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Flessibili o precari? / Per tornare serve un dove? Pensieri free di un free lance in aeroporto, leggendo Coelho

Queuairport
Tutti sulla via del ritorno. Ma ritorno dove? Il rientro non è uguale per tutti, pensiamoci. Anche Fabrizio manda le sue considerazioni on the road…
di Fabrizio Buratto.- Agosto andiamo, è tempo di tornare al lavoro. C’è chi ritorna, se un lavoro ce l’ha, ma c’è anche chi parte o riparte: il tempo, il suo scorrere dettato principalmente dai ritmi del lavoro, non è per tutti uguale. A questo penso, nell’attesa del mio volo all’aeroporto di Orio al Serio, immerso nella lettura di “Sono come il fiume che scorre” di Coelho, proprio mentre attacco un brano che inizia così: “Manuel ha bisogno di tenersi occupato. Altrimenti si ritrova a pensare che la sua vita non abbia senso, che la società non abbia bisogno di lui (…) Manuel raggiunge il posto di lavoro e si concentra sulle pratiche che lo attendono. Se è un impiegato, cerca di fare in modo che il capufficio si accorga della sua puntualità. Se è un dirigente, chiede a tutti di mettersi al lavoro immediatamente.” Nel passo in questione, intitolato “Manuel è un uomo importante e necessario”, Coelho traccia il ritratto del lavoratore modello: dedito alla sua occupazione per la maggior parte del tempo e, in quello rimanente, alla famiglia. Ma la sera passa veloce. Manuel scambia con la moglie qualche parola a proposito del lavoro, i figli si alzano in fretta da tavola per raggiungere il monitor di un pc e Manuel, dal canto suo, si siede “davanti a un vecchio apparecchio che gli ricorda l’infanzia: il televisore.” Poi “se ne va a letto e, ad attenderlo, c’è sempre un libro tecnico sul comodino: come dirigente o come impiegato, sa che la concorrenza è agguerrita e che una persona non aggiornata rischia di perdere il lavoro e di dover affrontare la peggiore delle sventure – quella di ritrovarsi disoccupato.” Così la sua vita è andata avanti per anni ed anni, senza mai un minuto per se stesso. Ma quella notte Manuel sogna un angelo che gli domanda: “Perché lo fai?” Manuel risponde: “Perché sono un uomo responsabile”. Ma l’angelo lo incalza: “Sapresti fermarti per almeno quindici minuti al giorno? Per osservare il mondo, guardare te stesso, o semplicemente non fare nulla?” Manuel, ovviamente, obietta che gli piacerebbe ma non ha il tempo, al che l’angelo, spietato, replica: “Tutti possono avere quel tempo: ciò che manca è il coraggio. Lavorare è una benedizione, quando ci aiuta a pensare a quello che stiamo facendo. Ma diventa una maledizione allorchè si dimostra utile soltanto per impedirci di riflettere sul senso della nostra vita.”
Alzo gli occhi dal libro, e osservo la lunga fila di persone che si è formata davanti al gate dell’imbarco, con largo anticipo sull’apertura. Succede sempre così: qualcuno si alza, e quasi tutti gli altri dietro di lui. Ad aspettare in piedi per mezz’ora – perché così fan tutti – quando si potrebbe stare comodi e alzarsi all’ultimo momento. Questi i miei pensieri da free lance che, al contrario di Manuel, non ha un posto di lavoro cui tornare – con tutto ciò che ne consegue –  ma con il tempo per formulare pensieri free.
 

  • rosanna santonocito |

    ma che bella risposta! sono orgogliosa dei miei coblogger!

  • Fabrizio Buratto |

    Cara Fabiana, lavorare da libero professionista ha un prezzo molto alto, ma con quel prezzo si compra il tempo per se stessi, quello sì, senza prezzo.

  • Fabiana |

    Niente di più vero… “tenersi impegnati” per non pensare, o per far sì che sia qualcosa di esterno a noi a darci un senso. E allora quando il lavoro non c’è più (o arriva la pensione) c’è il vuoto.
    Ps cmq lavorare da libero professionista e poter gestire il proprio tempo, pur con tutti i rischi e gli stress del caso, non ha prezzo 🙂

  • arnald |

    Ammazza. Bel post davvero. Bravo! – Arnald

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