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JobManga / Office lady, occhi spalancati sul mondo del lavoro

Yumi
  Rieccolo il lavoro nei fumetti, Liliana l'esperta ci parla ancora dei manga e di come spalancano gli occhi sul mondo chiuso delle office lady, competitivo, regolatorio e nonnista tra colleghe. Approfitto dell'intro per segnalare su Job24.it oggi  l'articolo su donne e sicurezza, con la nuova lettura di genere dei rischi sul lavoro introdotta dal Testo Unico e spiegata da Alessandra Servidori, consigliera nazionale di parità e anche lei esperta di JobTalk (il blog dove si parla di donne senza singhiozzi e invettive)

di Liliana Bossi.-“… Non mi piace quando una donna si da tanto da fare arrivando anche a negare la propria femminilità..” così esordisce Yumi Nogawa co-protagonista nel primo volume di Hattarakiman – Tokyo Style di Moyoco Anno. Stiamo parlando di una femminilità orientale, che riprende il modello geisha: la donna esiste principalmente per fare felice l’uomo anticipandone e soddisfacendone tutti i desideri. La stessa Yumi, parlando di se stessa e del suo approccio al lavoro, sempre in Hattarakiman – Tokyo Style, dice “.. In principio avevo paura perché non riuscivo a farmi accettare (è una giornalista sportiva ndr).. poi mi sono resa conto che dipendeva  dal mio troppo pensare a non farmi scavalcare dai maschi.. così ho cercato di mostrarmi premurosa e sensibile così che tutti mi considerassero una ragazza da trattare con gentilezza e

Regole - 2
delicatezza..”  
Il rapporto di lavoro tra donne, e soprattutto l’atteggiamento verso il capo uomo, è ben descritto in un altro manga famoso: il giapponese Curopa, in italiano Clover, di Toriko Chiya, iniziato nel 1997 e oggi arrivato al 19 tankobon (in nome con cui si chiamano i volumi in Giappone, veri e propri libri di oltre 100 pagine tutti a fumetti ndr).
Clover è la storia di tre ragazze, Saya, Ririka e Kazuyo ambientata in quello che viene definito il mondo delle Office Lady, giovani impiegate e segretarie di solito alle dipendenze in un solo dirigente maschio. Seguendo la protagonista principale, Saya, scopriamo un mondo tutto femminile dove vige una gerarchia ferrea (le più anziane, quelle da più tempo in azienda, godono di privilegi ufficialmente riconosciuti) e il fenomeno del nonnismo di militare memoria è una prassi quotidiana alla faccia della solidarietà femminile.

Le impiegate più giovani devono sottostare a qualsiasi tipo di ordine delle più anziane: dalle classiche

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fotocopie alla tintoria fino anche all’accompagnamento dei clienti (per lo più maschi) a cena e dopo cena. Devono fermarsi per gli straordinari (mai pagati perché considerati un periodo di apprendistato e quindi un onore verso l’azienda), non godono di ferie e non possono fare riferimento diretto al capo: parlano solo alla capo ufficio (rigorosamente donna) che diventa il tramite per ogni richiesta, trattativa o attività. E tuttavia la preoccupazione comune alla maggior parte delle ragazze che lavorano in questi uffici è piacere al capo, non, però, per le proprie capacità professionali o il proprio impegno, ma per il proprio aspetto fisico, così da poter ottenere nuovi privilegi e, soprattutto nel caso di un dirigente maschio scapolo, fare, se possibile, un buon matrimonio.
Esistono, infatti, in Giappone – e più in generale in tutto l’Oriente – una serie di regole non scritte ma socialmente valide, e per certi versi inattaccabili, che dicono che la donna deve sposarsi entro i 24 anni e  avere figli entro i 26. Se entro i 27 non ha una relazione stabile è considerata una zitella e come tale mancante di un pezzo di se stessa.  Per questo il lavoro al femminile non riveste una grande importanza in questi Paesi dove le statistiche dicono che le donne dirigenti sono meno dell’1% e il modello dirigenziale è sempre e solo di tipo maschile. Nulla di nuovo si potrebbe pensare: anche in Occidente esistono donne che contano sulla propria femminilità per avanzare con la carriera (e ci mancherebbe che non fosse legittimo!) e che pensano a sistemarsi perché il lavoro non è per loro un obiettivo primario. Quello che ci differenzia è il modello di femminilità tra Occidente e Oriente: in Oriente non è socialmente lecito o normale che la donna prenda decisioni professionali o si ponga obiettivi di vita che non prevedano in primo piano il matrimonio, coloro che lo fanno sono considerate mancanti di femminilità e quindi socialmente e professionalmente menomate. 
E non è tutto: sapete che nei grandi gruppi industriali Giapponesi ci sono manuali con le regole di comportamento e i le tipologie di vestiti considerati appropriati per il luogo di lavoro, con tanto di misure dei colletti e degli orli delle gonne? E che ai nuovi arrivati vengono tenuti corsi su queste regole e tutti sono tenuti a conoscere a memoria i cosiddetti manuali d’uso?