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Capitalisti individuali?/Nasce la Rete dei liberi lavoratori dell’ingegno: associati, con o senza partita Iva, molto tosti

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Noi li chiamiamo capitalisti individuali, però con il punto di domanda. Più comunemente sono citati come "il popolo delle partite Iva", ma è una categorizzazione riduttiva. Loro invece si definiscono  "lavoratori consulenti", e anche "la categoria di lavoratori meno protetta e più bistrattata dal fisco". Lo stile incazzoso che adottano non li rende facilissimi da trattare. Sta di fatto che in Italia in questa condizione ci sono due milioni di persone: sono consulenti alle imprese, creativi, formatori, interpreti, traduttori, temporary manager, comunicatori, informatici, esperti di marketing territoriale, archeologi. E qui spunta fuori l’altra definizone, più trendy ma anche più nobile, quando non è usata a sproposito: la classe creativa. La classe creativa è quella che sui blog (compreso questo) e nei convegni milanesi fa a cazzotti verbali con il l’altro popolo con Partita Iva, che INVECE si dedica ai lavori pratici e manuali, comunemente identificati con "gli idraulici", altra categoria bella puntuta e suscettibile . La maggior parte di loro, i lavoratori consulenti, non appartiene ad alcun Ordine e spesso fa un mestiere intellettuale che fino all’altro ieri neppure esisteva. Sono i figli e gli eroi della flessibilità perchè forniscono servizi ad alto contenuto di competenza senza essere assunti. Alcuni per scelta, altri per necessità, o di ritorno:tanti sono gli espulsi dal mercato del lavoro dipendente, che li considera già vecchi a 40 anni.
Bene, domani 16 delle Associazioni che li rappresentano e che raggruppano 7mila di questi professionisti si collegano in un network. Si chiamerà "Rete delle Associazioni dei Professionisti" e avrà come rampa di lancio un convegno organizzato a Milano da ACTA (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato co il patrocinio della Provincia appunto di Milano. Che cosa chiedono, con il piglio e il linguaggio privo di perifrasi che li contraddistingue? Prima di tutto il riconoscimento delle istituzioni come parte sociale al pari delle associazioni degli imprenditori e delle organizzazioni sindacali. Poi chiedono che il fisco cambi atteggiamento nei loro confronti. Perchè, fanno notare, non solo non hanno le facilitazioni dei dipendenti (più basse detrazioni no tax area e per il carico familiare) nè tutele in caso di malattia o disocuupazione, ma sono assimilati alle società (hanno l’obbligo dell’addizionale IVA) senza avere le stesse possibilità di deduzioni fiscali rispetto alle imprese tradizionali. In più lavorano senza nessuna sicurezza nei tempi di pagamento, a volte nel pagamento stesso, e in questi mesi il fenomeno si sta aggravando. E siccome sono una bella fetta dei lettori di JobTalk, non posso che dire loro: in bocca al lupo ed evviva (perchè sono fatta così: nelle cose tendo a vedere il lato positivo).  Questo è il programma del convegno Download invitoacta.pdf , è alle 9.30. Poi alle 16.30 venite a quello di Job24.it sul Mobbing. Perchè le due cose non sono lontane come sembrano, no che non lo sono…

  • Luigi Ballerini |

    Forse in questo sono all’antica (come si dice), ma a me piace molto chiamarmi LIBERO PROFESSIONISTA. L’accento è sia sul libero ( e chi lavora o ha lavorato per una multinazionale sa di cosa si tratta…) sia sul professionista, ossia qualcuno che sa e sa fare, che ha in mano una professione per la quale chiede un onorario (altro termine antico che andrebbe riscoperto, avendo a che fare con il rendere onore). Nessun senso di inferiorità quindi, ma un orgoglio riscoperto. Con questa coscienza allora ci si muove per chiedere condizioni migliori, per poter essere sempre più professionisti che mettano in gioco le loro competenze. Quelle che a quaranta, cinquanta ed over diventano ricchezza e non pesante fardello.

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