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Flexecurity /Ichino a Marchionne: “Gli operai in esubero della Fiat costruiscano treni”

Persino i vescovi adesso invocano i nuovi ammortizzatori sociali, che da qualche tempo si manifestano con frequenti apparizioni nel dibattito sul lavoro, ma non vengono sostenuti (se fossero una fede si direbbe professati e praticati)  in realtà, da nessuno. Con l'eccezione di Pietro Ichino, apostolo instancabile della "flexecurity", secondo un progetto apparentemente soft, ma che propone di rivedere tutto l'impianto dei diritti e delle tutele. Si basa, raccontava ieri a Milano, sulla formazione come passaggio per la ricollocazione, e stavolta non una ricollocazione al ribasso, di chi si trova in esubero in un settore (l'auto?) verso un'altro che tira (treni, dice il prof, e perchè non energie o servizi avanzati?). Per fare la formazione servono i fondi. Ma se gli otto miliardi per gli ammortizzatori sociali "classici" (non quelli "nuovi" )sono prelevati dai Fondi europei, che la finanziavano…
di Fabrizio Buratto.- Il giuslavorista Pietro Ichino, nel suo tour di presentazione del progetto Flexsecurity,   lunedì  ha fatto tappa a Baggio, periferia sud-ovest di Milano, dove negli anni Sessanta si lavorava “in catena di montaggio”, come cantava Giorgio Gaber. Dismesse le fabbriche, al loro posto larghe strade, rotonde, condomini popolari in file ordinate e qualche campo di calcetto, come quello adiacente al circolo Arci che ospitava l’incontro. Ichino, durante la serata, ha ricordato che Flexsecurity significa anche ricollocazione dei lavoratori attraverso la formazione, sull’esempio della Svezia o della Danimarca. Ebbene, l’Italia è all’avanguardia  per quanto riguarda l’industria dell’alta tecnologia ferroviaria, e nella tecnologia ferroviaria europea stanno investendo sia gli Stati Uniti, su interessamento dello stesso Obama, affascinato dalle reti ad alta velocità del vecchio continente, sia la Cina. Fatte queste premesse, Ichino passa ad analizzare le mosse di Marchionne,  che in un’economia di scala nella quale sta tentando di unire tre poli automobilistici in tre continenti diversi, è ovviamente costretto a ridurre il personale. Una ristrutturazione necessaria  per una Fiat protagonista nel mondo.
“Ma dobbiamo consentirla se conviene a tutti, quindi – prosegue Ichino – chi dovesse perdere il posto nel settore dell’auto, potrebbe essere reintrodotto nel mercato del lavoro, dopo un corso di formazione, per produrre treni o macchine utensili, altro settore in cui siamo all’avanguardia.” Certo, ad oggi mancano i fondi per un progetto simile, tale da garantire al lavoratore che perde il posto la continuità del reddito e, al tempo stesso, un progetto formativo. A dimostrazione che, anche in momenti di crisi come questo, il lavoro ci sarebbe se indirizzato laddove si registrano carenze, Ichino ricorda come, per rimanere in Lombardia, mancano lavoratori qualificati in molti settori: esperti elettronici, ebanisti, macellai, sarti, infermieri.
Eppure, a chi perde il posto, raramente viene offerta formazione, bensì un contratto co.co.pro. Lo dimostra, dati alla mano, il segretario generale Nidil Milano Mario Esposti: “nel primo trimestre del 2009, in Lombardia, gli avviati sono diminuiti del 30% per tutte le tipologie contrattuali rispetto al primo trimestre 2008, tranne i co.co.pro. che sono aumentati, nello stesso periodo, del 27%”.
Lavoro parasubordinato a basso costo utilizzato prevalentemente nel terziario, per impiegare lavoratori diplomati e laureati. Professionalità che si trascinano di progetto in progetto (sempre un progetto degli altri), con periodi di disoccupazione alterni, e che fanno molta fatica a “scendere dalla giostra del precariato”, come la definisce Esposti. Per loro (per noi) – 3 milioni tra co.co.pro., false partite Iva e a termine, categorie in costante aumento – tanta “flex” e nessuna “security”.

TUTTI ALLA JOBMARATHON SABATO 6 GIUGNO  MILANO VIALE MONTE ROSA 91 H 15-20