Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

JobFiction /Questione di cuore, di Francesca Archibugi: cambiare lavoro può essere una cura

Il lavoro è una medicina qualche volta, qualche volta capita di lavorare con con gli amici e qualche volta capita invece di diventare amici di quelli con cui si lavora, ed è bello soprattutto se sono persone diverse, molto lontane da noi  e dal nostro vissuto. Poi sono belli i film di Francesca Archibugi, il mio preferito è "Mignon é partita". Lì non si lavorava, perchè parlava di ragazzi, però c'erano lo stesso la diversità e la scoperta. E i sentimenti al centro,  narrati senza sdolcinature. Proprio come fa Clint… 

Questione di cuore 1
Film: Questione di cuore, di Francesca Archibugi (Italia)
Programmato nelle sale di tutta Italia
 Valutazione: tre badge [full-time]
3 badge
La scala di valutazione di Jobtalk è in badge: 1 badge: "assenteista" – 2 badge: "part-time"- 3 badge "full-time" – 4 badge: "straordinari(o)" – 5 badge

di Marco Lombardi.-  Dopo il fantastico “Gran Torino”, di Clint Eastwood, ora c’è anche un film italiano che parla del lavoro come di un passepartout privilegiato capace di superare diffidenze e distacchi, al fine di costruire dei rapporti “veri” fra le persone. Si tratta di “Questioni di cuore”, una commedia contaminata da così tante spruzzate di drammaticità da risultare alla fine una specie di terra di mezzo “che rassomiglia un po’ alla vita”, per dirla con una canzone. Il film è diretto da Francesca Archibugi, una regista che da sempre è garanzia di

Questione di cuore 7
profondità.
 Alberto (Antonio Albanese) incontra Angelo (Kim Rossi Stuart) all’interno di una sala rianimazione: entrambi hanno appena avuto un infarto e la terapia intensiva è l’unica cosa che li può (forse) salvare. Il primo fa lo sceneggiatore, il secondo il carrozziere. Il primo frequenta il bel mondo, il secondo fa parte della Roma popolare. Il primo ha un rapporto molto instabile con una donna, il secondo ha moglie e due figli, insieme a tutte le gioie ed i problemi che ne conseguono. Nonostante siano molti gli anni luce che separano le loro esistenze, il fatto di condividere il rischio della vita, unito alla comune solitudine e sensibilità, li porta in pochi minuti a mille chiacchiere e slanci e confidenze. Poi Antonio guarisce, mentre Angelo deve ancora rimanere in ospedale: il piano che li aveva uniti si fa ancora gradino, così che i due si lasciano col
Questione di cuore 3
più classico dei “Allora ci sentiamo, ok?”, che da sempre è garanzia del non vedersi più. Il distacco sembrerebbe essere definitivo, se non fosse che un giorno Alberto va a trovare Angelo, e proprio nella sua officina. Gli fa capire che le cose non vanno bene: né sentimentalmente, né lavorativamente, non riuscendo più a scrivere come in passato. Poi gli dice “Angelo, mi fai lavorare? Fammi fare qualunque cosa, sennò impazzisco”, ed è proprio in quel desiderio di condividere la condizione dell’altro, a prescindere dal più immediato bisogno di denaro e di vita, a far sì che i due si leghino per sempre. Il fresare/dipingere/mettere insieme diventa infatti il miglior canale comunicativo che ci sia perché Alberto, abituato com’era ad usare le mani con delicatezza, ora deve declinarle in maniera muscolare, cioè non più sui tasti del suo pc.
 Il “miracolo” capita perché nel lavoro di Angelo c’è tutto Angelo: le sue origini familiari, la sua storia presente, e pure il suo futuro, compreso quello “diverso” che vorrebbe costruire in opposizione al suo presente. Insomma, detto in aziendalese “Questioni di cuore” è una prova dell’efficacia della job rotation: non solo perché cambiare significa non annoiarsi mai, ma anche perché attraverso delle nuove forme di lavoro possiamo entrare in contatto con nuove parti di noi, e di lì con altri esseri umani che solo per superficialità avevano considerato “distanti”.