Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Flessibili o precari? / “La sfida degli outsider” di Angela Padrone: giovani e donne sono due maggioranze senza peso

Outsiderpadrone
…ma molto osservate nella loro trasparente numerosità, come capita di solito alle specie rare. La sfida dunque non è rivelarsi o attrarre l'attenzione di media e politica, ma incidere. Insieme possibilmente e mettendo al bando il lagno. Al paradosso italiano più eclatante, forse, è dedicato il libro nuovo di Angela Padrone, giornalista del Messaggero, blogger brillante e seguita di Cambiamondo  che appunto di donne e giovani  e lavoro parla, e anche nostra amica di blog: quindi segnalarlo è un piacere! Prefazione dell'ormai ubiqua Emma Bonino, ma le dietrologie qui sono fuori posto: è in libreria da novembre!
SEGUI JOBTALK E JOB24.IT ANCHE SU TWITTER CON 24JOB 

di Fabrizio Buratto.- La giornalista Angela Padrone ha ragione : politici, giornalisti ed economisti fanno un gran parlare di donne e giovani“tanto che l’appello a donne e giovani ripetuto come un mantra in ogni occasione, ha già stancato prima ancora di essere accolto”. Così si legge nelle prime pagine di “La sfida degli outsider – Donne e giovani insieme per cambiare l’Italia”, edito da Marsilio.
Due categorie, giovani e donne, che insieme arrivano al 60% della popolazione italiana, ma con scarso peso nella società e sottorappresentate in Parlamento, dove le donne sono il 18% e l’età media degli uomini supera i 50 anni. Eppure “le donne costituiscono più del 51% dei residenti e il 52% di coloro che hanno diritto al voto, e i giovani tra i 15 e i 29 anni sono circa il 15%”. Giovani fino ai 29 anni, appunto; peccato che nel nostro paese si venga chiamati giovani fino ai 35 e oltre, per poi essere considerati vecchi a 40 anni dal mercato del lavoro. Ed è proprio il mercato del lavoro a rendere outsider gli outsider, estromettendoli o relegandoli ai margini: disoccupati, precari, co.co.pro. senza un pro e senza alcun sostegno una volta scaduto il contratto.  Privilegi, questi, esclusivi degli insider. E pensare che se donne e giovani fossero presenti nel mercato del lavoro nella stessa misura degli altri paesi europei, il Pil italiano, si stima, salirebbe dai 10 ai 17 punti percentuali.
Bando alle lamentele, è il messaggio di Angela Padrone, secondo la quale la crisi dovrebbe rendere finalmente chiaro come l’immobilismo all’italiana non sia più praticabile.



“Nel calcio l’Italia l’ha provato tante volte: più difficile la partita, più salta fuori la voglia di farcela ad ogni costo.” Ma per dare un calcio – e sappiamo dove – a questo sistema, occorrerebbe mettere in pratica, da domani, le dieci proposte con le quali l’autrice chiude il saggio, dopo aver spulciato siti e blog alla ricerca di voci degli outsider non mediate da tv e giornali. Si parla di “quote rosa e quote verdi”, di “flessibilità buona”, di “ammortizzatori sociali, formazione e Flexicurity”, di “tasse più basse per le donne”, di “investire sui nuovi politici.” Si parla. Certo, chi scrive non può fare altro che usare le parole, alle quali dovrebbero seguire i fatti, per questo la tentazione di sostituire la “sfida” del titolo con “sfiga” è forte. La sfiga degli outsider consiste nell’essere tali, ovvero donne e giovani, in un paese dove di riforma del mercato del lavoro e ammortizzatori sociali si continua a parlare e basta.
Tre anni fa, però, sui precari Angela Padrone non la pensava allo stesso modo. “Precari e contenti” era il titolo del suo libro precedente, presentato alla LUISS di Roma in un dibattito dove il medesimo Luigi Celli che oggi esorta  suo figlio a lasciare l’Italia,  sosteneva che “si può essere felici al di là del lavoro”.
L’unico a non aver mutato opinione, rispetto a quell’incontro, è Michel Martone, il quale, nella presentazione di questo libro ripete ciò che disse allora: la riforma previdenziale delineata nel protocollo del 23 luglio 2007 finanziò l’abolizione dello “scalone” con l’aumento dei contributi dei co.co.pro. “che, se saranno fortunati, dovranno lavorare fino a settant’anni per mandare in pensione due anni prima quei lavoratori, gli insider di turno, che non vogliono aspettare di compiere sessant’anni.”

