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Flexsecurity/ Ichino propone una sperimentazione, ma c’è la volonta politica di lavorarci su?

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Bella domanda, Fabrizio. Al convegno del G8 dei ministri del Lavoro di ieri a Roma, il cui slogan era "People first", Sacconi ha rassicurato che abbiamo già ammortizzatori sociali in abbondanza: cig, contratti di solidarietà…Mentre Gianfranco Fini al Congresso costitutivo del Pdpdl rinverdiva il patto tra generazioni, oltre a quello tra capitale e lavoro..
di Fabrizio Buratto .- Il convegno “Contro la crisi: un Welfare per tornare a crescere?”, tenutosi il 23 marzo all’Università Statale di Milano, è stata l’occasione per fare il punto sulle varie proposte in termini di Flexsecurity. Molti gli interventi degli studiosi, contenuti nel numero speciale della rivista Arel.  
Tito Boeri, autore insieme a Pietro Garibaldi di “Un nuovo contratto per tutti”,  testo da cui Pietro Ichino ha preso le mosse per elaborare la sua Flexsecurity,  chiarisce i due diversi approcci: “noi abbiamo formulato una proposta per il percorso di ingresso nel mercato del lavoro, sulle assunzioni, in cui riteniamo giusto che nel mercato del lavoro si entri fin da subito dalla porta principale, senza una data di scadenza. Questa è l’idea del contratto unico a tutele progressive.” In cosa si differenzia la proposta di Ichino? E’ ancora Boeri a spiegarlo: “E’ più legata al percorso di uscita dal mercato del lavoro, e uniforma i trattamenti fra le diverse tipologie di contratto.” Secondo Boeri è necessario intervenire proprio nell’attuale stato di crisi poiché anche in tempo di crisi avvengono assunzioni – la rubrica “Qui si assume” lo testimonia – e nelle recessioni si fanno assunzioni a carattere temporaneo. Dunque, continua Boeri, “se non interveniamo nel contratto in ingresso ora, rischiamo di trovarci un domani con uno stock molto grosso di lavoratori temporanei”. Ichino sottolinea che la sua proposta mette insieme “la riforma della disciplina del rapporto di lavoro e la riforma degli ammortizzatori sociali, senza la pretesa di un cambiamento istantaneo dall’oggi al domani, ma sperimentando laddove c’è consenso fra imprese e lavoratori.”
Su questo punto in particolare l’ex ministro del lavoro Tiziano Treu non è d’accordo:  “fare una sperimentazione così forte in questo momento, affidandola al consenso tra le parti, significa correre un rischio forse eccessivo. Oltretutto rischieremmo di avere un’altra frammentazione del mercato del lavoro: chi ce l’ha e chi non ce l’ha.” Secondo Treu, per fare una vera riforma del lavoro, occorre “aspettare un regime politico più illuminato e più tranquillo.” Ichino non ci sta e ribatte: “Ma perché continuare a dire che non è il momento invece di creare uno schema su cui le parti sociali e il sistema di relazioni industriali possano accordarsi tagliando fuori l’opzione politica di destra o di sinistra?” Quindi Ichino ricorda che la prima risposta positiva alla sua Flexsecurity è arrivata da Emma Marcegaglia, alla quale si è aggiunta la lettera aperta firmata da 75 imprese a Maurizio Sacconi ed Enrico Letta, e poi i consensi di Giorgio Fantini della Cisl, quelli di Angeletti della Uil e di un pezzo di CGIL.  Resta il tabù dell’articolo 18, che tutela solo una parte dei lavoratori e del quale, secondo Ichino, “alla nuova generazione non importa niente, anzi, lo vede come un ostacolo a entrare in posizione di stabilità nel tessuto produttivo”.