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JobCoach/L’executive, la leadership e il potere della leggerezza

C’è chi è convinto  che, per essere autorevoli è necessario essere anche asettici, tecnici, distaccati e rifuggire dalla tentazione dell’empatia. Temere la leggerezza per paura di perdere in credibilità.  Tutta colpa di una parola e dei suoi mille possibili significati. Il nostro top ne conosce solo uno, negativo. Non è vero, ci rassicura la JobCoach Giovanna. Uomini manager (se si dice donne manager, si potrà anche dire così, no?) qui mi interessano soprattutto i vostri commenti…
di Giovanna Giuffredi. Life Coach Italy – Lui è un executive, uno di quei top manager all’apice della carriera. E’ soddisfatto dei risultati che raggiunge, il budget è sempre più che rispettato, i suoi collaboratori lo seguono, ma… Il punto è come lo seguono: obbediscono, piuttosto che agire sulla spinta di motivazioni personali e condivise. Si rende conto che potrebbero fare e dare di più.
Questo manager, che chiameremo Filippo,  vorrebbe essere uno di quei leader carismatici che non hanno bisogno di guardarsi indietro, di spronare le persone, per sapere se queste lo seguono. Ammira i colleghi che hanno un rapporto amichevole con la squadra. Analizzando il suo stile di conduzione, si rende conto che è troppo tecnico e asettico nella sua gestione. Individua la sua area di miglioramento: dice che vorrebbe essere più “leggero”, ma gli risulta impossibile, sente che qualcosa glielo impedisce.

Le resistenze e le paure, sono aspetti che vanno riconosciuti e utilizzati all’interno della relazione di Coaching per massimizzarne i risultati ed accompagnare in modo ecologico il Coachee nella realizzazione dei propri obiettivi. Nel corso delle sessioni di Coaching, lavoriamo sulla sua “resistenza” a cambiare e sul suo concetto della leggerezza. Filippo scopre nuove chiavi di lettura in grado di integrare i messaggi espliciti ed impliciti delle sue resistenze.
Che cosa gli impedisce di essere più “leggero” nella gestione della sua leadership? La sua educazione!  Fin da bambino, in famiglia sentiva dire che le persone leggere sono “invadenti, superficiali, irrispettose”, tutti aspetti inaccettabili nel suo contesto familiare e sociale, una concezione che lui ha fatto propria.
Come è riuscito Filippo a cambiare?  Semplicemente rivedendo la sua interpretazione del concetto di “leggerezza”, liberandosi dai limiti e dai condizionamenti mentali che ne appesantivano, paradossalmente, il significato.

Il linguaggio, secondo Rafael Echeverría, è in se stesso azione. La parola è capace di aprire e chiudere porte. Se la parola è azione e l’azione costruisce il nostro essere, possiamo allora modificare il nostro essere attraverso la parola? Nella conversazione di Coaching si esplora quale linguaggio manca al Coachee per agire, attraverso le seguenti fasi:

  • Generare il contesto
  • Comprendere la situazione attuale
  • Esplorare bisogni e obiettivi
  • Definire una situazione ideale  e i risultati attesi
  • Identificare risorse
  • Rimuovere ostacoli
  • Ricercare possibilità/opportunità (strategie)
  • Definire un piano d’azione e agire
  • Apprendimento e feedback
  • Valorizzare e rinforzare i risultati
  • Esplorare nuovi bisogni e obiettivi…

Rielaborando il significato di una parola che era un tabù antico nella sua mente e che dava luogo a convinzioni e comportamenti limitanti, Filippo ora può permettersi di avvicinare e motivare il suo staff sorridendo di più, lasciandosi andare a battute, creando un clima più sereno, senza contravvenire ai suoi principi educativi. Lo fa utilizzando modalità per lui accettabili di leggerezza, non certo “invadenti, superficiali, irrispettose”, bensì  “discrete, profonde e rispettose degli altri”. E a conti fatti, oltre a sentirsi più “leggero”, ha superato i risultati di budget ottenuti in passato.