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JobDonne/ Ancora su donne e pensioni, anche il punto di vista di Alessandra Servidori

Il ministro Brunetta incassa le critiche e insiste sull’età della pensione di uomini  e donne, e  alle agenzie aggiunge " devo rispondere ad una sentenza della Corte europea", riferendosi alla pronuncia della Corte di Giustizia del 14 novembre. Alessandra Servidori, co-blogger di JobTalk e soprattutto delegata italiana al  Consultivo di Parità Uomo Donna dell’Unione europa, non poteva esimersi dall’eprimere la sua opinione. Eccola!
di Alessandra Servidori-Componente del Comitato Consultivo di Parità Uomo Donna della UE- Sull’età pensionabile delle donne è bene ragionare con calma ed obbiettività. La sentenza dell’Alta Corte di Giustizia riguarda il pubblico impiego, ma la questione  è aperta anche sul piano più generale. Non aiuta affrontare il problema in termini di equiparazione secca dell’età di vecchiaia, imponendo  alle donne, anche a quelle del mondo privato, di passare gradualmente dal requisito dei 60 anni a quello dei 65. Diverso sarebbe il caso, a regime, di un pensionamento unificato e flessibile per uomini e donne (da 62 a 67anni a scelta degli interessati) tale da ripristinare, nelle mutate condizioni normative nel frattempo intervenute,  uno dei punti di forza della riforma Dini del 1995.
Sarebbe indispensabile  prevedere  nello stesso tempo misure di sostegno dell’occupazione femminile quando maggiore è il bisogno: nel periodo in cui, cioè, la lavoratrice diventa madre e deve occuparsi dei figli piccoli o successivamente,degli anziani genitori, anche attraverso il riconoscimento di periodi di contribuzione figurativa. In ogni caso, il ministro Brunetta pone dei problemi seri e reali sui quali si possono discutere i tempi e i modi. Sono gli stessi problemi , su cui si interrogano anche le forze riformiste dell’opposizione.Non sembra nè utile nè corretto contrapporsi a tali ragionamenti in una logica di conservazione dell’esistente.