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Formazione all’estero /Il dovere della mobilità

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di Loredana Oliva. Il

tam tam della chiusura dei bandi Erasmus, caratterizza questi ultimi giorni di febbraio. Le università italiane, hanno deadline diversi, per la presentazione delle candidature, alcune le hanno prorogate anche di 15 giorni. Mai come quest’anno l’argomento della mobilità intraeuropea dei nostri studenti universitari è trattato, dal mondo accademico, politico, ma anche della cultura internazionale, con attenzione  e  accenti di gravità.
“Sono 90 milioni i giovani tra i 16 ed i 29 anni che vivono nei 27 Stati membri dell'Ue. Ma quanti tra questi partecipano ogni anno ai programmi di scambio dell'Ue? Solo trecentomila. Riferisce Ignazio Marino scienziato di fama mondiale, e oggi senatore della Repubblica,  nell’appello lanciato da Erasmus Universal .
Giuliano Amato nel suo articolo, pubblicato sul Sole 24 Ore parla di mobilità dei giovani come “antidoto al protezionismo”, tentazione degli Stati Europei in tempi di crisi economica globale. Cita un documento di pregio, dell’High Level Forum on Mobility, costituito dal Commissario europeo Jan Figel nel dicembre 2007,  che parla di trasformazione delle generazioni future, che dovranno vedersela con cambiamenti epocali, e che invece per la maggior parte di loro, non  conosceranno neanche i colleghi che frequentano gli stessi corsi universitari, oltre il confine francese, o svizzero. Una tensione e una preoccupazione che si può sentire anche negli eventi che le università stanno organizzando o concludendo in questi giorni, dove nelle aule magne, i rettori, i responsabili dei dipartimenti dell’internazionalizzazione, sono pronti a dare la mail personale, aprire gli uffici d’accoglienza per intere giornate, rimpolpare con i fondi universitari la borsa di studio comunitaria che è di soli 200 euro, ma per esempio a Catania, raggiunge quota 370, e può cambiare a seconda degli atenei.  Se poi  prima della partenza i candidati sono disponibili e frequentare corsi gratuiti delle lingue  meno diffuse,  la borsa può arrivare a 500 euro.  Lo spazio di mobilità sui saperi, la  formazione di un ateneo comunitario, con iniziative importanti come l’Europass ,  il Passaporto europeo delle competenze che contiene la leggibilità dei diplomi, delle esperienze,  delle materie, da uno Stato all’altro, e con gli Ects  con la trasferibilità dei crediti universitari nei passaggi d’ateneo, doveva essere popolato di due milioni di studenti, entro il 2010.

Da due anni il programma Erasmus è stato inquadrato in un progetto che ha nell’acronimo, una sfida importante e decisiva: LLP, Long life learning programme, mobilità durante tutto l’arco della vita, dal liceo (pupil mobility), allo stage (erasmus placement), sino all’iniziative ancora pilota dell’ Erasmus Enterprise, dei giovani imprenditori che si muoveranno nelle imprese dei 27 Stati. Se si guardano gli occhi degli studenti  ai primi anni della laurea triennale che ascoltano questi argomenti, si resta sorpresi della loro sorpresa, e se si dice loro che hanno il dovere della mobilità, perché è l’incontro con l’altro, col diverso, con chi non parla la tua lingua, che ti fa diventare cittadino europeo, e un giorno, non lontano, oltre ai doveri  si avranno dei diritti di cittadinanza europea,  si accendono nel loro sguardo  luci  piene di curiosità.
Avviene un fatto strano, al nord nelle università virtuose, quelle che hanno da molti anni accordi con atenei prestigiosissimi,  anche fuori dall’Europa, il semestre  Erasmus, è addirittura snobbato,  considerato una perdita di tempo, specie se le destinazioni che l’università propone sono in maggioranza la Spagna, o la Grecia. Al Sud, c’è ancora bisogno di parlare della mobilità Erasmus, e di prepararli allo stage targato ancora Erasmus.
Il senso di responsabilità, va diviso tra tutti: quelle università che molto in ritardo hanno promosso le iniziative legate alla proposta del viaggio di studio e di formazione,  a quelle istituzioni che hanno avuto un atteggiamento svalutativo,  e a quelle che hanno riempito di ostacoli burocratici le procedure, e non si sono date pena di semplificarle, almeno con la comunicazione.  Il documento  dell’ High Level Forum on Mobility", citato da Giuliano Amato, ricorda che “ l'Europa (e il mondo) del 2020 saranno profondamente diversi da quelli del 2009. Le generazioni più giovani, tra i 16 e i 29 anni saranno passati da 90 a 81 milioni, quasi il 10% in meno”. E’ una priorità, un’urgenza, prepararli  ai cambiamenti.
Il tam tam della domanda alla mobilità Erasmus durerà ancora 10, o forse 15 giorni. Genitori, docenti, istituzioni, media, cittadini, professionisti, aiutiamo almeno uno studente universitario italiano, a fare domanda per il suo periodo Erasmus. Ancor meglio se è uno studente del sud, se è un po’ sfiduciato, se non fa parte delle élite, se vive in una famiglia normale, di impiegati o operai, se condivide un budget familiare precario. In questi ultimi casi le Agenzie per il diritto allo studio  possono attribuire maggiori fondi per la borsa di studio Erasmus.
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