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JobDonne/ Quello che la Comunità Europea dice davvero sui temi della conciliazione

Alessandra Servidori, membro del Comitato Consultivo Commissione Europea per le Pari  Opportunità e l’uguaglianza, consigliera dei ministri del Welfare e delle Pari opportunità, e autrice della RoadMap che il Governo Prodi ha fatto propria quando era in carica come documento da proporre all’Ue sul raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, nonchè coblogger di JobTalk fin dai primi post online, ha sentito la necessità di intervenire, con la sua autorevolezza e competenza, in merito a quanto riportato in un post pubblicato altrove, su un blog diverso da questo. Proprio l’ autorevolezza e competenza di Alessandra, che i lettori  e le lettrici di questo blog conoscono bene, fanno sì che le considerazioni contenute nell’articolo, pur non riferite a noi, siano un arricchimento informativo di grande utilità. Per questo trovano spazio su JobTalk, dove la correttezza, la tempestività e la rintracciabilità delle informazioni oltre all’accreditamento e alla verifica delle fonti sono un’esercizio abituale dovuto al lettore. Che non ha minor diritto all’accuratezza, alla professionalità di chi gli parla e alla qualità di quello che legge solo per il fatto di trovarsi su un blog. E che in base a questi elementi alla fine sceglie liberamente, come i dati di traffico e i ranking dimostrano, chi frequentare e di chi fidarsi.      
di Alessandra Servidori- Componente Comitato Consultivo Commissione Europea per le Pari  Opportunità e l’uguaglianza. Leggo sul blog di Anna Zavarit alcune  tracce e anticipazioni  di una Direttiva (però ancora denominata “Comunicazione “) che  l’Unione Europea  sta predisponendo  sui temi della conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare,prevalentemente impostata sui congedi parentali e intervento sulle lavoratrici autonome.
Su tale documento,peraltro ancora riservato, nei contenuti, la discussione è in piena evoluzione poiché i sistemi comparati dei 27 paesi partners  in tema di welfare e workfare, comportano una scelta strategica condivisa e ancora molto lontana dai criteri e dagli strumenti addottati singolarmente e dunque da individuare come universali  in un contesto comunitario, misurandone anche  costi e benefici.Sicuramente non solo riferibili a modifiche normative  che intervengono a  rafforzare il titolo legale  dei lavoratori a congedi famigliari e ad assicurare uguale trattamento degli autonomi e delle loro spose che li assistono ( pur importanti) ma non particolarmente incisive per  implementare strumenti di occupabilità e di conciliazione.
Il ruolo della UE in quest’area è relativamente limitato ma il successo delle politiche di conciliazione influenzano il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona  e in particolare va interpretata , a parere di chi scrive, come una opportunità per implementare l’impostazione della  Direttiva, nella logica di realizzare il Programma Nazionale di Riforma che il Governo Italiano si è dato di  maggiori  e migliori posti di lavoro, in generale, ed in particolare di aumentare l’occupazione femminile , attraverso la valorizzazione delle tipologie contrattuali flessibili , di inserimento e permanenza  nel mercato del lavoro.
Si tenga conto  che l’Unione Europea  non è una entità generica: operano congiuntamente gruppi di studio,Comitati consultivi; Commissioni interministeriali;elabora poi in prima istanza la Commissione e successivamente il Parlamento decide, anche in base alla compatibilità  economica.
Sui temi della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro dunque , ben vengano proposte in Rete dei servizi alla famiglia sul modello pragmatico  suggerito da Roberta Bortolucci di Progetto Donna, ma  è necessario andare oltre.

