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JobDonne/ Su donne e pensioni il post “collettivo” di HrCommunity

Sull’innalzamento dell’età della pensione per le donne i direttori del personale organizzati ci tengono  molto a dire la loro: dopo Aidp e il commento di Gidp anche HrCommunity si esprime sulla questione con un intervento del presidente Giordano Fatali, che ha coinvolto altri direttori del personale. Tecnica innovativa e singolare (anzi plurale..) per un post: mi piace! Grazie Giordano e associati! Leggete il post multi-opinioni!
di Giordano Fatali- Presidente di HRCommunity.- L’innalzamento dell’età pensionabile per le donne a 65 anni ha acceso un’animata querelle in Italia.  HRCommunity, facendo leva sulla sua natura di luogo di incontro e confronto per gli HR Director e le istanze di dibattito aziendali, ha voluto rappresentare, anche in questa occasione, i diversi punti di vista degli addetti ai lavori, chiedendo ai Direttori Risorse Umane della Community la loro opinione.
Riportiamo di seguito il contributo di Antonella De Cristofaro, HR Director di ADP GSI Italia, Giovanni Ingrosso, Direttore Risorse Umane di Arca SGR, e Alessandro Salustri, HR Director di BT Italia.
Antonella De Cristofaro, HR Director di ADP GSI Italia.- Se le pari opportunità trovassero effettiva applicazione, sarebbe logica ed auspicabile un’equiparazione anche dell’età pensionabile tra uomini e donne. Nel caso in cui una riforma in tal senso divenisse reale, i risparmi ricavati dovrebbero essere utilizzati per garantire maggiore assistenza alle madri-lavoratrici, per creare asili nidi e/o strutture di "baby-sitting" per i figli di donne lavoratrici, maggiore assistenza ai genitori-lavoratori con figli portatori di handicap, re-impiegare le donne-madri nel mondo del lavoro, soprattutto al sud, anche tramite corsi "veri" di formazione, soprattutto in materie linguistiche ed informatiche.
Giovanni Ingrosso, Direttore Risorse Umane di Arca SGR-Tutte le volte che la politica si trova di fronte ad una scelta io credo dovrebbe porsi due domande, la prima è economica: ci possiamo permettere di prendere o di non prendere questa decisione?, la seconda è etica: è giusto prenderla?  Sul tema dell’età di pensionamento delle donne è indiscutibile che la risposta alla prima domanda sia no, non ci possiamo permettere di non prendere la decisione di allungare l’età di pensionamento delle donne. Le compatibilità economiche, la struttura delle curve demografiche, le prospettive dell’economia ci impediscono quasi fisicamente di mantenere questo tipo di situazione.

Alla seconda domanda credo che la risposta sia si. Si, perché se si è uguali si è uguali in ogni senso, sì perché non ci devono essere scuse; le donne dovrebbero andare prima in pensione perché hanno dovuto curare i figli? E perché invece non diciamo che i mariti devono al pari delle mogli occuparsi dei figli? Perché non diciamo che lo Stato deve creare le condizioni perché per le donne lavorare non sia un problema ma un’opportunità come per gli uomini ( asili nido, assistenza, fiscalità di favore per le famiglie etc.)
Il fatto che le donne siano peggio pagate e peggio inquadrate non si sana permettendogli di andare a casa prima a fare full time la casalinga, ma pareggiando i diritti, nel frattempo è inutile aspettare che sia fatta giustizia prima di far passare provvedimenti economicamente necessari, le cose si possono fare tutte insieme, basta volerlo.
– Alessandro Salustri, HR Director di BT Italia- E’ inevitabile (ma anche importante) che vi sia omogeneità di trattamenti pensionistici in tutti i Paesi europei, Italia compresa. Ciò in quanto è necessario che ciascun Paese viva le stesse condizioni di competitività  all’interno dell’UE.  Il provvedimento rappresenta peraltro una spinta ulteriore delle donne verso una reale parità di trattamento (quindi di opportunità) nel mondo del lavoro rispetto agli uomini, aspetto che  si traduce in un aumento della produttività. Il vantaggio per le aziende è anche rappresentato da un riverbero positivo su di esse della competitività Paese.
La modalità di introduzione di un simile cambiamento è l’aspetto che riveste la maggiore criticità.
Per questo bisogna assicurare tutta la gradualità necessaria nell’introdurre la riforma; mantenere la connotazione di volontarietà da parte delle donne nel raggiungimento dei 65 anni, collegando questo obiettivo con dei ‘vantaggi’ pensionistici;  individuare dei meccanismi di ‘sconto’ da applicare lungo il percorso lavorativo (ad esempio in base al numero dei figli per i quali potrebbero esserci dei ‘bonus’ contributivi).