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JobManga / Lavoro oltre il lavoro: iI colloquio di selezione alla giapponese

Colloqui
Prendendo spunto dai manga ambientati in ufficio, l'esperta di fumetti Liliana racconta com'è la cerimonia del colloquio in Giappone. Grazie per non averci inflitto la tiritera  delle domande su figli e fidanzati, inevitabile quando si affronta l'argomento della selezione su qualsivoglia blog. Mi sembra molto più insidiosa la "commissione interna" con i colleghi "anziani", e la faccenda del "buon carattere"… La dice lunga sull'ambiente di lavoro …Cliccandoci su le strisce si ingrandiscono.

di Liliana Bossi.-“… Esiste ciò che potremmo chiamare lavoro oltre il lavoro..” così vengono definiti in Giappone i periodi in cui le aziende fanno colloqui esplorativi per assumere. Niente di nuovo: anche in Italia esistono i colloqui di lavoro e vengono considerati anche qui un lavoro nel lavoro, perché richiedono tempo, impegno e soprattutto capacità di valutazione. Nel paese del Sol Levante però ci sono altre implicazioni e diverse modalità di selezione, dovute alla struttura piramidale e rigidamente gerarchica delle aziende. Infatti, pur avendo importato dagli Usa il metodo di dedicare giornate o periodi specifici ai colloqui, così da poter sempre garantire a chi cerca lavoro una possibilità di essere esaminato, per i giapponesi i colloqui non sono un’occasione per dare il meglio di se o per mostrare le proprie capacità, ma un momento in cui si valuta se un individuo è capace o meno di inserirsi nella società a beneficio della stessa.  Anzitutto le selezioni sono dedicate solamente ai giovani neo laureati (non esistono colloqui per professionisti con esperienza perché difficilmente cambiano azienda), si tengono regolarmente ogni anno nel mese di aprile, (che corrisponde all’inizio dell’anno scolastico) e si svolgono sempre, anche quando l’azienda non intende ampliare il proprio organico perché ci sono sempre posizioni lasciate scoperte da chi avanza di carriera. Per chiarezza dirò che negli Usa i colloqui di selezione per chi ha un PhD si svolgono all’inizio dell’anno in gennaio ogni volta in una città diversa. In Italia, invece, i colloqui, almeno nella mia esperienza, sono solo ad personam senza momenti prestabiliti. Oltre a queste notevoli differenze nella filosofia nelle assunzioni, esiste, infine, una peculiarità che distingue le selezioni in Oriente (Giappone, Cina e Corea non hanno grandi differenze in questo caso) da quelle in Occidente: i colloqui di lavoro non sono svolti dall’ufficio personale e dallo staff dirigenziale ma vedono coinvolti in massima parte colleghi più anziani (detti “Sempai”).
Questi svolgono, di solito, normali mansioni all’interno dell’azienda e vengono organizzati in apposite

Colloqui scelta
commissioni di tre persone ciascuna, in quanto i colloqui non sono solo un momento per esaminare candidati, sono una possibilità per l’azienda di verificare l’abnegazione e la fedeltà dei dipendenti già assunti. “…Nel fare i colloqui saremo anche noi sotto esame..” dice Hiroko Matsukata protagonista di Tokyo Style. Inoltre le selezioni si svolgono sempre in orario non lavorativo: tutte le persone coinvolte devono restare fino alla fine senza però abdicare alle attività quotidiane.
Si tratta in sostanza di un vero e proprio periodo in cui vengono fatti due lavori allo stesso tempo.“… Non avrei mai immaginato che dei normali impiegati dovessero occuparsi anche dei colloqui contemporaneamente al normale lavoro di ogni giorno, come noi in questo momento..” afferma sempre la nostra protagonista.

Regole colloqui
Ovviamente, esiste una procedura che prevede il numero di minuti che va dedicato ad ogni singolo candidato, il tipo di atmosfera che va creata e le domande standard da fare. Esiste un codice non scritto anche per il candidato: è necessario che sia umile, si inchini alla commissione, tenga il capo reclinato verso il basso in segno di rispetto, non mostri eccessiva fiducia in se stesso e nelle sue capacità e abbia il cosiddetto “buon carattere”, cioè la capacità di dire di si ad ogni cosa gli venga detta dai suoi superiori. Se non ha queste qualità, il candidato diventa fonte di stupore per gli esaminatori, quindi potenzialmente pericoloso.
A proposito, sapete chi alla fine decide se un candidato è adatto o meno? Direttamente i suoi colleghi di lavoro, sulla base delle impressioni personali e del feeling che si è creato durante il colloquio! In questo è vero che tutto il mondo è Paese.