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JobGiochi/ Diario olimpico: ode a una “capa” cinese

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Ni hao! Per chi sa il cinese è una ripetizione, perchè è la parola scritta qui di   fianco.
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  Certo che ci vogliono le Olimpiadi, che si fanno ogni quattro anni, e ci vuole un’edizione all’insegna dei prodigi come questa di Pechino per ricevere post in lode del proprio capo. Un capo cinese, per giunta, il che è ancora più miracoloso. E un capo donna, cioè una "capa"! L’apprezzamento è motivato e non fantozziano, leggetelo ne
l diario della nostra "talpa" del backstage olimpico (ripensandoci, non è vero che è una cosa rara: questo blog è punteggiato di citazioni dell’invidiabile capo della fortunata blogger)
Questa, lo annuncio, è un’ode alla mia capa cinese. Sarò tra i pochi fortunati che non hanno avuto mai problemi con il proprio manager locale, o forse sarò l’unica in grado di riconoscerlo. Ma Lingling, che prima di lavorare alle Olimpiadi era giornalista tv, mi sorprende ogni giorno che passa. Quando l’ho incontrata per la prima volta, a metà luglio, non mi aveva fatto una buona impressione. Mi sembrava nervosa, un po’ troppo frettolosa, un po’ confusionaria. Mi era parsa una cinese molto tradizionale, di quelle che obbediscono ciecamente all’autorità e che pensano di saperne sempre più degli altri, soprattutto degli stranieri. Mi sembrava un po’ troppo sulla difensiva e mi aspettavo che sarebbe stato difficile lavorare insieme come una squadra.
E invece. Invece probabilmente Lingling i primi giorni ci stava solo osservando, per capire che tipi fossero questi due stranieri assegnatile come colleghi e per valutare fino a che punto si sarebbe potuta lasciare andare con noi. Quando questi Giochi saranno finiti e sarà finito il mio lavoro, Lingling mi mancherà, ne sono certa. Una capa cinese così non si trova facilmente.

Lingling è una che pensa con la sua testa. Una che sa prendere le decisioni in fretta e dopo aver consultato pareri diversi, che sa essere ragionevole di fronte alle richieste che le vengono fatte e che dice le cose come stanno. L’esatto opposto, insomma, dell’idea che mi sono fatto del cinese medio. Dev’essere per questo che nel nostro ufficio si ride tanto, ci si racconta i fatti propri, si spettegola allegramente di quelli degli altri. Si lavora anche, ovviamente, e quando si lavora lo si fa sul serio, perché Lingling sa fare il suo mestiere e sa riconoscere e valorizzare chi è in grado di fare il proprio.
Così, mentre gli altri colleghi stranieri si lamentano con me delle pessime esperienze che stanno vivendo con il loro capi cinesi, io gongolo.

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   Penso a quanto sono fortunata ad aver trovato una manager con cui si può parlare, dialogare, discutere serenamente. Una manager mentalmente flessibile.
In questo tipo di lavoro i risultati dipendono molto dal clima che si crea in ufficio: si tratta solo di un mese, certo, ma è un mese intenso, trascorso a strettissimo contatto con i propri colleghi, dividendo forzatamente spazi, incombenze e problemi per 10-15 ore al giorno. Quando le ore di sonno mancato si accumulano e i nervi si tendono, è più facile perdere la pazienza. Ma con Lingling sono certo che non succederà, perché ormai la stimo troppo. L’ho deciso definitivamente l’altro giorno, quando Liu Xiang, la grande promessa della corsa a ostacoli della Cina, a causa di un infortunio si è ritirato dalla gara che tutti si aspettavano vincesse.
Una nostra volontaria è entrata di corsa nell’ufficio, urlando di accendere la tv e di guardare che cosa
Cinesinlacrime
stava succedendo, poi davanti allo schermo che mostrava le immagini della partenza mancata dell’eroe nazionale ha cominciato a singhiozzare.
Lingling, di fianco a lei, ha guardato. Era stupita, ma non ha commentato. Tanto meno ha pianto. Più tardi, mentre camminavamo verso la mensa per la cena, mi ha detto: <Liu Xiang non è stupido. Meglio ritirarsi dalla gara per un infortunio che arrivare sesto o settimo. Aveva troppa pressione addosso, tutti si aspettavano un oro da lui e non deve essere stato facile prepararsi a competere in una situazione del genere. Non dico che si sia fatto male appositamente… ma la pressione mentale può giocare brutti scherzi al fisico>. Posso erigerle un monumento?