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JobFiction/”Generazione Mille euro”, film gigione e furbetto dove i precari non si arrabbiano mai, come mai?

Ci tocca, per dovere di cronaca, parlare del film del giorno. Il JobCritico Marco Lombardi non è affatto tenero, salva solo i giovani attori e rispolvera addirittura il badge unico, che non appioppava come voto dal 30 agosto!Non avendolo visto, il film, mi astengo dal commentare. Mi limito a concordare con Marco sull'affermazione finale riguardo all'abuso del termine precario che uniforma tutto e tutti in una vaga condizione giovanile contemporanea, e che  suona pure "gigione" quando è in bocca a ragazzi ed ex ragazzi che si lagnano molto (meglio se in favore di telecamera o a tiro di blog, compreso questo…) ma non si arrabbiano mai, come mai?

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Film: Generazione 1000 EURO, di Massimo Venier
In programmazione nelle sale di tutta Italia
Valutazione: un badge [assenteista]
1 badge

La scala di valutazione di Jobtalk è in badge: 1 badge: "assenteista" – 2 badge: "part-time"- 3 badge "full-time" – 4 badge: "straordinari(o)" – 5 badge: "colpo di badge"
di Marco Lombardi.  Ci dispiace dirlo, ma è così: nonostante il titolo rimandi a problematiche del tutto reali, e nonostante il sostegno finanziario da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali faccia pensare ad un’opera “socialmente – o cinematograficamente – utile”, e prescindendo del tutto dall’omonimo romanzo di successo cui infatti la pellicola s’ispira liberamente, “Generazione 1000 EURO” è l’ennesimo film italiano (dopo “Riprendimi” e “Cover boy”) che affronta i temi del lavoro in maniera per lo più superficiale, se non addirittura un po’ furbetta. Perché parlare di certi problemi non è per definizione meglio che non parlarne affatto, se

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chiamarli in causa non significa né informare, né tanto meno approfondire, e neanche guardarli da un’ottica diversa (come succede in “Tutta la vita davanti”), bensì fare un film per lo più attento ai suoi risvolti da “grande consumo”, cioè commerciali  (il che è pure un paradosso, visto che il protagonista di “Generazione 1000 EURO” è molto critico nei confronti della vacuità materialistica dell’azienda per cui lavora, attratto com’è dalla più romantica carriera universitaria – almeno in teoria, cioè al netto delle sue storture organizzative). Insomma, lungi dal realizzare qualcosa di politicamente impegnato, basterebbe solo inseguire qualche carineria di meno per far sì che il lavoro, nel cinema italiano, a prescindere dal suo essere “di moda”, diventi una splendida occasione per parlare con coraggio dell’oggi, invece di servirsene per rifare il solito film che, nel dir poco o nulla, non fa (qualunquisticamente?) né male/né bene a nessuno.
Ad onor del vero bisogna dire che da un punto di vista strettamente realizzativo “Generazione 1000 EURO” è una pellicola di buon livello, soprattutto in termini interpretativi, e che l’ex regista di Aldo, Giovanni e Giacomo, Massimo Venier, nel suo firmare pure la sceneggiatura, si è anche sufficientemente documentato su certi topos aziendali: al netto di qualche perdonabile drammatizzazione retorica, infatti, nell’azienda dove lavora il giovane precario di nome Matteo il marketing è quello che imbelletta il fumo per farlo sembrare addirittura necessario, l’amministrazione il luogo dove ti fanno le pulci per le note spese, le risorse umane il concentrato di facce perbene che ti propinano le peggio cose con il sorriso sulle labbra, eccetera eccetera.Il problema sta invece altrove.

