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JobChina/ Quando un film su donne e lavoro turba la calma olimpica

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Le Olimpiadi c’entrano con il cinema? Sì, lo scopriamo a Venezia, dove i due eventi, uno appena finito, l’altro appena cominciato,  miracolosamente si incontrano grazie a un film che parla del lavoro delle donne, diretto da una regista censurata per non turbare la calma olimpica, come ci racconta Cesare in questo post
di Cesare Balbo. Da qualche anno con la direzione di Marco Muller alla mostra di Venezia c’è la consuetudine di inserire nel programma i cosiddetti  “film sorpresa” che riservano autentiche sorprese, come ad esempio “Still Life”,il film cinese premiato col Leone d’oro  alla penultima edizione. Quest’anno sono due i film-sorpresa della sezione Orizzonti, quella che esplora con finalità di denuncia realtà sommerse ed emergenti.  Particolarmente significativa è la presenza di “Wanmei Shenhuo (“Perfect Life”)  secondo film  di Emily Tang Xaiobao  dopo  “Dongci bianwei” (Coniugazione),  ambientato ai tempi dopo i fatti di Piazza Tiananmen e quindi  considerata artista "post Tiananmen".
Cinese di nascita  Emily Tang  Xiaobao, ma dal 2001 vive e lavora Hong Kong, è una delle registe censurate in Cina per non turbare la perfezione  idillica delle Olimpiadi.
Come ha sottolineato Muller “i Giochi Olimpici sono costati l’interruzione di 15 film, per non incrinare l’immagine del colosso asiatico: dalle maglie della censura, il primo titolo che scappa fuori è proprio erfect Life”. In Cina, dove il film viene inteso come strumento di propaganda, capita spesso ai registi di non essere graditi, per cui osteggiati,   e vengono ripescati come nel caso di Zhang Yimou ( “Lanterne rosse”),  l’autore della cerimonia di apertura e chiusura olimpica, solo quando si sono ravveduti.S e “Still life” di Jia Zhangke, faceva vedere le dure condizioni di vita e gli scempi ambientali  per i lavori di costruzione della gigantesca diga situata  nella regione delle Tre Gole,  “Perfect life”
da lui prodotto racconta con stile neorealistico la  difficile situazione  della donna nel conciliare lavoro e famiglia.

Vengono  incrociate due storie femminili: la prima sulla  vita della 21enne Li, che lavora come cameriera in una città industriale cinese della  nord-est, la seconda su quella di Jenny,  più grande, che lavora ad Hong Kong. Storie incrociate ma distinte: mentre Li ha a che fare con una madre ostile e un fratello fannullone, con un’amica gelosa di lei e con un uomo che la corteggia nell’albergo dove fa la cameriera, Jenny deve fare i conti con un divorzio difficile dal punto di vista economico ed emotivo.  Due diverse traiettorie umane che confluiscono nel finale, quando Li decide di accompagnare un disabile nella lontana Shenzhen, per trasportare un quadro, dove all’angolo di una strada incrocia Jenny roveniente da Hong Kong.
Non è casuale la scelta della gigantesca Shenzhen, il grande polo famoso  per produrre merci  contraffatte e a poco prezzo, perché la sua iperproduttività seriale contrasta con l’unicità dell’individuo. 
“Perfect Life”, tutto girato in digitale,  mescola infatti al suo interno le due facce della vita, quella contraffatta e quella vera, alternando la finzione (nella storia di Li) con il documentario (nelle
vicende di Jenny). “Ogni cosa ha due facce, come un foglio di carta. Il vero e il falso,
la verità e la menzogna, il passato e il futuro. Le cose non sono mai lineari, ma sono spesso contraddittorie. Tutto è collegato, le cose si influenzano a vicenda e sono legate da un destino comune. Ci saranno sempre due facce” così ha detto  la regista Emily Tang la cui intenzione artistica, oltre a  esplorare la tensione e l’azione drammatica che nasce da contatti casuali tra finzione e realtà, è
quella di “ contribuire ad aprire nuove prospettive sulla nostra società”.