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Job40&50 / Questo non è un eroe per caso: il pilota a fine carriera che ha salvato i 115 sull’Hudson

 

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C'era un film che si chiamava così , se non ricordo male era con Dustin Hoffmann e c'era un disastro aereo anche lì, nel plot. Hai fatto bene Carlo a mandarmi questo spunto per JobTalk. Leggete in proposito che cosa mi ha detto l'altro ieri, quando l'ho incontrato per Job24.it, Richard Sennet, sociologo molto radical e per questo generalmente considerato un po' "antico" (un pochino sì, lo è…) e tutt'altro che chic, non però da Barack Obama che l'ha preso tra i suoi consiglieri per il lavoro. Oggi le competenze che mancano si cercano fuori dall'azienda, per averle a un costo minore, piuttosto che valorizzare chi è già in organico, notava Sennet, tra l'altro sbarcato fortunosamente da Londra a Linate nel mezzo delle agitazioni del primo giorno di operatività di Cai. Nel suo libro, L'uomo artgiano, che parla del "saper fare"(le competenze o "skills")  come valore da riscoprire e su cui dirigere gli sforzi per superare la crisi, il buon Sennet scrive anche che, di questi tempi, avere un buon lavoro, saperlo fare e farlo bene non è garanzia di conservarlo….Sul nonnetto di 57 anni spero non si offenda nessun 50enne, e sul "per caso" nessuno di quelli/e che fanno outing…
di Carlo Arcari.- Un nonnetto di 57 anni, un pilota a fine carriera, uno di quelli, insomma, che la neo-Alitalia ha lasciato a casa. Ecco chi è l'eroe dell'Hudson, l'uomo a cui devono la vita 155 vite persone. Grazie a lui, alla sua abilità e al suo sangue freddo, l'Airbus A320 della Us Airways, con i motori in avaria dopo uno scontro con un gruppo di uccelli, è "atterrato", senza conseguenze nel fiume che divide Manhattan dal New Jersey. Esperienza, competenza, anzianità professionale, mestiere, questo c'è dietro al "miracolo" di New York. Chesley Sullenberger, nonostante la sua età matura, ieri mattina era ancora in servizio ai comandi del suo Airbus. Nessuno l'aveva messo tra gli esuberi. Per fortuna!

  • carlo arcari |

    Anche un pilota giovane ci sarebbe riuscito? Non lo so Fabrizio, forse sì, resta il fatto che a compiere un’impresa che gli esperti giudicavano fino a ieri “impossibile” è stato un pilota di 57 anni. Nel mio commento non volevo mettere in dubbio il coraggio e l’abilità dei piloti novellini, volevo solo sottolineare il valore della seniority, che viene sempre riconosciuto a parole, ma quasi mai nella pratica. Per fortuna ogni tanto i fatti ci ricordano che conviene avere più rispetto per l’esperienza dell’età.

  • Marco Lombardi |

    Ebbene sì, cara Rosanna! il film è quello che tu dici, anche se mescolata all’eroismo, in “Eroe per caso”, c’è anche una spruzzata di cialtroneria, visto che il “salvatore” Dustin Hoffman approfitta del disastro per compiere un furtarello … mentre nell’episodio newyorkese mi sembra ci siano solo perizia, coraggio ed altruismo (quello vero)

  • Fabrizio Buratto |

    Sono d’accordo con te, Carlo. In questa vicenda la fortuna non c’entra proprio niente, e non c’è nulla di miracoloso. Fosse andata diversamente, forse qualche giornalista avrebbe scritto: “uccelli assassini fanno precipitare aereo nell’Hudson”. Ora, dei poveri volatili che ci hanno rimesso le penne, non si parla, ma solo delle 155 persone che le penne hanno salvate grazie all’esperienza e al sangue freddo di un pilota con i capelli bianchi. L’unico aspetto fortunoso è la vicinanza dell’Hudson all’aeroporto ci; se laereo fosse decollato da Madrid, dove avrebbe potuto ammarare? Non per tenere la parte alla mia generazione, ma credo che lo stesso sangue freddo e abilità avrebbe potuto averla un pilota trentenne, fresco di addestramento, non credi?

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