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JobGiochi/Diario olimpico, ultima pagina: l’incantesimo finisce, riecco il caos cinese

Caro diario, si torna a casa. Spente le telecamere, chiusi portatili, ripiegate le tute c’è ancora in agguato  il temibile caos cinese, tenuto a bada durante tutti i giochi. Chi c’è stato, in un  aeroporto cinese, sa di cosa parlo…e di cosa parla l’insider nell’ultima pagina del diario (ma non è detto) …Anche le Olimpiadi, come la bambina che cantava l’inno nascosta, hanno i denti storti ?
La bolla olimpica esplode all’improvviso. Non fai neanche in tempo ad accorgertene, a decidere a quale

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  festa finale partecipare, a salutare le decine di persone che hai incontrato o con cui hai lavorato per un mese, che già ti ritrovi sull’aereo diretto verso casa. Le valigie le hai preparate in fretta e furia, con due ore di sonno alle spalle e molta birra in corpo, e un po’ vorresti piangere, perché tutto è finito troppo in fretta ed è stato così intenso, e un po’ ti viene da sorridere, pensando alle centinaia di foto che hai scattato e che aspetti soltanto di riguardare, per ripensare a tutti i momenti straordinari che hai vissuto. Ancora non sai che la borsa in cui hai infilato la macchina fotografica non è partita insieme a te – e che il problema riguarda tutti i passeggeri del tuo volo, e tutti i passeggeri di tutti gli altri voli partiti da Pechino il 25 agosto.
A Jonathan l’hanno spiegato quando è atterrato a Guangzhou: «Il sistema informatico dell’aeroporto di Pechino oggi è saltato, i vostri bagagli sono stati spediti verso destinazioni sbagliate e potranno arrivare soltanto domani», hanno annunciato i funzionari dell’aeroporto alla folla di passeggeri in attesa di ritirare le proprie valigie. Le loro borse sono finite a Urumqi; quelle per Urumqi sono arrivate a Guangzhou con loro.
A Sally invece, che è atterrata a Manchester via Francoforte, non hanno spiegato nulla: «Le vostre valigie arriveranno dopodomani, non sappiamo cosa sia successo», hanno dichiarato  i britannici. Mentre lei arrivava sul suolo inglese, i suoi bagagli sorvolavano l’Atlantico diretti a Buenos Aires.  Eccolo, il grande caos che i cinesi hanno temuto per tutte le Olimpiadi. Proprio alla fine, proprio quando sembrava che tutto fosse andato liscio, è esploso.

A guastare l’immagine di efficienza, precisione, puntualità e organizzazione che i cinesi hanno saputo dare alla maggior parte dei visitatori stranieri durante i Giochi. Peccato: come un incantesimo spezzato, come Cenerentola allo scoccare della mezzanotte, è bastato simbolicamente che la fiamma olimpica abbandonasse lo stadio perché Pechino si ritrovasse seduta sulla sua solita vecchia zucca. Niente più sfavillante carrozza, e niente più infallibilità, gentilezza, educazione.
Se ne sono accorti i migliaia tra atleti, giornalisti e addetti ai lavori che sono ripartiti da Pechino all’indomani della cerimonia di chiusura su aerei carichi delle valigie sbagliate. E me ne sono accorta anch’io ieri, la mia prima notte di vacanza prima di riprendere a lavorare per i Giochi Paraolimpici.
Sotto le coperte di una albergo a quattro stelle sul mare, fuori Pechino, ero pronta alla prima lunga notte di sonno da un mese a questa parte.
Ma il relax è scomparso subito, visto che i miei vicini di stanza, una coppia di cinesi sulla sessantina, all’una di notte hanno cominciato a urlare in mezzo al corridoio, in pigiama e accappatoio, insultando una inserviente dell’albergo perché non riusciva a rimettere in funzione il climatizzatore nella loro camera.
Dopo mezz’ora di ululati davanti alla mia porta ho deciso di agire, un po’ per difendere l’inserviente, che a quell’ora non poteva fare proprio nulla per la loro aria condizionata, e un po’ per reclamare il diritto al sonno di tutti gli altri ospiti dell’albergo. La signora sulla sessantina però non ha apprezzato il mio intervento: «Fatti i fatti tuoi, e ritorna a dormire», mi ha detto. E ha ripreso ad abbaiare ancora più forte contro l’inserviente.
La rissa da corridoio in un albergo di lusso era un’esperienza che mi mancava. Dev’essere che quegli appelli alla “civiltà” (wenming) lanciati dal governo cinese in vista delle Olimpiadi scadevano anche loro allo scoccare della mezzanotte.