grande

Locandinapaola
scienziato in Paesi dove la ricerca è importante: bambino prodigio, già al college studiava come realizzare un razzo spaziale per andare sulla luna (era il 1961). Laureato, ottenne fondi per la ricerca dal governo con cui iniziò una collaborazione proficua da un punto di vista scientifico. Ovviamente nel mondo Marvel il premio Nobel non esiste, altrimenti Richards lo avrebbe vinto ad anni alterni, visto che la sua mente prodigiosa sforna invenzioni come un bravo pasticciere sforna torte.

Cosa ha a che fare il cervellone Marvel con la nostra realtà? Come ho detto è il classico esempio di una mentre dotata cui lo Stato da fondi e opportunità per proseguire le sue ricerche nel proprio Paese.
Nella realtà, anche in Italia abbiamo giovani dotati di altrettanto talento, ma anche di meno opportunità di metterlo a frutto. Ad oggi, ad esempio, sono stati consegnati complessivamente 868 premi Nobel di cui 12 ad Italiani per la ricerca scientifica, circa 1,3% del totale. Tra questi 12 però 4 sono naturalizzati in altri paesi e vivono regolarmente all’estero e altri 5 hanno fatto le loro maggiori scoperte all’estero, vincendo grazie ai fondi di altri Paesi.
La ricerca, infatti, in Italia non è tra le priorità di nessuna finanziaria ed è sempre tra le prime a venir tagliata: oggi la spesa è all’1,1% del Pil e si stima che si arriverà al 3% entro il 2015, mentre in Paesi come l’Inghilterra c’è stata una crescita del 13% solo negli ultimi anni.
Il risultato è che le menti scientifiche italiane vanno all’estero a lavorare, per poter vivere dignitosamente senza dover fare due lavori per mantenersi, pagare il mutuo e poter avere, oltre ad un lavoro che piace, anche una famiglia e dei affetti e la possibilità di mantenerli.

Nei fumetti, soprattutto in quelli Marvel, non succede mai che il talento non sia premiato o che il genio non venga riconosciuto: la scienza ha sempre un posto d’onore nelle varie storie degli eroi e spesso ne determina il destino e la notorietà oltre che le fortune economiche.
Nella realtà, soprattutto in Italia, invece, gli scienziati hanno uno strano destino: raramente vivono alla luce, spesso sono chiusi in uffici polverosi e scomodi, poche volte vedono le applicazioni pratiche delle loro ricerche e ancora più raramente ne raccolgono i frutti economici, almeno nella ricerca pura o cosiddetta di base, fatta dallo Stato per il bene dei suoi cittadini.
Sarà per questo che le maggiori scoperte degli ultimi anni nella ricerca per il cancro e l’HIV sono state fatte dai italiani che vivono e lavorano all’estero?
Non so, so però che Mr. Fantastic non abita in Italia e non ha mai pensato nemmeno di venirci in vacanza.

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