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Formazione internazionale / Business education: Nella compilation dei ranking 2009 del Financial Times occhi puntati sull’Europa, “salve” le italiane

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di Loredana Oliva.- Il Financial Times analizza l’andamento della crisi economica globale del 2009 , attraverso le performance delle Business School Europee, nelle sue pagine dedicate alla Business education .  Vincenti in quanto a stabilità, incremento del numero d’iscritti  e performance negli Mba, Master e Executive courses, in un ranking che vede al vertice Hec Paris, London Business school, Insead, Imd Losanna, con le spagnole Iese e IE. Questa classifica è il “ranking dei ranking”, tiene conto delle posizioni che le scuole hanno conquistato in tutte le diverse classifiche pubblicate nel corso dell’anno: ranking Mba, Executive, Master in management, corsi a catalogo e a commessa.  Una collezione di dati che fa notare come le scuole europee abbiano tenuto in termini di  iscritti e di denaro investito dalle aziende, più delle americane. E le europee rimangono stabili in una classifica giunta alla sua terza edizione, e che di solito viene presentata un po’ in sordina.
L'analisi salva le scuole italiane, Sda Bocconi e Mip Politecnico di Milano, prendendo in considerazione per la prima volta quest’ultima, 56esima su 70, che da tre anni ha ottenuto la certificazione Equis , condizione necessaria per essere valutata dal Financial Times . Ci sono sette nuove scuole nel ranking,  tra quelle che hanno migliori posizione in classifica la polacca Kozminski University  (42esima), Mip di Milano (56esimo) Koç University d’Istambul (65esima).
Della Bradshaw,  business education Editor di Ft, aveva già detto la sua  venerdì 4 dicembre in un articolo  dal titolo “ Business as Usual?”   Le scuole di business europee già dall’inizio dell’anno erano considerate meno responsabili di altre nell’aver formato quei manager della finanza dei sub prime. “I docenti hanno riflettuto e dibattuto, ma una volta abbassati i riflettori le application per mba e master sono tornate a crescere, e le angosce sono sparite”, ha commentato la Bradshow. 
La crisi finanziaria aveva provocato a livello globale un abbassamento nel numero d’iscrizioni soprattutto negli Mba, e le aziende avevano ridotto gli investimenti sulla Executive education, nei corsi a catalogo e a commessa, una crisi che ha investito soprattutto le business school americane. 
Stavolta, l’attenzione internazionale è puntata sull’Europa, mentre rimangono ferme le considerazioni sulle prime dieci scuole classificate, le più prestigiose d’Europa che ormai sono in diretta competizione con colossi del calibro di Harvard o Mit, le novità riguardano le new entry, e il peso di criteri come la differenza di origine e culture nelle classi, che hanno determinato la buona posizione nei ranking precedenti (Full Mba, Executive, Master in Management). 

Si fronteggiano le scuole francesi e quelle inglesi, per la Francia (con 18 business school) i nomi più famosi, Hec, Lyon, Essec occupano il top della classifica, ma le altre istituzioni sono presenti anche nella fine nel ranking. La performance inglese (con 22 business school) è più salda nella prima metà della classifica. Giocano in casa gli studenti francesi, sono loro (tre alunni su 10, di quelli intervistati da Ft per i precedenti ranking) a comporre le classi di Master e Mba, mentre nel Regno Unito gli iscritti alle scuole inglesi sono soprattutto stranieri, solo l’8% degli intervistati nelle business school del Regno Unito sono inglesi. La presenza di studenti internazionali, soprattutto asiatici, contraddistingue la business education del Regno Unito. In generale vincono i programmi brevi, la tenuta delle scuole europee è attribuita agli Mba che durano solo un anno, a differenza degli Stati Uniti. Sul placement dei neo diplomati c’è un vero dibattito, nel passato i diplomati di un Mba trovavano lavoro entro tre mesi dalla fine del loro corso con percentuali che toccavano il 90%, oggi raggiungono a malapena il 70%.
Si spera nel 2010, la crisi ha dilatato il mercato e abbassato le aspettative in termini di salari, le scuole si organizzano anche in network tra loro, identificando un mercato di riferimento, e una rete comune di aziende disposte a investire in innovazione, e assumere figure manageriali con qualità diverse dal passato, per esempio le competenze nella green economy, ormai considerate fondamentali.
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