 

  • Ma |

    Avete presente quelle magliette con la scritta: “Single per scelta… di un altro!”, beh io ne propongo una nuova versione: “Freelance per scelta… di un altro”. Freelance è un altro modo di dire precario nel campo del giornalismo. Siamo sempre pronti, giustamente, a guardare quello che succede in casa d’altri ma non accendiamo mai i riflettori su quello che succede in casa nostra. E così si è arrivati al punto che testate ed editori vari si sentono in diritto di offrire lavoro non solo sottopagato ma addirittura a costo zero. Guardate qui: http://illavoronobilitailportafoglio.blogspot.com
    una raccolta, non troppo esilarante, di annunci di lavoro dedicati alle “professioni intellettuali”

  • rosanna santonocito |

    grazie angela della precisazione, che invoglia ancor di più, chi non l’avesse fatto, a leggere il libro. Soluzioni all’orizzonte non ne vedo granchè, al momento. Ma poichè dopo le elezioni Regionali godremo in Italia di ben due anni senza chiamate al voto nè campagne elettorali, forse sarà quello il tempo dell’elaborazione meditata e delle riforme, meglio se condivise, quelle che stanno a cuore, appunto, a giovani e donne, le maggioranze senza peso….

  • angela padrone |

    Caro Fabrizio, grazie della recensione, però io non credo di avere grandemente cambiato idea rispetto a Precari e Contenti. Ho approfondito la riflessione cominciata allora e l’ho fatto assumendo un punto di vista più generale: se già prima dicevo che questo è il peggior mercato del lavoro dell’Europa occidentale, se già paragonavo i giovani a degli “indiani” costretti fuori dal fortino degli ipergarantiti, ora dico che correggere queste storture del nostro mercato del lavoro (e anche della politica e del nostro costume nazionale) non solo servirebbe ovviamente agli outsider, ma a tutto il sistema Italia. Continuo a credere che la flessibilità sia una potenzialità e credo che nessuno di noi vorrebbe mai tornare alle rigidità del mercato del lavoro di 30 anni fa, però ritengo che si debba andare avanti nella riforma del welfare. Credo anche che le discussioni che abbiamo fatto (anche con te) ai tempi di Precari e Contenti mi abbiano spinto a cercare di comprendere meglio il punto di vista dei giovani. Insomma, Precari e Contenti, forse era un libro più provocatorio (e magari anche più di successo), ma questo lo “dovevo” a me stessa e a tutti gli outsider!

  • luisella |

    Mi permetto di dissentire con la sua interpretazione del sistema-mercato del Lavoro, poiché esso non rende gli outsider degli extra terrestri borderline. Il mercato del Lavoro teme la competenza più della concorrenza!
    Angela Padrone, con Precari e Contenti, ha cercato di far capire quanto fosse importante sfruttare la precarietà, per rischiare un po’ di più, per ricercare una formazione più specifica, per economizzare il tempo, in modo da dargli il giusto valore economico, senza sprecarlo in chimere, promesse, in progetti irrealizzabili “in Italia”.
    Insomma, secondo una mia interpretazione, bisognerebbe sforzarsi di uscire da un individualismo cieco e fine a se stesso, per approdare ad un individualismo “sociale”. L’analisi delle varie metodologie di studio economico, in questo contesto di crisi (che dev’essere superato con l’innovazione), ha come oggetto di ricerca/studio: l’agente.
    L’agente è un soggetto capace di una sua utilità marginale/ottimale insita nell’essere oggi “individualista.
    Interessante, sotto questo aspetto, è la teoria dell’inconsistenza dinamica, dove la valutazione dei problemi, nei momenti d’incertezza, diventa un plus ultras rispetto alla competenza specifica offerta o domandata, indipendentemente dallo status o genus.
    Grazie della piacevole lettura e dell’opportunità di confronto offerta.
    Saluti
    Luisella

  • doctor eko |

    Questo libro affronta uno dei temi più rilevanti per la crescita del paese.
    In Italia il tasso di disoccupazione dei laureati è pressoché pari a quello dei diplomati, e il salario di ingresso di un laureato è pressoché lo stesso di un diplomato. La situazione è aggravata dal fatto che questi inizi “rallentati” non vengono recuperati nel corso della carriera professionale.
    È importante inoltre sottolineare che questa crescente divergenza tra redditi dei più giovani e dei più vecchi non è soltanto il frutto di più bassi salari di ingresso che vengono poi recuperati nel tempo, ma rispecchia percorsi di carriera complessivamente rallentati e svalorizzati rispetto al passato.
    Inoltre, nonostante la riforma, il laureato italiano spende più del doppio del tempo rispetto ad un coetaneo inglese per conseguire un titolo equivalente in termini di opportunità professionali.
    A questo dato occorre aggiungere la scarsa spendibilità nel mercato del lavoro del tipo di preparazione acquisita durante il percorso di studi: sono molte centinaia di migliaia gli italiani “sottoinquadrati” al lavoro (in maggior parte donne).
    Soluzioni? Speriamo di trovarne in fretta e di efficaci.

  Post Precedente
Post Successivo