perché le giovani vittime di questa Milano che tritura professionalità ed aspettative e speranze giovanili in nome del più spietato profitto, sembra che in mezzo ai problemi veri ci galleggino con indifferenza, senza mai sviluppare quel minimo di rabbia che anche la finzione più finzione ogni tanto imporrebbe. Come se alle loro spalle ci fosse sempre un paracadute, e tutto quanto fosse soltanto un gioco, sulla falsa riga di quanto succedeva nel (peraltro bellissimo, nel suo genere) “Notte prima degli esami”, dove non ci si doveva costruire uno spicchio di futuro – anche se a tempo determinato – al di là del mero pagarsi l’affitto, bensì più semplicemente superare la prima cotta d’amore e allo stesso tempo l’esame di maturità.
Oltre a tutto questo, ciò che poi non è eticamente giusto, all’interno di questo “Generazione 1000 EURO”, è l’utilizzo improprio della parola “precario”: purtroppo non possiamo dirvi più di tanto, perché in tal modo riveleremmo gran parte della trama, ma state pur certi che la pellicola affronta più il tema delle scelte professionali, che non il tema del precariato reale, cioè quello subito e per nulla deciso.
Proprio ad inizio conferenza stampa Massimo Venier ha peraltro detto di non amare particolarmente il termine “precariato” perché “è troppo usato” ed “uniforma i problemi”. D’accordissimo, ma … qualcuno se la sente di dirglielo che proprio il suo film è il primo a cadere in questo genere di errore? e che Matteo, con la voce fuori campo, si definisce a fine pellicola (semplicisticamente ed impropriamente) un “precario”?

         

  • Barbara Barbieri |

    Il fim in questione l’ho visto venerdi scorso. Devo dire che dato l’argomento personalmente mi aspettavo molto di più. E’ scivolato giù leggero come un bicchiere d’acqua, una punturina veloce zac e via…anzi in certi punti anche noiosetto. Eppure confermo la trama offriva tanti spunti e argomenti da trattare con maggior profondità ed impegno intellettuale. Mi sorge un dubbio, non è che questa generazione mille euro, che anagraficamente è una decade dopo la mia (che nonostante tutto non si discosta poi molto da questi stipendi e queste condizioni lavorative) abbia sviluppato la capacità di ingoiare e digerire tutto senza riflettere e dare un senso alle cose, alla vita, a quello che ci sta capitando, ai progetti? Mi sembra che che davvero facciano come con la pubblicità e gli oggetti del desiderio, i modelli di telefonino, pc e ipod nuovi appena arrivano i nuovi si buttano via i vecchi, senza pensarci e senza pensare a cosa ci serve davvero e a cosa vogliamo.

  • Marco Lombardi |

    Caro Alessandro, tocchi un tema cruciale … non sono infatti pochi i giovani appartenenti alla generazione 1000 EURO che si definscono “precari” con fare un po’ snob, avendo le spalle più che coperte. Rispetto a questi risulta allora molto più precaria la condizione dei 2000 EURO come te … che dici, ci vendichiamo di questo brutto film scrivendone uno nuovo dal titolo “Generazione 2000 EURO”?

  • Alessandro |

    premetto che non andrò a vedere il film ne tanto meno aprirò uno di quei programmi P2P che tutti negano di avere ma che casualmente è sul desktop di quasi tutti gli HomePC (a lavoro il firewall te lo secca … ma d’altra parte se tutti gli operatori delle verie Adsl sanno come aprire le porte al mulo ci sarà una ragione no?) per scaricare questa piece del cinema italico.
    Il mio commento che è nella mia testa da un bel po di giorni, precisamente da Venerdi Santo quando nella calca prepasquale ero in stazione centrale e non riuscivo a trovare un treno per andare a prendere mia moglie in toscana perchè reo di non aver prenotato con settimane e settimane di anticipo. Ecco davanti a me il bellissimo posterone Generazione 1000 Euro. Nel casino generale ho fatto velocemente i miei calcoli e mi sono detto, cavoli alessandro hai 40 anni una carriera in una multinazionale americana, agli occhi degli altri hai pure un lavoro fighissimo ma ne guadagni solamente 2mila di euro e hai una moglie e due figli a carico. La seconda riflessione che ho avuto immediatamente è stata quella di andare indietro nel tempo e domandarmi quanto guadagnassi all’inizio della mia carriera lavorativa. Beh ho lavorato durante l’università e guadagnavo spiccioli, giusto quelli necessari per una serata alla settimana e una piccola vacanzina d’estate, poi ho iniziato a lavorare seriamente e per un bel tot di anni ho guadagnato cifre ben al di sotto dei Due Milioni di Lire, la famosa soglia psicologica dei 1000 Euro.

