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JobManga / Lavoro a fumetti e fumetti sul blog: ecco qua la nuova rubrica di JobTalk

Tokyo Style_ufficio
Ci mancavano solo i fumetti, dirà qualcuno! Ebbene sì… inauguriamo una nuova rubrica su Jobtalk per guardare e raccontare il lavoro da un altro punto di vista, ancora un altro. Manga per cominciare, perchè nel genere sono il genere più trendy, e perchè ,come spiega Liliana Bossi, l' espertissima che sale a bordo oggi, lì di lavoro si parla tantissimo.Manga perchè c'è tutto: le donne, la carriera, i valori aziendali Seguiranno i personaggi e le storie più classiche, meno giovaniliste. L'idea della rubrica nasce da un felice incontro, sono certa che il filone comics vi interesserà e vi sorpenderà. Come ha sorpreso me.
di Liliana Bossi.- C’è un ufficio, dall’altra parte del mondo, molto simile al tuo… inizia così uno dei manga più popolari del 2008: Hattarakiman (letteralmente Lavoro man, in Italia pubblicato come Tokyo Style) di Moyoco Anno.
E inizia così anche questa rubrica dedicata al mondo del lavoro filtrato attraverso i fumetti che, pur focalizzandosi su tematiche più personali e sentimentali, presentano sullo sfondo uno spaccato di vita professionale quotidiana che permette di avere un’idea abbastanza chiara di come sia lavorare in contesti culturali molto differenti dai nostri. I fumetti, infatti, nel resto del mondo godono di popolarità e considerazione come genere letterario (i cugini francesi li acquistano in libreria e negli States sono un genere di edutainment che permette di sdrammatizzare e riflettere su questioni sociali complesse dando vita a fenomeni di costume che hanno rivisitato parte della cultura occidentale dagli anni Sessanta in avanti).
Tuttavia, è nel lontano Oriente (o vicino, dipende dai punti di vista) che il fumetto è considerato un’opera d’artista vera e propria (in cinese è meishu zuopin, letteralmente “opera d’arte”). La traduzione delle parola Fumetto è Manga in Giappone, Manwha in Corea del Sud e Manhua in Cina. Come si vede la radice è simile per tutte e tre le culture. 
Opere d’arte perché ideazione, soggetto, sceneggiatura, disegni, testi e dialoghi appartengono tutti alla stessa persona: l’autore o manganaka come dicono i giapponesi. Non esiste, infatti, la divisione tra soggetto, sceneggiatura e disegno tipica della cultura occidentale, se non in rarissimi casi:  esiste un solo “responsabile” dell’opera che la segue in tutti i dettagli avvalendosi di collaboratori. Esattamente come le botteghe dei pittori rinascimentali: un maestro e tanti allievi per opere su commissione. 
Tra le produzioni orientali quella giapponese è la più conosciuta e sviluppata in Occidente, oltre a essere quella che offre il miglior spaccato di vita quotidiana  e di cultura del paese di origine.
Questo vale soprattutto per quei manga, considerati per adulti, dove la vita professionale è lo sfondo importante, e irrinunciabile, delle vicende narrate.  

Manga come Clover di Toriko Chiya, Kimi wa pet (in italiano “Tu sei il mio cucciolo”) di Yayoi Ogawa, Love+Dessin di Satoru Hiura e soprattutto il già citato Hattarakiman di Moyoco Anno offrono spunti per capire quali siano le dinamiche lavorative nel paese del Sol Levante e di come il lavoro sia parte integrante di una cultura che fa del gruppo – e non dell’individualità – il suo punto di forza.

Tokyo Style_ginnastica

Leggendoli è possibile comprendere come il lavoro sia la misura del valore di una persona, quale sia la condizione femminile nel mondo professionale, quali rapporti sociali e personali vivano all’interno del meta mondo aziendale attorno a cui ruota tutta l’esistenza  – o quasi – di qualsiasi giapponese medio.

Magari per scoprire che noi italiani ci lamentiamo tanto per situazioni lavorative che consideriamo anomale per un paese moderno e industriale senza tenere conto che, in paesi più moderni e industrializzati del nostro, non sempre va meglio.

Ad esempio, lo sapete che la radio nazionale giapponese ogni mattina alle 6.30 trasmette un programma di 10 minuti dove un istruttore spiega alcuni esercizi fisici per tenersi in forma e questo programma viene registrato e riprodotto in orario di ufficio da alcune aziende “per la buona salute dei dipendenti” a cui tutti sono tenuti a conformarsi?  E che nei cantieri edili giapponesi gli operai sono “incoraggiati” ad incontrarsi poco prima dell’inizio del programma stesso per eseguire insieme gli esercizi in quanto “attività che aiuta a migliorare l’armonia di gruppo e a lavorare meglio”?

 

  • ritucciola |

    meno male che non siamo in giappone!

  • rosanna santonocito |

    grazie Os!

  • Os |

    Bello, bello davvero.
    JOBtalk è fonte di preziosa ispirazione, ormai è appurato per me. Abbiamo linkato in Love My Job!
    Alla prossima,
    Os

  • rosanna santonocito |

    grazie per il sugggerimento e stai tranquillo Paolo: ne vederemo di tutti i colori (di femetti) e di tutti gli autori. Personalmente e generazionalmente poi sono cresciuta a dosi massicce di staino e linus (lucy van pelt, meno male che c’era….)

  • Paolo Roveglia |

    Il lavoro. Bel tema! Mi interessa molto l’argomento e penso che trattato con i fumetti possa essere reso anche piu’ interessante. Il confronto con il mondo giapponese é un ulteriore fatto positivo e di curiosità. Carissima Liliana, ti invito però a non trascurare anche qualche spunto dei nostri fumetti che ce ne sono e tu saprai benessimo trovarne: dalla rivista LINUS al BOBO di STAINO a tanti altri.

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