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JobGiochi/ Diario olimpico – L’Olimpiade si diverte: anche dietro al podio c’è un backstage

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Parla del backstage degli atleti  questa volta, il diario olimpico di JobTalk. Che cosa fanno e che cosa succede intorno a quelli che vincono e a quelli che perdono? Appagati o decoubertinianamente rassegnati, cercano di divertirsi anche loro. Manca solo la cerimonia di chiusura, le Olimpiadi sono praticamente finite, forse (ma non è detto…) anche i post dell’insider che con mille astuzie e difficoltà  è riuscito a farceli avere, come aveva promesso, grazie! Vi consiglio anche il bel post  di Roberto Galullo nel suo  blog – E’ sugli atleti di Napoli, la città, la camorra.Questo è il post n°600 di Jobtalk, i cinesi  (e pure i napoletani) che credono nei numeri, direbbero che è un buon segno…
<Dopo questa sconfitta, i prossimi giorni a Pechino saranno molto duri per noi>, ha commentato il coach della squadra di pallavolo maschile polacca dopo la partita dei quarti di finale vinta dall’Italia. Giorni duri psicologicamente, certo, perché in Polonia la pallavolo è uno sport che conta e la squadra era atterrata in Cina con ambizioni ben più alte.
Eppure, a giudicare dall’esterno, per gli atleti eliminati dalle competizioni le poche ore che restano prima della fine delle Olimpiadi non sembrano poi così insostenibili. Basta guardare le cose in modo giusto. Mentre i vincenti sono costretti a una vita monacale fatta di allenamenti e briefing strategici con allenatori e compagni di squadra, a stare attenti a dormire il giusto e a combattere nervosismo e pressione, i perdenti possono finalmente spassarsela. Le notti di Pechino sono generose, offrono divertimenti per tutti i gusti. E da quando la fiamma è arrivata allo stadio olimpico sono diventate ancora più frenetiche.
Gli atleti l’hanno capito in fretta, e in fretta (quelli che potevano) hanno cominciato a popolare bar e discoteche della capitale. Chi ha un minimo di familiarità con volti e divise non fa fatica a individuarli. Se ne vedono a Sanlitun, sulle terrazze dei bar dove si balla la salsa. Se ne incrociano a Houhai, mentre passeggiano sulla riva del lago. Ma da qualche giorno a questa parte il ritrovo per eccellenza degli atleti è diventata la “Casa USA”: una sorta di villa trasformata in discoteca aperta a tutti i cittadini statunitensi e a chiunque altro riesca a intrufolarsi. All’inizio, la sua attrattiva principale era la birra gratis per tutti.

A differenza di “Casa Olanda”, dove un boccale costa 30 renminbi (3 euro), a “Casa Usa” si può entrare senza portafoglio e uscirne, comunque, ubriachi marci. La cosa non deve dispiacere agli atleti, visto che la percentuale di muscoli guizzanti, gambe chilometriche e spalle larghe un metro è aumentata vertiginosamente. Ecco quindi il secondo buon motivo per trascorrere qui le notti olimpiche. Sia per gli atleti, che vogliono incontrare i propri amici-rivali. Sia per gli addetti ai lavori, che amano mescolare i propri corpi imperfetti con altri ben più scolpiti. Tre giorni fa c’era Michael Phelps a festeggiare con gli amici le sue otto medaglie. Ieri c’erano corridori americani, nuotatrici australiane, calciatori inglesi e ginnasti russi. C’erano giornalisti e addetti stampa delle squadre. E c’era anche la squadra di pallavolo tedesca, praticamente al completo. Sconfitti ai preliminari, Jochen Schopps, Simon Tischer e compagni hanno passato tutta la notte a dimenarsi come tarantole sulla pista. Dovrebbero spiegare ai colleghi polacchi come ci si consola dopo una sconfitta: se il podio è un privilegio per pochi, sul cubo c’è posto per tutti.