    Perso nei miei pensieri alla fine ho trovato un bel posticino sul Cisalpino e dopo qualche minuto mi sono seduto in compagnia di 3 ragazzine under 30 che bellamente hanno sciorinato lettori MP3 dell’ultimissima generazione, telefonino con la I davanti, trolley di grido … e istintivamente un rigurgito contro la generazione 1000 euro mi è salito in gola.
    Come mai questa fantomatica generazione 1000 euro che pare non riuscire ad arrivare alla fine del mese (come se invece la generazione 2000 euro con mutuo, figli e moglie che è precaria a 40anni perchè con i figli ha lasciato il lavoro, arrivasse a fine mese tra festini e viaggi in polinesia) ha sempre il gadget da 399 euro (non 400 mi raccomando quell’euro di differenza è la soglia psicologica che rende il tutto meno caro)?
    No mi spiace a prescindere dagli attori piu o meno bravi che possono interpretare il film (la presentazione a quelli che il calcio domenica la diceva lunga su come siano a loro agio davanti alle telecamere questi signori!) il motivo vero del perchè non mi interessa andare a vedere questo tipo di film è che fa vedere solo i problemi del precariato, i problemi del non arrivare a fine mese, ma non è onesto intellettualmente tacendo la percentuale di reddito che questa generazione 1000 euro sperpera in acquisti assolutamente senza alcun senso (e non diciamo che l’I-telefono è comprato solo dai figli di papà … tanto c’è la promozione della compagnia telefonica che te lo regala (regala???)!).

  • arnald |

    Cara Marta, su un aspetto hai ragione. Molto spesso sono gli stessi co-autori di questo blog a commentare gli articoli degli altri e te ne spiego quelli che secondo me sono i motivi.
    Il primo punto è che questo non è un blog qualunquista. Dal tenore degli articoli noterai che non ci sono insulti, facili argomenti da sfogo di rabbia ecc. Quindi, a differenza di quello che accade sul blog di Grillo (che io frequento volentieri) viene difficile tirar fuori parolacce o veleni senza argomenti.
    Punto due: siamo pur sempre sul blog di un grande giornale e l’argomento di fondo è così delicato, che bisogna addirittura mettere i commenti in coda di moderazione perché a scrivere una stronzata degna di querela (io ne so qualcosa) ci vuole poco e Rosanna deve garantire che non accada. E posso assicurarti che quando accade non lascia semplicemente che il commento non esca, ma ti scrive per spiegarti la motivazione. Almeno con me è capitato un paio di volte.
    Punto terzo. JObtalk, a parte qualche sfaccettatura di tendenza satirica o articoli come questo, si occupa spesso di rispondere a domande alle quali sarebbe difficile trovare risposte argomentate per i non addetti ai lavori. Pensa agli articoli dello studio Trifirò, per esempio.
    Insomma, è un blog raro in effetti in cui convivono varie anime, da quella d’inchiesta a quella satirica, fino a quella tecnica. Non è poco.
    Per quanto ne so io, Jobtalk riceve migliaia di clik ogni mese ed è uno strumento utile, prima che divertente, ma non per questo la gente si mette a perder tempo a dire: grazie per questa o quella informazione.
    Tutto qui. Personalmente credo che se tu hai consigli per migliorarlo, saranno ben ascoltati. Altrimenti ogni polemica resta tale: sterile e gratuitamente offensiva verso il lavoro delle persone (non certo il mio che sparo disegnini con testi appiccicati sopra). Ciao. – Arnald

  • rosanna santonocito |

    una delle conseguenze di tutto ciò, o per lo meno della situazione presente in cui una alternativa condivisa al sistema del diritto d’autore non c’è ancora, è che il lavoro intellettuale vale poco o nulla, e viene pagato sempre meno negli ultimi anni..ne abbbiamo paralt alungo nei post su creativi vs idraulici. http://jobtalk.blog.ilsole24ore.com/jobtalk/2008/09/cre-attivi-megl.html
    http://jobtalk.blog.ilsole24ore.com/jobtalk/2008/11/cre-attivi-anci.html
    L’ho fatto notare anche a Richard Florida, guru della classe creativa qundo l’ho intervistato qualche settimana fa, ma lui ha glissato elegantemente… http://job24.ilsole24ore.com/news/Articoli/2009/aprile/florida-apre-15042009.php?uuid=37220f70-2914-11de-b174-16fa4311fe25&DocRulesView=Libero

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