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JobDiversity/ Più belle o più intelligenti? Bella sarà lei: ancora a proposito del potere della bellezza

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Vi ricordate della dumb blonde dei film di Hollywood? Allora e in quel luogo dell'immaginario i termini della questione erano chiarissimi: la bionda era oca per definizione. Nel qui e ora italiano le cose si sono complicate, e parecchio: oggi si dibatte se essere belle e intelligenti sia una contraddizione, qualcuno/a sostiene ed è convinto/a che sia addirittura una necessità per avere successo, invece. E viviamo,
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credo, nell'unico Paese al mondo in cui, per sminuire il contributo di pensiero di una signora, le si dice che è più bella che intelligente (Il duetto televisivo Berlusconi-Rosy Bindi di ieri sera), intendendo che  non è nè l'una nè l'altra cosa. Che guazzabuglio inelegante, verrebbe da dire, se il tormentone non fosse prima di tutto irritante, offensivo e ingegneroso verso le donne e il loro valore. Il fatto è, però, che questa voglia di parlare del rapporto “bellezza-potere, bellezza- lavoro” non è solo un'urgenza mediatica indotta. C'è anche un desiderio di fare chiarezza su un dualismo che le donne vivono come una questione irrisolta, non sempre o solo subita, e di affrontarlo. Su Job24.it abbiamo approcciato il tema in settembre. L'intervista video a Cristina Tagliabue su giovani, bellezza e lavoro a partire dal suo libro di successo "Appena ho 18 anni mi rifaccio", e l'articolo di Antonella Appiano hanno suscitato tanti commenti interessanti, in anticipo sul dibattito che imperversa nei giornali e i talk show. Ci ritorniamo su JobTalk con un post di Antonella perché le osservazioni dei lettori-trici  stimolano altre riflessioni. Così come gli spunti che la cronaca non ci fa mancare…
di Antonella Appiano.-“La bellezza è un concetto soggettivo” commenta Simon sul blog Soft Economy. Certo, dovrebbe essere così. Lo ha scritto anche Voltaire nel suo “Dizionario filosofico”. Ma purtroppo oggi l’affermazione pare “scaduta”. Le donne, infatti, sono vittime di un diktat che impone stereotipi estetici ben precisi. Obiettivi che – per essere raggiunti- richiedono il ricorso alla chirurgia estetica. Troppe ragazze belle non si vedono belle. “Hanno perso il contatto con il senso personale, soggettivo di bellezza”. E il fenomeno colpisce fasce sempre più giovani. Di adolescenti addirittura, Ma Naomi Wolf, moderna Cassandra che molte lettrici hanno riletto e riscoperto , aveva previsto la deriva pericolosa quasi vent’anni fa. Per avere successo. Per trovare porte aperte e lavoro. Per fare carriera, oggi il corpo non deve essere semplicemente piacevole. Deve essere “il corpo giusto”. Il coro dei commenti mette anche in risalto il peso di una situazione in cui la donna è già penalizzata dalla carenza di welfare ( in Italia il 77% del lavoro domestico è a carico delle donne) e dalla bassa presenza sul mercato del lavoro. E rumoreggia: ”Una competenza supplementare?”“Non ci sarà mai una società meritocratica sul lavoro se si seleziona la bella senza capacità professionali” sottolineano altri lettori. Naturalmente una qualità non esclude l’altra. Ricordate la celebre battuta di Melanie Griffith nel film “Una donna in carriera”? “Ho un cervello per gli affari e un corpo per il peccato”…. Ma la bellezza non può bastare. Indispensabili, studio, cultura, competenze. Lo ripetiamo come un mantra. Lo crediamo davvero? Lo speriamo?
E quando le richieste stesse della società sono contraddittorie?  Nell' articolo di 24.it avevo già raccontato la crociata dei sindacati britannici (Trade Union Congress) contro i tacchi a spillo, considerati pericolosi per la salute e troppo sexy. La notizia  tradisce anche una certa “confusione” delle donne. Molte, infatti, si sono schierate contro una posizione che pur favorendole- non è comodo veleggiare otto ore su tacchi 12- di fatto sentono come un’imposizione. “Sono bassa e se bandissero i tacchi da Westminster, non riuscirei neppure a farmi vedere dai colleghi” ha dichiarato la parlamentare Nadine Dorries . Ogni opzione è valida. Credo che l’importante sia poter scegliere. Senza discriminazioni.Il tema caro a Naomi Wolf negli anni ‘90 è comunque ritornato centro di dibattito. Ne scrivono intellettuali, scrittici, esponenti del mondo politico. Continuiamo a riflettere. Facciamo sentire la nostra voce.

