JobGiochi/ Ci sono le ParaOlimpiadi, il diario continua..

Pensavate di no? L’insider a Pechino ha proposto di continuare il diario dietro le quinte, e io ho detto 08_pg_logo_360_3 subito di sì. Non ci sono lati A e lati B, almeno nello sport. O perlomeno non ci dovrebbero essere. Qui su JobTalk, che crede nella forza della diversità, le ParaOlimpiadi, con quel che succede intorno e nel backstage, ci interessano. Ci interessano senz’altro di più delle lezioncine corredate di dati vetusti in salsa rosa sulle pari opportunità. Lasciamola al cocktail di scampi, la salsa rosa…
Ho trovato molto emozionante ieri, alla cerimonia di inaugurazione bis mostrata dai Tg (meno male), l’atleta disabile, ultimo tedoforo, che saliva in aria verso il bracere, anche lui come il ginnasta-imprenditore-divo volante simbolo della nuova Cina aggressiva  e vincente, all’apertura dei giochi di agosto…
   A che ora si comincia? “Ancora non sappiamo”. Dove ci si incontra per il primo meeting di formazione? “Qualcuno vi telefonerà per dirvelo nei prossimi giorni”. Quali saranno i turni di lavoro e qual è il programma per il primo giorno in ufficio? “Il vostro manager vi contatterà, o forse si aspetta che lo contattiate voi. Vi distribuiremo i loro numeri nei prossimi giorni”.
Evviva la programmazione. Per i pochi stranieri arruolati per lavorare alle Paraolimpiadi le certezze non sono molte. A due giorni dall’inizio dell’attività ancora non sapevano nulla dei loro impegni più prossimi né di come il loro lavoro dovrà svolgersi. Del resto il contratto, cinque copie in cinese e cinque in inglese, l’hanno ricevuto soltanto una settimana fa: “Si tratta di una formalità, basta che lo firmiate prima della fine delle Parolimpiadi, per giustificare la nota di pagamento che dovrete inviarci”, hanno spiegato i cinesi ai nuovi assunti, insinuando il dubbio che quei due chili di carta non abbiano poi il peso che dimostrano.
Se ce l’hanno, comunque, non è semplice definirlo. Perché in alcune parti la versione in inglese è talmente involuta e oscura che è impossibile comprendere quale sia l’esatto significato del testo. E forse non vale
neanche la pena scervellarsi più di tanto: una clausola indica (senza ombre e senza involuzioni) che in caso di controversie a fare fede sarà la versione in cinese del contratto, che ovviamente nessuno degli stranieri è in grado di leggere e interpretare.

Perciò, a meno di assoldare un traduttore di professione, molti stanno firmando l’equivalente di un contratto in bianco, sperando nella buona fede dei loro datori di lavoro e incrociando le dita perché tutto vada liscio.
I cinesi, dal canto loro, non sono per nulla preoccupati. Superata con successo la grande prova olimpica, nulla li può più fermare. anche se lavorando a contatto con gli stranieri si fossero resi conto di peccare
spesso di approssimazione, sono certi che se la caveranno.
Così anche il training che doveva impegnare i neoassunti per i primi due giorni di lavoro paraolimpico  si è ridotto a una farsa: “Discutete tra di voi quelle che pensate siano le questioni più importanti da decidere. Avete tutti esperienze diverse e sono certo che potrete imparare molto gli uni dagli altri – ha detto il loro "formatore" dopo un’introduzione durata dieci minuti -. Potrete dedicare la mattina a questo, poi dal primo pomeriggio potete cominciare ad andare nei vari palazzetti per organizzare la formazione dei vostri volontari”.
Lanciati sul ring senza preavviso, tanto orami, secondo i cinesi, la strada che resta è tutta in discesa

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