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Formazione internazionale / A Beida, l’Università di Pechino, gli atenei europei aprono un centro scambi, per l’Italia c’è la Statale di Milano

Beida
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ob24.it il ranking del Financial Times sull'Executive education e quello nuovissimo di Qs sulle Università dell'Asia con la storia di Denis, manager italiano che si specializza in economia a Pechino. GRAZIE DEL LINK, CHE RICAMBIO ESSENDO TRA L'ALTRO UNA ALUMNA, ALLA STATALE DI MILANO  E ALLA PROF. ARIANNA LAVAGNINO
di Emma Lupano – Non dalla sola economia passa la “conquista” di un Paese. Cultura e scambi di nozioni e di persone sono importanti almeno quanto le sigle di accordi commerciali e di investimento e, ora che la crisi globale ha reso ancora più evidente la centralità della Cina sullo scacchiere mondiale, l’Europa ha sempre più bisogno di presentarsi a Pechino come partner autonomo e alternativo agli Stati Uniti. Anche a livello accademico.
A questo punta l’apertura nella capitale del Centro universitario europeo per la cooperazione nella ricerca e nell’istruzione di cui fanno parte undici atenei di undici Paesi europei, tra cui (per l’Italia) l’Università degli Studi di Milano. Sede del centro, che è diventato operativo il 4 maggio e grazie al quale potranno nascere intensi scambi di studenti, docenti e ricercatori, è l’Università di Pechino, chiamata dai cinesi Beida (abbreviazione di Beijing Daxue).
Si tratta del più antico tra gli atenei fondati nell’età moderna ed è stato quello da cui sono nati grandi movimenti progressisti come quello del 4 maggio 1919 e quello che portò alla strage di Tian’anmen nel 1989. Possiede uno dei campus più belli di tutta la Cina, con architetture in stile tradizionale, un grande parco e un lago artificiale di grande fascino. Ma, soprattutto, è considerata l’università più prestigiosa della Cina, collocata al primo posto nelle classifiche sugli atenei della Repubblica popolare. Solo gli studenti più brillanti e più diligenti riescono a mettere piede nelle sue aule, mentre i suoi laureati sono candidati naturali per la classe dirigente cinese.
Alla fine di marzo, i rappresentanti delle università coinvolte (oltre a Milano, l’Università Aristotele di Tessalonica, l’Università di Lund, il consorzio di atenei parigini che include la Sorbona, l’Università autonoma di Madrid, l’Università di Strasburgo, lo University College di Dublino, lo University College di Londra, l’Università di Vienna e l’Università di Varsavia) si sono riuniti a Pechino per siglare l’accordo e dare il via alla costituzione del Centro, che avrà il compito di creare progetti di ricerca condivisi tra atenei europei e Beida, promuovere la conoscenza tra Europa e Cina attraverso corsi di laurea, master e dottorati in European studies e Chinese studies e diventare il punto di riferimento per ricercatori che si occupano di studi comparati tra la Cina e l’Europa.

<L’Università di Pechino è tradizionalmente la più importante della Cina – spiega Alessandra Lavagnino, presidente del corso di laurea in Mediazione linguistica e culturale dell’Università degli Studi di Milano, docente di Cultura cinese e inviata dell’ateneo per la firma a marzo –. Per questo ci è sembrata la più autorevole e la più adatta a diventare il nostro punto di riferimento nel Paese. Beida sarà infatti il nostro trampolino di lancio per avviare collaborazioni e scambi anche con altre istituzioni culturali di grande prestigio in Cina, come l’Accademia delle Scienze sociali di Pechino >.
La scelta è strategica, per un ateneo che da anni è vicino alla Cina: <Siamo stati la prima istituzione in Italia a organizzare gli esami di certificazione della conoscenza del cinese (HSK), nel 1994 – sottolinea Lavagnino -. Siamo uno dei leader italiani per l’accoglienza degli studenti stranieri e cinesi in particolare, con, quest’anno, 200 iscritti ai vari corsi e facoltà provenienti dalla Repubblica popolare. E siamo protagonisti nell’insegnamento della lingua cinese in Italia, con una forte tradizione di ricerca orientata alla contemporaneità>.
L’Università degli Studi di Milano è stata invitata a partecipare alla costituzione del Centro europeo in quanto membro della LERU, la Lega delle università di ricerca in Europa. Il progetto di cooperazione è infatti aperto a un totale di 20 università del continente, che devono però rispondere a specifiche condizioni: devono essere atenei ampi e multidisciplinari, devono essere pubblici, devono essere riconosciuti per l’elevato livello in Europa e devono fare molta ricerca.
Per l’Università degli Studi di Milano, il Centro sarà lo strumento tramite cui avviare programmi di scambio Erasmus Mundus per i propri studenti, inviare ricercatori in Cina istituendo collaborazioni di alto livello, organizzare scambi di giovani docenti e di studenti dei corsi di laurea specialistica e anche prefigurare corsi che portino al conseguimento del doppio titolo, valido sia in Italia che in Cina.
<La Cina oggi è il luogo dove avvengono più cose. Per avere un polso dei cambiamenti e delle tendenze, quello è il posto a cui guardare – consiglia Lavagnino -. Soprattutto per i giovani, avviare relazioni con la Cina significa costruire opportunità importanti per la propria professione. Partecipando al Centro europeo di Beida, l’Università degli Studi vuole costruire un futuro a 360 gradi per i suoi studenti>.