  • antonella appiano |

    … sì, cara Laura, e tutte ce lo avete scritto. Grazie. Qualcuna, fra le più giovani, ha letto invece Naomi Wolf per la prima volta, incuriosita. E anche questo ci fa piacere. C’è qualcosa di nuovo nell’aria? Anzi di “antico”? Noi di Jobtalk vogliamo crederci…Antonella Appiano

  • rosanna santonocito |

    vere entrambe le cose cara laura

  • laura albano |

    Siamo in molte di questi tempi ad aver rispolverato dagli scaffali Naomi Wolf, qualcosa vuol dire senz’altro.
    E’ il momento di cambiare.

  • Barbara Barbieri |

    @Rosanna @Rita burqua e niqab per la cultura islamica rappresentano qualcosa che va ben oltre il semplice “agghindarsi”. Evidenzio il concetto che in parte ha espresso Rosanna quando ha detto che l’uso del burqua deriva più che da un precetto religioso(concordo perchè l’obbligo non nasce dal corano ma dal fondamentalismo islamico) da una cultura e da una società patriarcale e questo se possibile è per me ancora peggio. Vogliamo mutuare e avallare una cultura in cui le donne sono considerate minorenni o incapaci a vita e devono essere protette dalla famiglia d’origine? Come ha gia detto Ida Magli non considero il femminismo patrimonio della destra o della sinistra ho a cuore la libertà delle donne, libertà di disporre dei loro corpi dei loro pensieri della loro vita.@Rita l’uso del burqua e del niqab non può essere relegato alla semplice questione del come agghindarsi diversamente il ministro egiziano della pubblica istruzione Yousri al Gamal non avrebbe espresso pubblicamente il divieto dell’uso di questo abbigliamento nelle scuole pubbliche e non ci sarebbe stato il significativo dibattito in Francia sull’opportunità di vietare l’uso di burqua e niqab nelle scuole pubbliche. Cito l’appello dello scrittore liberale franco-algerino Mohamed Sifaoui”Il velo… è il simbolo della rivoluzione iraniana e dei suoi crimini… dell’ideologia dei Fratelli Musulmani… del salafismo e delle ostilità che promuove… dei talebani e della loro barbarie… e di bin Laden e della sua opinione delle donne” già firmato da molte donne francesi di originI mussulmane. http://www.memri.org/bin/italian/latestnews.cgi?ID=SD254409
    La nostra tolleranza, l’apertura e l’approfondimento delle altre culture non può farci accettare quello che per noi è ideologicamente e culturalmente ingiusto. Almeno per me è così ed è una battaglia per cui intendo spendermi
    Barbara Barbieri

  • antonella appiano |

    Ringrazio Maria Rita Meucci per aver evidenziato, con la sua testimonianza, l’enorme, preoccupante dis-informazione riguardante il mondo arabo-musulmano, le migrazioni contemporanee, gli effetti della globalizzazione (dis-informazione che emerge anche dal commento di Barbara Barbieri). Come sottolinea Rosanna, è pricoloso accontentarsi del bla-bla-bla aprossimativo, del “sentito dire” spesso confuso, che mescola senza ritegno concetti diversi. L’Islam è una realtà complessa e variegata che andrebbe conosciuta, magari studiata un poco prima di essere giudicata. Una civiltà – che pur basata su una struttura patriarcale- ha visto per esempio lo svilupparsi di un “pensiero femminile” (di cui nessuno parla in Italia) di tutto rispetto, parallelo ai movimenti femministi negli Stati Uniti e in Europa di fine Ottocento e inizio Novecento. Per limitarci ai giorni nostri, consiglieri – a chi fosse realmente interessato alla situazione della donna nel mondo islamico – di leggere almeno i testi della sociologa marocchina Fatema Mernissi. Un’occasione per rivedere pregiudizi purtroppo consolidati…Infine. Smettiamola, per favore, di usare “il velo” come simbolo della battaglia dell’emanciapazione femminile islamica. E’ riduttivo. A volte fuorviante. Maria Rita, se incontra di nuovo la “trentenne acculturata” che discetta con tanta arroganza e ignoranza di donne musulmane, provi a chiederle se ne conosce personalmente qualcuna…Antonella Appiano

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