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Flessibili o precari?/Come vincere un posto di lavoro? Facendo la spesa al supermercato! E questo non è uno scherzo…

Tigros_locandina
La realtà supera la fantasia, osserva Alessandro Iapino, il lettore che ha segnalato questa notizia (grazie!)  a commento del post  di mercoledì sul finto reality per vincere un posto di lavoro a tempo indeterminato, inventato dalle Acli. Per la gioia di chi sostiene che che il posto si trova, basta cercarlo con un po' di creatività, meno competenze si hanno meglio è. Anzi, il posto si vince. E si può mettere nel carrello con la verdura e il latte.  Fabrizio ha cercato di capirci meglio, e si è anche un po' arrabbiato…
di Fabrizio Buratto. – Fai la spesa da Tigros, imbuca la scheda coi tuoi dati nell’urna blu e, se verrai estratto, vinci un posto di lavoro!!! Tre punti esclamativi ci possono stare perché non si tratta di un pesce d’aprile, siamo fuori stagione. I supermercati Tigros esistono davvero nel Varesotto e i vincitori del concorso che, dal primo al trenta di settembre, metteva in palio dieci posti di lavoro sono nove donne e un uomo in carne ed ossa. In cosa consiste il merito di chi è stato estratto nel concorso del supermercato? Nell’aver fatto una spesa di minimo trenta euro in uno dei punti vendita Tigros ed essere possessore della Tigros Card, da richiedere gratuitamente alla cassa, come spiega il regolamento
Nessuno sforzo per entrare in possesso della Tigros Card, dunque, e pensare che Sandokan sarebbe stato disposto ad uccidere la tigre della Malesia. Altri tempi. Il posto di lavoro vinto dai clienti consiste nell’assunzione a tempo determinato, per un anno, nello staff vendite dell’azienda Tigros ed è cedibile da parte del vincitore che intenda rinunciare in favore di una persona da segnalare. Di nuovo, in base a quale merito? Parentela, amicizia, simpatia; del resto si tratta di segnalazioni, parola tornata in auge. Le cartoline raccolte hanno superato le 350 mila, si legge su VareseNews.it, moltissimi dunque i clienti-concorrenti del supermercato ad aver sperato nel colpo di fortuna, probabilmente imbucando varie schede. La spiegazione più semplice del successo di una simile trovata sarebbe: siamo in tempi di crisi. No, siamo in tempi in cui per sfondare nello spettacolo si tenta la scorciatoia del reality e per risolvere i problemi economici si gioca al superenalotto o al nuovo win for life.
Beate le casse dello Stato che riscuotono tanti tributi senza doverli esigere. Ma il problema etico, sempre da porre in caso di grossi montepremi, diventa ineludibile se in palio viene messo un posto di lavoro. Parola che rischia, come altre in questi tempi, di essere svuotata del suo significato originario: lavoro dal latino “labor”, fatica. Il lavoro è un diritto costituzionale, non il premio di una lotteria, che si conquista e si mantiene con la fatica appunto, la capacità e il merito, anche quando non si tratta del lavoro biblico che fa sgorgare il sudore dalla fronte. Se cade questo paradigma, tutti i discorsi su meritocrazia e talento vanno a quel paese, al paese di Cuccagna dove chi più spende, più guadagna.
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  • rosanna santonocito |

    @fabrizio: decisamente il tasso medio di ironia sta scendendo. Nel Paese lo sapevamo, nel blog mi sorpende sempre un pochino (sempre a proposito di felicità e di complessità, anche..)

  • Fabrizio Buratto |

    Caro Luigi, la versione per trovare moglie “ho fatto la spesa e ho trovato la sposa” non la vedo realizzabile: i single consumano di più delle coppie.

  • Fabrizio Ferrando |

    Se per poter avere un lavoro non è più necessario avere un minimo di merito, mi pare che si stia cadendo un pò in basso.

  • Luigi Ballerini |

    A quando? Ho fatto la spesa e ho trovato un rene! (versione per dializzati). Oppure: ho fatto la spesa e ho trovato una moglie! (versione per single disperati). Oppure ancora: ho fatto la spesa e ho trovato un killer (versione per dipendenti mobbizzati e fuori di senno)!
    Idolatria del colpo di fortuna. La sindrome del nuovo millennio.

  • Cristella |

    Ci risiamo! Questa è istigazione al “velinismo”, dove l’obiettivo della vita è “vincere” e non “guadagnare col sudore”. Questo è l’elogio della raccomandazione, della bustarella…
    Avevo sentito questa notizia. Sono indignata prima di tutto come madre che cerca di educare le proprie figlie ai valori dello studio e del lavoro comunque dignitoso. Sono indignata come lavoratrice di lungo corso, con oltre trentanni di esperienza al servizio di chi cerca un’occupazione…
    Sì, spesso la realtà supera la fantasia, ma questo è davvero un pessimo esempio.
    Nei fatti, poi, vorrei verificare se chi ha “vinto” questi posti di lavoro resiste o viene presto liquidato,specialmente se non è bello,giovane e carino come la ragazza che pubblicizza l’iniziativa.

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