Bisogna operare nell’ambito della precedente Direttiva del Parlamento del luglio scorso sui modelli di flexsecurity ( già ampiamente trattati da chi scrive sul quotidiano ).Il Governo  Italiano , come già indicato anche nel Libro Verde del Ministro Sacconi, intende operare nel prossimo triennio con misure rivolte ad elevare di almeno cinque punti il tasso di occupazione femminile, promuovendo non solo politiche del lavoro in grado di favorire tale sviluppo, ma anche strategie di welfare funzionali ad allargare la base occupazionale – con riguardo alla manodopera femminile – e a garantire alle donne un efficace <regime> di conciliazione tra la possibilità di sviluppare i propri talenti professionali e il libero svolgimento delle  funzioni riproduttive (nonché di sostegno e di cura) per natura e propensione proprie della donna, nell’ambito di un processo di uniformità  del diritto del lavoro pubblico,privato, autonomo.Inoltre defiscalizzazione del salario straordinario e premio di produzione, semplificazione amministrativa e sostegno alle politiche di sviluppo aziendali; riforma – con la gradualità del caso – il regime fiscale in coerenza con il c.d. quoziente familiare; riforma della struttura degli ammortizzatori sociali, anche in una logica di positive discrimination  secondo l’art 37 della Costituzione italiana ,il Trattato di Amsterdam, il Patto europeo per la parità di genere del Consiglio del marzo 2006. Tali obiettivi saranno realizzati mediante: a) un programma organico di semplificazione e deregolazione del lavoro che, senza abbassare il livello di tutela del lavoratore e della lavoratrice, è rivolto a liberare sia l’impresa sia il prestatore d’opera da adempimenti burocratici e formali e a facilitare così l’occupazione riducendone i costi indiretti; b) un pacchetto di misure in grado di favorire una maggiore flessibilità degli orari e dei tempi di lavoro, a partire dallo sviluppo del part time, secondo standard europei, un potenziamento dei servizi alla persona, nonché la possibilità di ri-professionalizzazione della donna che decide di rientrare in un’attività lavorativa dopo anni di lavoro di cura nell’ambito del nucleo familiare; c) una politica di sostegno alla famiglia in una logica di sussidiarietà e di integrazione delle politiche pubbliche di sicurezza sociale in raccordo con il sistema privato e del terzo settore , anche sostenendo  sistemi di bilateralità che promuovono partecipazione, responsabilizzazione, condivisione e sussidiarietà tra le parti sociali come elementi di governance del sistema .
L’occupabilità femminile  è una delle priorità della Comunità europea posta come questione strategica  per lo sviluppo,poiché ancora oggi ostacolata da parecchi fattori che limitano  l’accesso e la permanenza  delle donne nel mercato del lavoro:  percorsi formativi e professionali obsoleti ,una organizzazione aziendale ancora troppo rigida,bassa natalità,aumento della popolazione anziana, mancanza di disponibilità dei servizi accessibili e di qualità per la famiglia.Sono fattori di indubbio freno alla prepotente determinazione delle donne di entrare e restare, giustamente, nel circuito lavorativo. Sicuramente il fattore conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare va affrontato, anche  in una logica comunitaria,  come appunto la Commissione sta studiando e confrontandosi sul versante dei servizi alla persona , strumento fondamentale per coniugare  impegno personale e attività quotidiana. 

Nella Prefazione del Libro Verde il Ministro  Sacconi sollecita ‘un costante esercizio di benchmarking con le migliori esperienze internazionali e in coerenza con le linee guida comunitarie’. Raccogliamo dunque questa indicazione e suggeriamo una attenzione  verso la Francia, che ha dimostrato come risolvere con un unico piano di intervento, problemi di occupazione, qualità dei servizi alla famiglia, sviluppo di nuova imprenditoria,ben consapevoli che la struttura del welfare italiano è sostanzialmente diverso da quello francese, e non trasferibile automaticamente , ciò non di meno interessante per il percorso realizzato e gli obiettivi raggiunti. In Francia  funziona una Rete di servizi alla famiglia che vede coinvolte le Regioni, le  Associazioni di Categoria  e le Imprese, ciascuno con un ruolo diverso e complementare in una logica di sussidiarietà effettiva e praticata . 

Le Istituzioni Nazionali  definiscono  criteri di Qualità di servizi per la famiglia (servizi per gli  anziani, per l’infanzia, per l’handicap, per la manutenzione della casa, per la gestione utenze, per gli espletamenti burocratici ecc) ,le Regioni, con le parti sociali ,comprese le Associazioni di Categoria accreditano gli erogatori dei vari servizi e definiscono   le tariffe modulate per prestazione e ne controllano la certificazione di qualità, anche con sistemi di sanzioni per chi non rispetta le regole dettate dal sistema .Si  istituisce on line  Data Base di persone o cooperative accreditate a erogare i servizi, garantendone i livelli di Qualità definiti  a livello nazionale  e i costi definiti a livello regionale. L’utenza – famiglia-  può via internet collegarsi con il Data Base e scegliere i fornitori con una logica di libero mercato controllato.Le imprese  possono attivare convenzioni con i servizi accreditati a favore dei propri dipendenti in modo che possano usufruirne anche in pacchetto a loro riservato . Il sistema incontro/ domanda offerta di prestazioni e di profili professionali, tariffe dei servizi , costi di formazione , naturalmente comporta un costo del sistema a rete che viene ripartito in quota tra tutti i proponenti. I vantaggi di questo sistema di servizi alla famiglia accreditati e calmierati sono numerosi:  poiché in un circolo virtuoso si intrecciano le famiglie che hanno a disposizione servizi a prezzi contenuti e di qualità a cui possono accedere velocemente,si crea un sistema che favorisce  una conciliazione vita/lavoro sostenibile,viene promossa  la creazione di nuove attività sia in ambiti tradizionali che più innovativi creando posti di lavoro molti dei quali possono essere coperti da donne ; le associazioni di categoria sviluppano l’acquisizione di quote di mercato dei loro associati;si favorisce l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro delle donne;le imprese hanno maggiore facilità  a individuare le varie tipologie di servizi con cui stipulare convenzione a favore dei propri dipendenti ;viene creato un rapporto diretto con le famiglie che permette di  intervenire, sia in termini di nuove professioni che di nuovi saperi (percorsi scolastici  professionali), sui reali bisogni del mercato del lavoro;le istituzioni di vario grado diventano  una parte attiva  di sviluppo di grandi programmi a livello territoriale a favore dell’occupabilità e dell’inclusione sociale. In buona sostanza un circolo virtuoso di sviluppo economico e migliore qualità della vita-lavoro degli uomini e delle donne.